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#1
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| Buongiorno. Tempo fa domandavo di sostanze con punto di ebollizione molto basso, per riuscire a utilizzarle in reazioni domestiche, tipicamente gastronomiche, diciamo. Un mio punto di partenza "energetico" è questo: al mio animo di ingegnere ripugna usare energia elettrica per generare calore, un controsenso dal punto di vista del consumo combustibili e quindi dell'inquinamento Per generare calore bisogna bruciare gas, è la via più economica ed ecologica (a meno che si abbia il solare o il fotovoltaico, che non ho..., e cmq anche in quel caso meglio vendere l'elettricità alla rete)., Ora, rispetto alla termostatazione elettrica, il controllo di temperature in reazioni termochimiche è, a mia conoscenza, ben più difficile. A meno di... bollire gli spaghetti: lì ci pensa il diagramma di stato dell'acqua a mantenerrci a temperatura fissa, a una data altitudine. Per temperature più basse, come i miei 40°C per sciogliere il miele senza fracassarne le delicate proteine, non sono facili da mantenere senza retroazione elettrica. Quindi, la domanda è, vi vengono in mente reazioni chimiche non mefitiche, che avvengano a temperatura abbastanza costante, adatte ad applicazioni di cucina? Come appunto i 40°C del miele, o i 70°C a cui fermare il latte (sempre per le proteine), o a cui cuocere la spalla d'agnello per mantenere la carne morbidissima... E altre temperature ancora... Grazie, saluti. Paolo |
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#2
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| paolos ha scritto: punto di vista in molti contesti sacrosanto. L'elettricità è il vettore più pregiato disponibile, il calore il meno pregiato. Usare il primo per la conversione al secondo è sensato solo in contesti molto particolari. Non certo per cucinare, riscaldamento o simili. su questo non so, non ho un parere chiaro su cosa convenga oggi e da che punti di vista. Ma sto leggendo che stanno selezionando ceppi batterici per fermentare la cellulosa in idrocarburi ... sarebbe l'eldorado energetico, dato che la cellulosa è la più abbondante sostanza organica "energetica" della biosfera, ma difficile da bruciare (è solida, impura, diluita etc etc). per fortuna spesso non è nemmeno necessario. E poi controllo termico non implica totale assenza di fluttuazioni. Contando che i sistemi hanno inerzia termica, anche una sorgente termica molto calda può mantenere una temperatura dolce. Questo perché i sistemi sono dinamici, hanno flussi termici in entrata e in uscita, e la TEMPERATURA della sorgente è importante ma non l'unico parametro : in molti contesti conta di più controllare finemente il flusso termico che eroga, ossia l'energia somministrata, non tanto la temperatura di erogazione. Sono quindi sufficienti sonde termiche, un po' di elettronica di controllo (es. una valvola di apertura gas attiva, comandata dalla sonda, magari un innesco piezoelettrico), un recipiente di buona inerzia termica e un agitatore. A quel punto ti importa poco che la fiamma in sé sia a 2000°. Se scaldi una pentola da 50 L di rame spesso con una fiammella da 30 Watt (a 3000° !), non solo non riesci a farla bollire, ma secondo me ci vuole tutta a arrivare a 80°. cioè, la pentola non è un sistema isolato, coiebentato e incapace di scambiare calore con l'esterno. Dissipa eccome, quindi non è spesso necessario avere una vasca a 60° per ottenere circa 60° in pentola. Basta una sonda termica e un erogatore variabile : al limite anche tutto/nulla, acceso a pieno regime o spento, nel qual caso saranno regolate nel tempo i periodi finestra di accensione. L'inerzia termica del sistema e l'agitazione garantiscono spesso un adeguato smorzamento delle fluttuazioni. Cmq anche uno scaldabagno ha erogazione della fiamam regolabile, e infatti noterai che a prescindere dal flusso e dalla T di ingresso, grossomodo ti manda sempre acqua tra i 30 e i 45° (ma si può fare di meglio). Eppure non usa chissà quale strano sistema alla transizione di fase, usa solo uan regolazione dinamica. In cucina basta e avanza, imho. oddio ... delicate proteine nel miele ce ne sono proprio in tracce impercettibili. C'è chi attribuisce doti taumaturgiche a questi non meglio precisati enzimi, e forse hanno delle virtù, ma imho il significato nutrizionale de miele non è minimamente associato alla frazione proteica. Il bagno maria serve a questo. Basta immergere e togliere il recipiente, con un termometro dentro (o togliere/mettere acqua bollente con una pompetta, sempre comandata da un po' di elettronica controllata dalla sonda). Oltretutto un sistema che monitora la T e comanda attivamente elementi dinamici si presta a mantenere circa qualsiasi T, un sistema fisico termostatato blocca solo su una T fissa, ed è poco flessibile imho C'è la cristallizzazione dell'acetato di sodio idrato, quella degli scaldameni, ad es. : è atossico, non volatile, e riciclabile infinite volte in acqua bollente (o sul fuoco). Ma non so quanto possa durare l'erogazione. ciao Soviet |
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#3
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| On 23 Nov, 14:11, Soviet_Mario <[Only registered users see links. ]> wrote: (...) Ringrazio Mario per l'attenzione, per le riflessioni e per le risposte. Mentre ci penso su a mia volta, la domanda che mi viene è: esiste un qualche dispositivo già commercializzato che mi permetta di imporre ai miei ingredienti un ciclo termico la cui fonte di calore sia la mia bombola del gas, e che mi permetta un discreto controllo della temperatura di un fluido vettore, nel quale immergere il contenitore con gli alimenti? Una sorta di "scaldaacqua modulante", o anche on/off, per cottura, che possa però gestire fluidi soggetti a essere portati a temperature su un'ampia gamma di valori, dai 40°, come dicevo, ai 200° e oltre per altre situazioni (frittura a temp costante). Me lo immagino costituito da un recipiente di una certa dimensione contenente il fluido di scambio, (con agitatore/mescolatore) e un termostato che mantenga questo fluido a temperatura abbastanza costante accendendo e spegnendo il gas (versione più semplice), oppure modulandone la potenza. Esiste in campo chimico, o altrove, qualcosa del genere? Paolo |
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#4
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| paolos ha scritto: beh, se il costo non è un problema, i più semplici sono a serpentina elettrica (infatti è immediato pilotare una serpentina elettrica con termostato !). Il fluido vettore può essere un olio siliconico, liquido a partire da decine (o oltre un centinaio non ricordo esattamente) di gradi sotto zero e che forse regge temperature anche di 300° (per cui usarlo a 200° dura molto di più). Dato che non rilascia vapori (è fatto apposta come fluido riscaldante), penso si possa usare anche sotto una pentola (che però dovrebbe essere di rame o alluminio a parete sottile, se no c'è troppo ritardo di trasmissione). Cmq boh ... probabilmente non capisco bene l'esigenza di automatizzare il tutto. Hai una piccola azienda alimentare ? ciao Soviet |
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#5
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| CUT o magari un vero e proprio GATTO (con tanto di baffi) :-) Che sarebbe assaii gradito ... ma tra un po' di mesi però, ora non lo posso tenere mmm, ma mi sa che non ci siamo capiti bene, perché l'ultima proposta era proprio di una serpentina elettrica (non l'ho scritto, forse, ma era sottinteso quando parlavo di semplicissima realizzazione) Secondo me si potrebbe per cominciare procurarsi uno scaldabagno usato (i boiler a gas), sia di tipo a fiamma pilota senza allacciamento a rete sia di quelli piezoelettrici, con la parte di controllo elettrica, e vedere come realizzano il controllo di flusso di gas, in modo dinamico. Penso che si possa tarare il tutto in qualche maniera per ottenere piccoli flussi di gas. Penso che quelli a fiamma pilota possano avere qualche materiale a dilatazione con coefficiente di temperatura noto e costante, che quanto più il fluodo vettore si riscalda tanto più chiude quello di gas, e viceversa. Ma per farselo da sé, rischi a parte (da non trascurare, se operi un flusso gassoso variabile che in teoria si può anche spegnere e devi gestire l'autoriaccensione senza saltare in aria), penso ci voglia parecchia tecnologia. Magari chiamate qualche ditta e parlatene a loro. Un altro dispositivo che è molto più efficiente della semplice serpentina elettrica aeffetto joule, ma MOOOOLTO più costoso, sono gli scambiatori senza vettori, tipo cella di peltier. Spesso sono usate per raffreddare, ma scaldano anche (anzi, sono pompe di calore, elettrooperate e senza parti in movimento). Funzionano si con la corrente, ma per muovere tot calorie termiche usano parecchio meno energia elettrica della classica serpentina. La capacità di scaldare da una parte e raffreddare dall'altra potrebbe persino rendere facile autocostrire un dispositivo con una semplice valvola deviatrice (uno switch) comandata dal termostato. Se l'ambiente diventa troppo calda, istrada il flusso alla faccia fredda, se si raffredda troppo, istrada alla faccia calda, se rimane entro un range di tolleranza, magari spegne l'alimentazione alla Peltier. Preciso però che non so se ne esistano in commercio di certa potenza (una ad uso informatico non muove sufficiente calore per cucinare, di almeno un ordine di grandezza, o più). Per contro, dopo la spesa iniziale, è un dispositivo di lunga durata, non si incrosta, non si usura né niente. appunto, ma è proprio lì il casino : ispirarsi ai boiler del bagno se possibile. beh ... bisogna leggere la scheda tecnica per dire se possa andare bene. Deve essere stabile nel range di T volute e garantire atossicità e assenza di vapori in dato range. A priori non si può dire niente di nessuno. Non so le sigle, ma penso che come oli siliconici e bagni riscaldanti si possa trovare qualcosa. Al limite consulta una ditta chimica tipo Merck, Sigma-Aldrich, Carlo Erba etc etc. Penso che come spesa l'olio sia il meno. non so dirti altro ciao Soviet_Mario |
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#6
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| Altro che "non so dirti altro", sei stato preziosissimo! Come lo vuoi il Gatto, e quando...? Ciao, grazie ancora, ti aggiorno. P |
| Tags |
| domestiche , ecocompatibili , isotermobariche , reazioni |
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