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FUSIONE FREDDA. Un fenomeno anche naturale.

FUSIONE FREDDA. Un fenomeno anche naturale. - Forum Chimica

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Old 07-03-2006, 05:58 AM
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Default FUSIONE FREDDA. Un fenomeno anche naturale.



Per quanti ancora credono che la fusione fredda sia una leggenda o
peggio una truffa, si prega di leggere il testo che segue ed
eventualmente anche il libro da cui è tratto.

Ogni critica circostanziata e tecnicamente pertinente sar* utile a tutti
per capire meglio i termini della questione.


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Il seguente testo è l'intero Capitolo IV del libro "Fusione fredda -
Moderna storia d'inquisizione e d'alchimia, seconda edizione", del Dott.
Roberto Germano, 2003 - Bibliopolis, con la postfazione di E. Del
Giudice. ([Only registered users see links. ])

Ogni riproduzione od uso improprio di questo testo è espressamente
vietato a meno che non se ne citi la fonte e l'autore.

-----------------------------------------------------------------------

Capitolo IV
Trasmutazioni nucleari a debole energia. Alchimia del 2000?

«Vi sono più cose in cielo e in terra, Orazio, di quante se ne sognano
nella vostra filosofia».
(W. Shakespeare, Amleto, atto I, scena V)


La gallina nucleare.

In un articolo pubblicato nel Luglio 1960 ne "La Revue Générale des
Sciences" C. Louis Kervran, allora Direttore delle Conferenze
dell'Universit* di Parigi, descriveva una serie di esperimenti che
avrebbero dovuto dimostrare la trasmutazione nucleare di alcuni elementi
chimici attraverso processi biologici.
Per trasmutazione nucleare si intende l'acquisizione o la perdita di
nucleoni (protoni, neutroni) da parte di un atomo, cioè, in pratica, si
tratta di ciò che viene detta rispettivamente fusione o fissione
nucleare. A meno che non avvenga una perdita di nucleoni del tutto
spontanea come negli elementi radioattivi. Il nuovo nucleo è quindi
quello di una diversa specie atomica, o un isotopo (se è cambiato solo
il numero di neutroni); l'atomo così "trasmutato" ha, quindi,
caratteristiche fisico-chimiche diverse da quello di partenza.
Il prof. Kervran pubblicò poi un libro di approfondimento:
"Transmutations Biologiques" (Maloine, Paris 1962). Alcuni di questi
esperimenti riguardavano la misura della massa di Potassio e di Calcio
in semi secchi a confronto con semi germinati; i semi germinati erano
stati tenuti lontani da fonti di Potassio o Calcio, sia attraverso
l'acqua che attraverso l'aria. Quindi, variazioni del contenuto di tali
elementi nei semi germinati rispetto ai semi secchi, potevano essere
imputabili soltanto a trasmutazioni avvenute durante la germinazione.
Per capire meglio, consideriamo l'altro tipo di esperimento descritto
nel libro (più "famoso", in quanto meglio adatto alla beffa degli
scettici) che aveva per protagoniste delle galline. Tali galline
venivano inizialmente nutrite con cibi totalmente privi di Calcio (e
anche di Potassio, vedremo fra un attimo perché): cominciavano quindi a
deporre uova con guscio morbido (senza Calcio); in seguito, nutrite
nuovamente con una dieta ancora priva di Calcio ma ricca di Potassio,
cominciavano a produrre uova con gusci normali (con Calcio). Come si
spiega? Il fatto è che l'atomo di Potassio (K) ha un nucleo costituito
da 19 protoni e 20 neutroni, quindi se si ipotizza una "semplice"
fusione con un nucleo di Idrogeno (H), cioè un protone, si ottiene
appunto un atomo di Calcio (Ca), cioè con 20 protoni e 20 neutroni. In
una stella va bene… ma in una gallina, o in una manciata di semi!!
Inutile dire dello scetticismo feroce con cui fu accolto questo lavoro
sperimentale, in quanto non si inquadrava minimamente nel paradigma
corrente della fisica nucleare (cfr. Cap. I). Però, altri scienziati
avrebbero di lì a poco confermato il lavoro di Kervran, tra cui Hisatoki
Komaki, capo di un Laboratorio di Microbiologia Applicata in Giappone, e
anche il prof. Baranger, capo del laboratorio di Chimica Biologica
all'École Polytechnique di Parigi. Anche J.E. Zundel, negli anni '60
direttore di un'azienda produttrice di carta, nel suo laboratorio
chimico misurò che nell'avena germinata c'era un aumento del contenuto
di Calcio fino al 100% malgrado i semi fossero stati tenuti in un
ambiente assolutamente privo di tale elemento. Nel 1971 lo stesso
Zundel, che nel frattempo aveva acquisito una posizione ufficiale al
dipartimento di ingegneria chimica del Politecnico di Zurigo, riconfermò
le sue vecchie misure, dopo molti nuovi esperimenti e centinaia di
analisi su migliaia di semi e piante; tenne quindi una conferenza
all'Accademia Francese dell'Agricoltura (Boll. N°4, 1972). Zundel aveva
usato metodi di analisi sia chimici che fisici: lo spettrometro di massa
presso il C.N.R.S. (Laboratorio di Microanalisi del Centro Nazionale per
la Ricerca Scientifica Francese), e l'analisi di attivazione di massa
neutronica (Neutron Activation Analysis, NAA) all'Istituto Svizzero per
la Ricerca Nucleare di Villigen (Aargau). La conclusione fu che c'era un
aumento del contenuto di Calcio del 61% (con un basso errore
sperimentale, ± 2%), oltre ad un aumento del 29% del Fosforo e del 36%
dello Zolfo.
Anche lo Zolfo!! Ed effettivamente in questo tipo di esperimenti, in
cui sono coinvolti meccanismi biologici, la puzza di zolfo degli
alchimisti (o del diavolo?!) è ancora così forte che nella maggior parte
dei casi viene preferito l'approccio scettico-estremista: ci si tura il
naso e si chiudono gli occhi così da non vedere.
Il tipo di "ragionamento", conscio o subconscio, che emerge, è semplice:
«L'affermazione, per quanto sperimentale, non ha alcun senso nel
paradigma dominante. Come se non bastasse, ricorda la tanto vituperata
Alchimia! Quindi c'è sicuramente qualcosa di sbagliato nel procedimento.
O vogliamo, forse, buttare al macero i nostri amati libri di testo, le
nostre sudate lauree ed i nostri bei titoli accademici?».

Ricordate Galileo e le montagne della Luna?




La cella nucleare.

Per quanto le galline ed i semi possano liberamente fare cose che noi
riusciamo con difficolt* a comprendere, si può provare comunque ad
imitare la natura in laboratorio. Come? Proprio grazie alle nostre celle
elettrolitiche tuttofare!
Nel 1993 Bush insieme ad Eagleton, come pure Notoya ed Enyo,
presentarono esperimenti che dimostravano un aumento del Calcio presente
in celle elettrolitiche utilizzanti soluzioni di acqua normale e
carbonato di potassio (K2CO3). Ma, la quantit* rilevata di Calcio era
molto piccola e poteva quindi far pensare a contaminazioni ambientali.
Così, nel 1994 Eagleton utilizzò una soluzione elettrolitica di
carbonato di rubidio (Rb2CO3) in acqua normale, e rilevò la presenza di
Stronzio, elemento molto meno abbondante del Calcio. Inoltre, la prova
dell'avvenuta trasmutazione si trova nel "rapporto isotopico". Il
rapporto tra le "abbondanze" naturali dei due isotopi dello Stronzio,
ripettivamente con 86 ed 88 nucleoni è 86Sr/88Sr = 0.12. Nella cella
elettrolitica, invece, tale rapporto fu trovato uguale a 2.6. Ma,
guardacaso, il normale rapporto isotopico tra i due isotopi del Rubidio,
con 85 ed 87 nucleoni, è proprio 85Rb/87Rb = 2.6; quindi c'era stata
una trasmutazione del Rubidio in Stronzio, come prima abbiamo visto per
il Potassio ed il Calcio: l'addizione di un protone ai due isotopi del
Rubidio (trasmutazione nucleare).
Nel 1992 Karabut e collaboratori utilizzarono una tecnica diversa
dall'elettrolisi: bombardarono il Palladio con ioni di Deuterio e
osservarono un aumento della concentrazione di molti elementi chimici di
10÷100 volte, come pure una variazione del rapporto isotopico di alcuni
elementi. Ad esempio, il contenuto di Zirconio aumentò da un valore
iniziale inferiore a 0.05 parti per milione fino ad un valore finale di
addirittura 1200 parti per milione, ed il rapporto isotopico 90Zr/91Zr
cambiò di un fattore venti. Questo fenomeno venne rilevato soltanto
nella parte di materiale molto vicina alla superficie di bombardamento.


1996: la 2a Conferenza Internazionale sulle Reazioni Nucleari a Debole
Energia (ILENR2).
Nel mese di Settembre del 1996, a Texas City, si svolse la seconda
conferenza internazionale su queste strane "reazioni nucleari a debole
energia" (Low Energy Nuclear Transmutations - LENT). La ILENR2 (2nd
International Low Energy Nuclear Reactions Conference) fu ospitata
nell'Holiday Inn Hotel, nei pressi dell'Universit* del Texas A&M, perché
"bandita" dai locali universitari, "malgrado" fosse stata organizzata
proprio dal prof. John Bockris (ricordate? L'inquisito del Trizio…)
professore della stessa Texas A&M University (insieme a G. Miley
dell'Universit* dell'Illinois).
L'anno precedente la prima conferenza sullo stesso argomento era stata
ospitata regolarmente nei locali dell'Universit*, ma nel '96 un comitato
di 12 membri del dipartimento di chimica (l'Inquisizione all'opera) si
oppose al meeting, ed il direttore del dipartimento si rifiutò di
spiegare le ragioni della brutale messa al bando. Pare comunque che le
motivazioni fossero di questo genere:
"la fusione fredda non esiste",
"ogni affermazione sulla sua esistenza è una frode",
"la conferenza è uno scherzo".

Malgrado questo deprecabile contesto, la conferenza probabilmente segnò
il punto di svolta sperimentale sulla fusione fredda, in quanto il tipo
di prove sperimentali addotte, oltre ad essere eclatanti, fornivano una
testimonianza incontrovertibile che le reazioni di fusione e fissione
nucleare potevano avvenire nello stato solido a temperature ordinarie.
La maggior parte dei lavori era dedicata alle trasmutazioni nucleari nel
catodo della cella elettrolitica ("host metal transmutation", cioè
"trasmutazione nel metallo ospitante", ospitante il Deuterio); ma, come
vedremo tra un po', furono presentati anche altri studi relativi a
metodi ultrasonici, scariche elettriche, nonché alcune varianti di
antiche tecniche alchimistiche!
Per verificare l'effettiva trasmutazione ed essere sicuri che non si
trattasse di contaminazioni, venivano usati vari metodi spesso usati in
contemporanea così da permettere controlli incrociati: NAA (Neutron
Activation Analysis), EDX o EDS (X-ray Spectroscopy), AES (Auger
Electron Spectroscopy), SIMS (Secondary Ion Mass Spectroscopy). Si
tratta di metodologie specialistiche del campo della fisica sperimentale
che non è il caso di spiegare qui nel dettaglio.
La relazione forse più impressionante fu quella di G. Miley,
dell'Universit* dell'Illinois: "Reazioni nucleari in sistemi
Palladio-Idrogeno". Miley aveva usato tutte e quattro le tecniche di
rilevazione sopra citate e contemporaneamente. Nel suo esperimento di
semplice elettrolisi in acqua normale, oltre il 40% (sic!) del Nichel
(puro al 99%) al catodo (che, utilizzando una tecnica in stile CETI Inc.
- cfr. prossimo capitolo - ricopriva delle sferette plastiche in
sottilissimi strati) risultava trasmutato in una gran variet* di altri
elementi, tra cui Silicio, Titanio, Magnesio, Rame, Ferro, Argento,
Cadmio, Piombo, Ittrio, Zirconio e Zinco! Osservò anche distribuzioni
isotopiche differenti rispetto a quelle naturali, specialmente nel caso
dell'Argento. Miley aveva trovato che anche i catodi di Palladio,
Titanio ed Oro, oltre che Nichel, danno origine a fenomeni analoghi; il
problema sperimentale più grosso, in pratica, era stato - incredibile a
dirsi - proprio quello di realizzare una cella elettrolitica "cattiva",
di confronto, in cui non avvenissero le trasmutazioni!
Penso che sia di enorme interesse dare anche soltanto un'occhiata ai
titoli di altri lavori presentati a questa Conferenza:
• T.Mizuno (Universit* Nazionale di Hokkaido, Giappone) "Prodotti di
reazione dell'elettrolisi indotti da cambiamenti isotopici".
• J.Dash (Portland State University) "Eccesso di calore ed elementi
inattesi da elettrolisi di soluzione acida di acqua pesante con catodi
in Titanio".
• S.Szpak (COSC, Navy) "Eventi nucleari e termici associati con la
codeposizione di Palladio e Deuterio".
• Z.Minevski (Lynntech) "Due zone di 'impurezze' osservate dopo
elettrolisi prolungata di Deuterio su Palladio".
• M.Swartz (JET Energy Tech.) "Produzione di Deuterio ed eccesso di
entalpia in esperimenti in acqua normale usando catodi di Nichel".
• R.George (E-Quest Sciences) "Anomalie del rapporto isotopico indotte
nel Palladio dall'applicazione di ultrasuoni ad alta intensit*".
• H.Fox (Fusion Info Center) "Reazioni nucleari a debole energia in una
cella elettrolitica".
• G.H.Lin (Texas A&M University) "Radioattivit* anomala ed elementi
inattesi come risultato del riscaldamento di miscele di ossidi".
E' questo il lavoro che si ispira addirittura ad antichi procedimenti
alchimistici… D'altronde non dimentichiamo che riscaldando i metalli si
ha un'emissione di elettroni (emissione termoionica), come nelle valvole
degli anni '50.
• T.Grotz (Wireless Engineering) "Sintesi di Ferro per scarica ad arco
attraverso carbone attivato".
• A.Cau "Sintesi nucleare in natura di elementi superpesanti".
• D.Nagel (Naval Research Laboratory) "Esperimenti di 'Fusione Fredda',
teoria e gestione al Naval Research Laboratory".
• T.Claytor (Los Alamos National Laboratory) "Produzione di Trizio dal
Palladio e da leghe del Palladio".
• T.Ohmori (Hokkaido National University) "Distribuzione isotopica di
metalli pesanti prodotti durante l'elettrolisi di acqua normale su
elettrodi d'oro".

La cosa interessante è che, pur utilizzando differenti metodi, i
risultati sono notevolmente simili. Inoltre, proprio nei punti in cui si
rilevano gli elementi originati dalla trasmutazione ci sono tracce di
piccole "eruzioni" sull'elettrodo, come si evidenzia attraverso le
immagini al microscopio a scansione elettronica (SEM), a testimonianza
di un'avvenuta "reazione". Invece, le aree dell'elettrodo che rimangono
senza danni sono ancora altamente pure come prima dell'elettrolisi.
L'effetto, poi, non è affatto piccolo, quindi non è di difficile
rilevazione: Miley riporta dati che evidenziano che più del 40% del
totale del metallo risultava trasmutato, mentre Minevski rileva che,
negli strati dove la trasmutazione ha avuto luogo, più del 70% del
materiale non è più Palladio!
Ormai, l'evidenza che tali incredibili reazioni di trasmutazione
nucleare a debole energia (incredibili per il paradigma dominante)
esistono è troppo netta perché la si possa ignorare senza essere colpevoli.
A distanza di due anni da questo Convegno, anche l'istituzionalissimo
Meeting Annuale della Societ* Americana di Fisica (APS, American Physics
Society), svoltosi dal 16 al 20 Marzo 1998, dovendo arrendersi
all'evidenza, ha dato spazio a questo genere di fenomeni del tipo
"Fusione Fredda", per la prima volta, con ben 6 relazioni orali. La
sessione sulla fusione fredda si è svolta il 26 Marzo, ed è stata
introdotta da Scott Chubb, del Naval Research Laboratory e della Oakton
International Corporation, che ha sottolineato appunto che per la prima
volta, dal 1989, si aveva all'APS Meeting una sessione sulla fusione fredda.


Trasmutazioni a 50 Hz con la rete elettrica italiana.

In Italia, pur nell'indifferenza dei mass media, esperimenti sulle
trasmutazioni nucleari in celle elettrolitiche sono condotti (dal
Febbraio '98) dal gruppo del prof. Francesco Celani (INFN - LNF,
Frascati, Roma) presso il Laboratorio Nucleare del CISE SpA, col
supporto della ORIM Srl, ed in collaborazione con un gruppo di
ricercatori di Cincinnati, il cosiddetto "gruppo di Cincinnati" (Ohio,
USA).
Nel 1997 il gruppo di Cincinnati aveva annunciato di aver trasmutato
completamente, e in poche ore, 100 mg di Nitrato di Torio (il Torio è un
elemento radioattivo che decade in miliardi di anni) generando, in
maniera spontanea, vari elementi di massa inferiore, specialmente Rame
(circa 90 mg) e Titanio (circa 10 mg). L'esperimento si era svolto in
una cella elettrolitica a 130 °C e 3 Atmosfere di pressione, con
elettrodi di Zirconio, in corrente alternata a 50 Hz (come la rete
elettrica italiana). La distribuzione isotopica del Rame (65Cu e 63Cu)
generato nella cella era risultata diversa da quella naturale di un
fattore 2000.
I ricercatori di Cincinnati addirittura sfidarono la comunit*
scientifica a replicare l'esperimento fornendo delle celle gi* pronte e
complete di tutto l'occorrente al prezzo di 3000$, con garanzia di
restituzione del denaro in caso di fallimento.
Gli esperimenti preliminari condotti in Italia da Celani hanno subito
confermato, anche se con risultati un po' meno eclatanti, l'effettiva
trasmutazione di una parte del Torio in elementi più leggeri.
I "corpi del reato" dell'avvenuta fusione nucleare in questi casi
assumono proporzioni massicce. Non si tratta più di quantit* minuscole.
E' chiaro che queste ricerche aprono la strada alla possibilit* di
deattivare, rendere cioè inerti, le pericolose scorie nucleari prodotte
finora dai reattori nucleari; infatti, il problema è che, normalmente,
queste temibilissime scorie radioattive impiegano tempi geologici per
decadere in elementi innocui e rappresentano, quindi, un problema
ecologico gravissimo: chi può assicurare che una tecnica di stoccaggio
sia a tenuta stagna su tempi così lunghi? Non si sa, però, se queste
rivoluzionarie tecniche elettrolitiche possano funzionare altrettanto
bene su elementi radioattivi che assorbono idrogeno con maggiore
difficolt*, come il Cesio e lo Stronzio.
Questo tipo di studi è un esempio di eclatante ricaduta delle ricerche
sulla fusione fredda, al di l* della produzione di energia, malgrado le
ricerche non siano state finanziate ma anzi avversate e ridicolizzate,
come ben sappiamo.
Negli Stati Uniti d'America, anche la CETI Inc. ha brevettato e
realizzato metodi analoghi per la deattivazione delle scorie nucleari,
ma di questa realt* ormai quasi commerciale della Fusione Fredda
parleremo estesamente in tutto il prossimo capitolo.


1998: la 7a Conferenza Internazionale sulla Fusione Fredda (ICCF-7).

Nel mese di Aprile del 1998 a Vancouver, in Canada, si è svolta la 7a
"International Conference on Cold Fusion".
La sensazione è che ormai i tempi siano maturi perché, dopo 10 anni di
polemiche ma, per fortuna, anche di esperimenti, la Fusione Fredda sia
presa nella giusta considerazione da tutti, e non solo da un gruppo di
coraggiosi studiosi capaci di andare controcorrente.
D'altronde, anche la rivista internazionale che riunisce gli "abstract",
cioè i riassunti degli articoli scientifici, nel campo della fisica di
tutto il mondo, Physics Abstracts, ha ormai aggiunto alla sezione
"Fusione Nucleare" il sottotitolo: "Inclusa la Fusione Fredda".

Diamo un'occhiata ad alcuni degli argomenti discussi in questa
Conferenza, per poter renderci conto di quale sia l'incredibile "stato
dell'arte" e provare ad immaginarne l'evoluzione.

1. K. Sasaki, M. Muraki, T. Nakagawa (Lab. of Nagaiki, Tokyo, Japan), C.
Akbar (Kushi Foundation, Brookline, MA, U.S.A.), "Ferro da Carbonio ed
Ossigeno sotto scariche elettriche".
2. Yu.N. Bazhutov, V.P. Koretsky ("Erzion" Center, Moscow, Russia),
"Generazione di neutroni nella cavitazione ultrasonica di alcuni liquidi".
3. J.-P. Biberian, G. Lonchampt, L. Joncourt, L. Bonnetain (Commissariat
a L'Energie Atomique, Grenoble, France), "Eccesso di calore in
elettroliti solidi". Oooo (Si tratta di ceramiche
opportunamente prodotte e poste in atmosfera di Deuterio ad alta
temperatura).
4. E. Botta (1), T. Bressani (1,2), C. Fanara (1), F. Iazzi (1,3)
[(1) INFN, Sezione di Torino, Italy), (2) Dip. Fisica Sperimentale,
Univ. di Torino, Italy), (3) Dip. di Fisica, Politecnico di Torino,
Italy], "Misure correlate di assorbimento di Deuterio e produzione di
Elio-4 nel reticolo del Palladio".
5. Ben Bush, J.J. Lagowski (Univ. TX, Dept. Chem., Austin), "Metodi per
generare eccesso di calore con l'effetto Pons e Fleischmann:
calorimetria rigorosa e a costi realistici, analisi dei prodotti
nucleari al catodo ed analisi del'Elio".
6. I.P. Chernov, N.N. Nikitenkov, L.N. Puchkareva, Yu.R. Kolobov, M.
Krening, H. Baumbach (Phys. Dept. Tomsk Polytechnical Univ., Russia),
"Cambiamento della composizione isotopica dei metalli caricati di Deuterio".
7. A. De Ninno, A. Frattolillo, V. Violante, F. De Marco, F. Scaramuzzi
(ENEA/ERG/FUS, Frascati, Italy), "Fusione Fredda all'ENEA di Frascati:
stato di avanzamento".
8. Veniamin A. Filimonov, Vyacheslav A. Kobets (Istituto per la Ricerca
di Base, Monteroduni, Italy, and Inst. for Physical Chem. Problems,
Minsk, Belarus), "Trasmutazioni nucleari e generazione di campi scalari
per esplosione chimica di solidi".
ooooooooooooooooooooo
(Si tratta di
porre sotto una pressa che sottoponga a pressione e contemporaneamente a
sforzi di taglio del Dicromato insieme a del Trinitrofenolo, che
esplodono e generano Cesio137. In pratica, una fusione fredda "meccanica"…).
9. M. Fleischmann, "Fusione Fredda: passato, presente, futuro".
10. L. Forsley (JWK Intl. Corp., Emerging Technology Div.), R. August
(Naval Res. Lab., Condensed Matter Div., Radiation Effects Branch), J.
Jorne (Univ. Rochester, Dept. Chemical Engr), J. Khim (JWK Intl. Corp.),
F. Mis (Health Physicist), G. Phillips (Naval Res. Lab., Condensed
Matter Div., Radiation Effects Branch), "Analisi delle scorie nucleari
derivanti dalla riduzione elettrocatalitica di radioattivit* dell'Uranio
e del Torio".
11. Y. Isobe, H. Fukuoka, A. Takahashi (Dept. Nucl. Engr., Osaka Univ.,
Japan), "Misure simultanee di neutroni, raggi X, eccesso di calore e
rapporto di assorbimento del Deuterio usando sistemi elettrolitici
'aperti' ad acqua pesante".
12. Yasuhiro Iwamura, Takahiko Itoh, Nobuaki Gotoh, Mitsuru Sakano,
Ichiro Toyoda (Advanced Technol. Res. Ctr., Mitsubishi Heavy Ind. Ltd.,
Yokohama, Japan), "Rilevamento di elementi anomali, raggi X ed eccesso
di calore indotti dalla diffusione continua di Deuterio attraverso un
catodo a multistrato (Pd/CaO/Pd)".
13. X.L. Jiang, L.J. Han (Dept. Applied Phys., Beijing Univ. Aeronautics
and Astronautics, China), "Produzione di elementi anomali indotta da
scariche ad arco tra elettrodi di carbone in acqua".
14. X.L. Jiang, C-Y- Chen, L.J. Han (Dept. Applied Phys., Beijing Univ.
Aeronautics and Astronautics, China), "Anomalie nella distribuzione di
elementi sulla superficie di un catodo di Palladio".
15. A. Karabut (SIA "Luch", Podolsk, Moscow region, Russian Fed.).
"Registrazione di eccesso di calore (fino a 200 W) in scariche a
bagliore ad alta densit* di corrente in Deuterio ed Idrogeno con l'uso
di catodi di diversi materiali".
16. A. Karabut (SIA "Luch", Podolsk, Moscow region, Russian Fed.),
"Registrazione di produzione di impurezze costituite da elementi con
rapporti isotopici non naturali in scariche a bagliore ad alta densit*
di corrente".
17. Hisatoki Komaki (Inst. Biological Agriculture, Otsu, Japan), Teruo
Hanawa, Yoshio Tani (Intl. Earth Environment Univ., Otsu, Japan),
"Osservazioni di fusione fredda biologica non radioattiva utilizzando
Saccharomyces Cerevisiae". (Si tratta di verificare i
suggerimenti di C.L. Kervran, di cui abbiamo gi* parlato, in condizioni
più controllate. Gi* in lavori precedenti Komaki determinò la quantit*
di Potassio, Magnesio, Ferro e Calcio nelle cellule di Aspergillus
niger, Penicillium chrysogenum, Rhizopus nigricans, Mucor rouxii,
Saccharomyces cerevisiae, Torulopsis ulitis, Saccharomyces ellipsoideus
and Hansenula anomala, fatti riprodurre in un caso in ambiente normale e
nell'altro in ambiente in cui erano assenti Potassio, Magnesio, Ferro e
Calcio, il che suggerì la formazione biologica di tali elementi. Per
confermare il fenomeno in condizioni ancora più controllate, si è usato
un analizzatore a fluorescenza ultravioletta ed un analizzatore PIXE
(Particle Induced X-ray Emission) per determinare la quantit* dei vari
elementi presenti nelle cellule di Saccharomyces cerevisiae, coltivate
in un substrato normale in un caso ed in un substrato invece privato di
Ferro, Manganese e Magnesio, nell'altro. I risultati sperimentali
ottenuti fanno concludere che si verifica una trasmutazione biologica
con produzione di Ferro e Magnesio.)
18. G. Lonchampt, J.-P. Biberian, L. Joncourt, L. Bonnetain
(Commissariat a L'Energie Atomique, France), "Eccesso di calore e scorie
nucleari nell'elettrolisi di sferette di Nichel-Palladio".oooo
ooooooooooooooo
(Il governo
francese sta, con una recente decisione, supportando le ricerche sulla
Fusione Fredda a Grenoble, dove è cominciata una collaborazione con la
CETI Inc., azienda privata statunitense di cui parleremo in tutto il
prossimo capitolo).
19. Eugene F. Mallove (Cold Fusion Technology, Inc., Concord, NH),
"Reazioni idro-nucleari ed elettro-alchimia: evidenze e prospettive".
(Ecco chi gi* si propone, con un minimo di fantasia, di coniare termini
più agili e meno limitativi rispetto a "fusione fredda" che si potranno
usare negli anni a venire).
20. U. Mastromatteo, SGS-Thomson (R & D Lab., Cornaredo, Italy), "Strati
submicrometrici di Nichel che mostrano piccole zone ad alta temperatura
se riscaldati al di sopra della temperatura di Curie in atmosfera
d'Idrogeno".oooooooooooooooooooooooooooooooooooooo
(Si tratta forse del
primo tentativo di miniaturizzare la Fusione Fredda! Infatti, nei
laboratori Ricerca & Sviluppo della SGS-Thomson di Cornaredo, hanno
prodotto un prototipo di cella, usando un chip di Silicio, di circa 10
mm2. Su di un lato del chip è stata realizzata una struttura che include
un riscaldatore a bassa resistenza elettrica al polisilicone (l'anodo),
uno strato isolante ad alto contenuto di Idrogeno e un resistore di
Nichel (il catodo) di 0.2 micron di spessore (due decimi di millesimo di
millimetro). La resistenza elettrica della cella (sotto vuoto ed inclusi
i contatti elettrici) è abbastanza elevata da far sì che bastino 70 mW
per riscaldarla al di sopra della temperatura di Curie del Nichel.
Diversi esperimenti effettuati con tale prototipo di cella con un
sottilissimo strato di Nichel hanno evidenziato che è possibile in certe
condizioni di temperatura e di polarizzazione elettrica l'attivazione
nel reticolo del Nichel di un processo di assorbimento dell'Idrogeno
capace di modificare la resistivit* elettrica dello strato. In tutti gli
esperimenti in cui era presente l'Idrogeno si sono osservati aree
abbastanza ampie di fusione dello strato di Nichel dovute ad aumenti
notevoli e rapidi della temperatura. Tali fenomeni non sono spiegabili
tramite l'ipotesi di reazioni chimiche esotermiche o attraverso una
supposta instabilit* del generatore elettrico. Ora stanno lavorando ad
un nuovo tipo di cella dotata di un calorimetro completamente integrato
(microbolometro) capace di rilevare ogni piccolo aumento della
temperatura (anche locale). Le dimensioni attuali della cella sono del
tipo di un piccolo chip integrato di Silicio, poiché lo scopo è quello
di realizzare un generatore di potenza di dimensioni opportune per i
normali apparati elettrici, ma è in linea di principio totalmente
ridimensionabile per generare potenze maggiori).
21. T. Matsumoto (Dept. Nucl. Engr., Hokkaido Univ., Japan), "Tubuli e
pellicole di Carbonio prodotte in un elettrodo di Piombo".
(Si tratta di scariche elettriche tra sottili fogli di Piombo in acqua
contenente opportuni sali disciolti).
22. G. Miley, G. Narne, M. Petra (Univ. IL, Fusion Studies Lab.,
Urbana), J. Patterson (CETI, Sarasota, FL), "Energetica delle
trasmutazioni nucleari durante l'elettrolisi di pellicole sottili".
23. G. Narne, G.H. Miley (Univ. IL, Fusion Studies Lab.,Urbana), J.
Patterson (CETI, Sarasota, FL), "Quantificazione di isotopi mediante
Spettrometria di Massa di Ioni Secondari (SIMS) combinata con Analisi di
Attivazione Neutronica (NAA)"
24. Mizuno Tadahiko (Fac. Engr., Hokkaido Univ.), Ohmori Tadayoshi
(Catalysis Res. Cntr., Hokkaido Univ.), "Rilevazione di elementi di
trasmutazione su diversi metalli ottenuti tramite elettrolisi catodica
ad alta densit* di corrente in soluzioni di acqua pesante".
25. D.W. Mo, Q.S. Cai, L.M. Wang, X.Z. Li (Dept. Phys., Tsinghua Univ.,
Beijing, China), "Conferma del fenomeno della trasmutazione nucleare in
un sistema Idrogeno gassoso-Palladio usando l'Analisi di Attivazione
Neutronica (NAA)".
26. R.A. Monti (Ist. TESRE-CNR, Italy, Burns Div., Canada), "Processi di
trasmutazione nucleare del Piombo, dell'Argento, del Torio e
dell'Uranio".
(Si tratta di esperimenti che cercano
di deattivare le scorie nucleari, cominciati nel 1993, proseguiti fino
al 1995 con risultati positivi. Nel 1996 è stato costruito un reattore
di tipo industriale in Canada ed è stato inviato in Italia per
effettuare una nuova serie di esperimenti indipendenti da effettuarsi
all'ENEA. In questi esperimenti fu utilizzata la produzione di Argento
dal Piombo come guida per il processo di deattivazione del Torio e
dell'Uranio. Una seconda serie di esperimenti è poi stata effettuata
all'ENEA a partire dall'Ottobre 1997.)
27. R. Notoya, T. Ohnishi, Y. Noya (Catalysis Res. Cntr., Hokkaido
Univ., Japan), "Prodotti di processi nucleari causati dall'elettrolisi
di elettrodi di Nichel e Platino in soluzioni di Ioni alcalino-metallici."
28. T. Ohmori (Catalysis Res. Cntr., Hokkaido Univ.), T. Mizuno (Fac.
Engr., Hokkaido Univ.), "Osservazione di elementi prodotti da
trasmutazione nucleare su/in diversi elettrodi metallici attraverso
elettrolisi catodica in soluzioni di acqua normale".
29. R.A. Oriani (Dept. Chem. Engr. & Matls. Sci., Univ. Minnesota,
Minneapolis), "Masse atomiche pesanti anomale prodotte tramite elettrolisi".
30. Ken-ichiro Ota, Taichi Kobayashi, Naobumi Motohira, Nobuyuki Kamiya
(Chem. Energy Lab., Fac. Engr., Yokohama Natl. Univ.), "Misura di calore
durante elettrolisi di acqua pesante utilizzando un catodo di Palladio".
31. G.S. Qiao, X.L. Han, L.C. Kong, S.X. Zheng, H.F. Huang Y.J. Yan,
Q.L. Wu, S.L. Lei, X.Z. Li (Dept. Phys., Tsinghua Univ., Beijing,
China), "Prodotti nucleari in sistemi Deuterio gassoso-Palladio ed
Idrogeno gassoso-Palladio".
32. Zhang Qingfu, Chen Licai, Sun Yue, Liu Fusheng (Inst. Atomic &
Molecular Sci. High Temperature & High Pressure, Sichuan Union Univ.
P.R. China), "Transizione della struttura cristallina del catodo di
Titanio a causa dell'elettrolisi in acqua".
33. Gou Qingquan (Inst. Atomic & Molecular Sci. at High Temperature &
High Pressure, Sichuan Union Univ., P.R. China), "Meccanismi della
Fusione Fredda e materiali per la Fusione Fredda".
34. V.A. Romodanov, V.I. Savin, Ya.B. Skuratnik, V.S. Barashenkov, B.F.
Kostenko, M.Z. Yuriev (State SRI SPA "LUTCH", Moscow Reg.), "Reazioni
nucleari ad alta temperatura nella materia condensata".
35. V.A. Romodanov, V.I. Savin,.Ya.B. Skuratnik, V.N. Majorov (State SRI
SPA "LUTCH", Podolsk, Moscow Reg.), "Generazione di Trizio in metalli
tramite attivazione termica".
36. V.A. Romodanov, V.I. Savin,,Ya.B. Skuratnik, M.Z. Yuriev, (State SRI
SPA "LUTCH", Moscow Reg. Russia), "Reazioni nucleari nella materia
condensata e raggi X".
37. A.S. Roussetski (P.N. Lebedev Physical Inst., Russian Acad. Sci.,
Moscow, Russia), "Osservazione dei prodotti delle reazioni di fusione
Deuterio-Deuterio in strutture Ossido di Palladio/Palladio caricate di
Deuterio elettroliticamente".
38. C. Sanchez, F. Cuevas and J.F. Fernandez (Dpto. Fisica de
Materiales, Univ. Autonoma de Madrid, Spain.), "Emissione di neutroni da
sistemi Titanio-Deuterio".
39. G. Stoppini (Phys. Dept., Univ. Pisa, Italy), "Processi nucleari in
metalli caricati di Idrogeno".
40. E.K. Storms (Santa Fe, NM), "Utilizzo dei concetti di efficienza di
assorbimento, limite Deuterio/Palladio, tasso di deassorbimento ed
eccesso di volume per giudicare la qualit* del Palladio da usare negli
studi sulla Fusione Fredda".
41. E.K. Storms (Santa Fe, NM), "Relazione tra voltaggio a circuito
aperto e produzione di calore in una cella del tipo Pons-Fleischmann".
42. R. Stringham (E-Quest Sciences, Mountain View CA), "Cavitazione in
acqua pesante con bersagli metallici produce eccesso di calore
riproducibile".
43. Hiroshi Sugiura (IMRA Europe, France), Eiichi Yamaguchi (sta per
lasciare gli NTT Basic Res. Lab.), "Analisi calorimetrica dell'eccesso
di calore generato da sistemi Palladio-Deuterio e Palladio-Idrogeno
attraverso il metodo 'in vacuo' ".
44. Mitchell Swartz (JET Energy Tech., MA), Hal Fox (Fusion Information
Center, Salt Lake City, UT), "Meta-analisi dei lavori pubblicati sulla
Fusione Fredda". o
(Si tratta di uno studio sulle pubblicazioni riguardanti la
Fusione Fredda. Dal 1989, è stata replicata e dimostrata attraverso
esperimenti condotti in più di 30 nazioni. Ogni anno sono stati
pubblicati in media 225 articoli sulla Fusione Fredda, oscillanti tra un
minimo di 100 ed un massimo di 400. Le nazioni che maggiormente
contribuiscono allo sforzo scientifico sulla Fusione Fredda sono il
Giappone (110,343), gli Stati Uniti d'America (86,930), la Russia
(52,198), l'India (28,71), l'Italia (13,108), la Francia (11,41) e la
Cina (10,81), dove il primo numero indica gli articoli pubblicati nel
1995-1996, mentre il secondo numero siriferisce al totale degli articoli
pubblicati dal 1989 al 1996. Malgrado si sia registrata una riluttanza
senza precedenti nel pubblicare articoli sulla Fusione Fredda da parte
delle riviste scientifiche, le pubblicazioni nel campo continuano ad
essere numerose).
45. S. Tsvetkov, E. Filatov, V. Khokhlov, "Effetti termici all'anodo di
Titanio in una miscela fusa di (LiCI-KCI) + LiD durante l'elettrolisi".
46. S.A. Tsvetkov (Sverdlovsk Branch Res. & Dev. Inst. Engr., Russia),
"Dati sperimentali per iniziare la Fusione Fredda tramite Ossigeno".
47. S.A. Tsvetkov (Sverdklovsk Branch Res. & Dev. Inst. Power Engr.,
Russia), A.G. Lipson (lnst. Physical Chem. RAS, Moscow, Russia),
"Condizioni necessarie per la Fusione Fredda".
48. Eiichi Yamaguchi (on leave from NTT Basic Res. Labs., Japan),
Hiroshi Sugiura (IMRA Europe, France), "Rapporto sull'andamento degli
studi sull'eccesso di calore e dei prodotti nucleari dal metodo 'In
vacuo' al laboratorio IMRA Europe".

Non si può non rimanere impressionati anche da una semplice occhiata ai
titoli di alcuni dei lavori presentati alla Settima Conferenza
Internazionale sulla Fusione Fredda.
La variet* di nazioni coinvolte, la gran quantit* di esperienze diverse
eppure tutte "anomale" e riconducibili alla fenomenologia della Fusione
Fredda, la crescita tumultuosa del "ramo" rappresentato dalle
trasmutazioni nucleari a debole energia, il coinvolgimento di aziende,
di cui sempre più numerose sono quelle che intendono occuparsi
esclusivamente della Fusione Fredda, fa pensare ad un vero e proprio
punto di svolta.
Proprio una di queste aziende sar* l'argomento del prossimo capitolo,
cioè la statunitense CETI Inc.: Clean Energy Technology Incorporated.


Bibliografia

T.Ohmori, T.Mizuno, Y.Nodsaka, M.Enyo
"Transmutation in a gold-light water electrolysis system"
Fusion Technology, 33, 367-382 (1998)

J.Dash, R.Kopecek, S.Miguet (Dept. of Phys., Portland State Univ., OR, USA)
"Excess heat and unexpected elements from aqueous electrolysis with
titanium and palladium cathodes"
IECEC-97, Proceedings of the Thirthy-Second Intersociety Energy
Conversion Engineering Conference, Honolulu, HI, USA, 27 July-1Aug.
1997, p.1350-1355, vol.2.

C.L.Kervran
"Transmutations Biologiques"
Maloine, Paris (1962)

C.L.Kervran
"Biological evidence of low energy transmutations"
Maloine Publications, Paris (1970)

T.Ohmori, M.Enyo, T.Mizuno, Y.Nodsaka, H.Minagawa
"Transmutation in the electrolysis of light water - Excess energy and
iron production in a gold electrode"
Fusion Technology, 31, 210-218 (1997)



J.Rothwell
"Report on the Second International Low Energy Nuclear Reactions
Conference", Holiday Inn, College Station, Texas, September 13-14, 1996
Articolo diffuso su Internet, copyright Cold Fusion Technology.

L.Manusardi Carlesi
"Una trasmutazione più rapida può ridurre il pericolo scorie"
Il Sole-24 ore, Ricerca e Tecnologie, pag.XII, 17 Ottobre 1997.

A.McLean
"Some Notes on the work of Louis Kervran"
Articolo diffuso su Internet.

G.H.Miley (University of Illinois, Dep.of Nuclear Engineering),
J.A.Patterson (C.E.T.I. Clean Energy Technology Inc. , Sarasota,
Florida, USA).
"Nuclear Transmutation in Thin-Film Nickel Coatings Undergoing Electrolysis"
J.New Energy, 1, 3, 1 (1996)

H.Komaki
"Observations on the biological cold fusion or the biological
transformation of elements".
Proceedings of Third International Conference on Cold Fusion, October
21-25, 1992, Nagoya Japan, "Frontiers of Cold Fusion," (H. Ikegami,
ed.), 555.

H.Komaki
"An approach to the probable mechanism of the non-radioactive biological
cold fusion or so-called Kervran Effect"
Proceedings of Fourth International Conference on Cold Fusion, Lahaina,
Maui, Dec. 6-9, 1993. EPRI TR-104188-V4, 44.

G.H.Miley, G.Narne, M.J.Williams, J.A.Patterson, J.A.Nix, D.Cravens, and
H.Hora
"Experimental Observations of Massive Transmutations Occurring in
Multilayer Thin-Film Microspheres after Electrolysis"
Proceedings of Sixth International Conference on Cold Fusion, Toya,
Hokkaido, Japan, 1996, Vol.2, p.629 (1996).

F.Celani, et al.
"Transmutation preliminary results paper"
New Energy News (NEN), Vol.6, n.°2, June 1998, pp.17-18

Proceedings of Seventh International Conference on Cold Fusion (ICCF-7),
April 1998 Vancouver, BC, Canada (ENECO, 391-B, Chipeta Way, Salt Lake
City, UT 84108).

R.A.Oriani
"Anomalous heavy atomic masses produced by electrolysis"
Fusion Technology, 34, 76-80 (1998)

V.Nassisi
"Transmutation of elements in saturated palladium hydrides by an XeCl
excimer laser"
Fusion Technology, 33, 468-475 (1998)
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  #2  
Old 07-03-2006, 10:11 PM
brown fox
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Il 03 Lug 2006, 07:58, Annunciazione <[Only registered users see links. ]> ha scritto:

Interessante questa storia della trasmutazione!
Mentre leggevo mi sono venuti in mente un paio
di episodi che non sono mai riuscito a spiegarmi.

Un'estate ho avuto modo di osservare gli effetti
di un fulmine caduto su un pino poche ore prima.
Il pino era letteralmente esploso, non si vedevano
bruciature ma i frammenti di legno erano secchi
e leggeri come balsa. La cosa strana pero' e' che
attorno all'albero distrutto di percepiva odore
di zolfo bruciato e uova marce (anidride solforosa
e acido solfidrico) e nei pezzi di legno vi erano
aloni gialli come di zolfo. Mi sono sempre chiesto
da dove potesse arrivare tutto quello zolfo,
difficile pensare che fosse contenuto naturalmente
nel legno. Potrebbe essere stato il risultato di
una trasmutazione?

L'altro episodio forse e' piu' interessante perche' volendo
puo' essere riprodotto.
Avevo un elettrodo per saldadura TIG composto da
tungsteno e torio (circa 2%), un tondino lungo
una quindicina di cm. e di un paio di millimetri
di diametro dal peso di circa 18 grammi.
Poiche' un contatore Geiger lo indicava discretamente
radioattivo, volevo ridurlo in polvere per fare
qualche esperimento. Il tungsteno e' notoriamente
durissimo ed estremamente difficile da lavorare,
cosi' ho seguito un procedimento chimico. Ho immerso
questo elettrodo in una soluzione di acqua e NaOH
e applicato una tensione di alcuni volt, non
ricordo se continui o alternati. L'altro elettrodo
era un cilindro di carbone ricavato da una
pila. Comunque in questa specie di cella
elettrolitica l'elettrodo di tungsteno e torio
veniva corroso molto velocemente, dopo qualche
ora si e' dissolto completamente.
Ho proceduto quindi a fare bollire la soluzione
fino ad ottenere una polvere bianca che mi
aspettavo che contenesse, oltre a sali di tungsteno
e quelli contenuti nell'acqua, una certa
quantita' di qualche composto di torio.
Ma quando ho avvicinato il contatore Geiger
a questa polvere, con mio grande disappunto
ho constatato che non segnava nessuna radioattivita'
oltre a quella di fondo! Significava che il
torio non c'era piu'. La spiegazione che ho dato
al momento e' che fosse evaporato, ma non
sono mai stato molto convinto di questo.
Adesso mi chiedo se si possa trattare di una
trasmutazione del torio in altro elemento non
radioattivo.


--------------------------------
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  #3  
Old 07-03-2006, 10:29 PM
Soviet_Mario
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brown fox ha scritto:

ma il pino tu l'avevi gi esaminato anche prima ? Era ancora
verde, allora ?


ok ....


beh, ma lo zolfo un' ipotesi, no ? Come mai sei proprio sicuro
che si trattasse di zolfo e non, ad es., polvere di resine
secche ? Ne ho vista di gialla e opaca (senza odore di zolfo
per). Cmq la sicurezza come ce l'hai avuta ?


mah .... imho la cosa pi probabile 1) che non fosse davvero
zolfo o 2) che qualcuno l'avesse usato nei dintorni come
antifungino (o magari buttato via, non so)


forse per il torio, anche se non saprei valutare il
"discretamente" anche se fornissi i tick


se hai lavorato in alternata, facile disgregare l'elettrodo di
carbone



cavolo, avrei detto il contrario. Cmq si, l'ossidazione anodica
a tungstati fattibile in opportune condizioni


biossido anfotero e si scioglie in basi


in effetti non so darti nessuna risposta, ma l'ipotesi
dell'evaporazione della toria la pi remota possibile. Anzi,
un ossido tremendamente refrattario e col cavolo che evapora !
Che so, magari hai filtrato la soluzione prima di evaporarla ....


mah .... con alcuni volt ? Ci sono notevoli dubbi persino che
avvengano reazioni nucleari persino in processi dove applicano
kilovolt e fanno avvenire scarica elettrodica a plasma sommerso
(elettrodi in tungsteno o altro).
Ma questo quanto, dovrebbe fare ipotesi un fisico nucleare al
riguardo.
Di suo il torio non scompare, anzi, tra i radioisotopi a pi
lunga emivita, intorno ai 14 miliardi di anni, per cui non si
consumato in quel modo. Non so fare nessuna altra ipotesi. Boh
ciao
Soviet_Mario


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  #4  
Old 07-04-2006, 07:17 AM
Annunciazione
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brown fox ha scritto:

Forse pu aiutare la lettura di questo rapporto fatto da due ricercatori
campani.
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Loro hanno verificato trasmutazioni certe, avendo analizzato tutto il
possibile.
Adesso sono in procinto di far certificare tutto il loro lavoro.
Dite che ne pensate.
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  #5  
Old 07-04-2006, 08:34 AM
brown fox
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Il 04 Lug 2006, 00:29, Soviet_Mario <[Only registered users see links. ]> ha scritto:

No, era in un bosco in montagna e la notte precedente c'era stato
un fortissimo temporale. Io l'ho trovato per caso facendo una
passeggiata.


Nessuna sicurezza, ho associato io la presenza degli odori
di composti di zolfo, di questo sono sicuro, conosco bene
l'odore, a quelle macchie gialle. In realta' poteva essere
dell'altro, ma sembrava proprio zolfo. Sfortunatamente stavo
andando a funghi e non mi e' venuta l'idea di portarmi via
qualche pezzo di legno come campione.


Questo lo escudo, era in mezzo ad un bosco, lontano da sentieri
e in una zona abbastanza scoscesa. Comunque mi rendo conto
che e' una storia abbastanza vaga, pero' l'odore di zolfo c'era.


Boh, diciamo che mentre la radiottivita' naturale provoca
circa un impulso al secondo, l'elettrodo al torio appoggiato
al tubo geiger dava una cinquantina di impulsi al secondo,
come ordine di grandezza. Preso come valore assoluto
di radioattivita' e' molto basso, pero' e' nettamente rivelabile.


Probabilmente ho usato corrente continua, so che avevo
fatto una ricerca su internet su che cosa poteva corrodere
il tungsteno e avevo trovato quel metodo con la soda caustica.
So che ha mi ha molto sorpeso la facilita' con cui veniva
disciolto. Mi sembra che questo metodo venga usato anche
per creare punte estremamente sottili nei fili di tungsteno,
per fabbricare elettrodi nei microscopi a effetto tunnel,
logicamente usando correnti elettriche molto deboli.


No, non ho filtrato niente. Tutto l'esperimento e' stato fatto
molto alla buona, quello che mi interessava era solo ridurre in
polvere l'elettrodo, senza preoccuparmi di che cosa succedeva
realmente o se c'erano impurita', tanto il torio contenuto in
partenza era appena il 2%. Ricordo che ho verificato anche
la radiottivita' dell'elettrodo di carbone, pensando che magari
il torio si fosse depositato li', ma non c'era.
Potrebbe essersi formato un composto gassoso del torio durante
il passaggio della corrente elettrica? C'era un forte sviluppo
di gas agli elettrodi, suppongo fossero principalmente idrogeno
e ossigeno.


Se trovo un altro di quegli elettrodi voglio rifare tutto l'esperimento
in modo un po' piu' serio.

--------------------------------
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  #6  
Old 07-04-2006, 12:23 PM
Nino
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"brown fox" ha scritto nel messaggio


Non credo...
Odori di ozono e di zolfo sono molto comuni nei prodotti
di ionizzazione dei normali fulmini.



Poi dici:


Non direi che sia un valore "molto basso": ipotizzando
un'efficienza di rivelazione dell'1% (probabilmente sovrastimata),
si ha un'attivit totale di almeno 5000 Bq, circa 300 Bq/g,
gi al di fuori di una misura spettrometrica diretta in una
laboratorio radiometrico di protezione ambientale.



Non esattamente cos.
Il torio radioattivo, con T1/2 di 1,39*10^10 anni.
La sua catena (Th-232 --> Ra-228 --> Ac-228 --> Th-228 -->
--> Ra-224 --> Rn-220 --> Po-216 --> Pb-212 --> Bi-212 Po-212 -->
--> Tl-208 --> Pb-208 conduce a piombo stabile

In condizioni normali si ha equilibrio radioattivo.

Probabilmente, tu hai separato il torio (capostipite e 228) che
ha bassa attivit (e che quindi il tuo Geiger non in grado
di rivelare). Prima che si raggiunga
un nuovo equilibrio devono passare circa 10 anni.
Contemporaneamente, c' stato rilascio di toron gassoso (Rn-220,
T1/2 54,5 secondi), che si sviluppato durante l'elettrolisi e
l'ebollizione (e che costituisce un problema di sicurezza
sanitaria). Tutti i radionuclidi seguenti della catena, non
essendo pi presente il padre Rn-220, sono
prontamente decaduti a causa del loro basso T1/2.
Ne risultata un'attivit della polvere, che dovrebbe comunque
ancora contenere il torio, pressoch assente (se non si d
tempo ai figli di crescere).

Quanche anno fa, avrei dato una spiegazione senz'altro pi precisa
ed esauriente; ormai sono quasi 10 anni che non mi occupo pi
di radiometria e radiochimica.

Ciao, Nino


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  #7  
Old 07-04-2006, 03:43 PM
Soviet_Mario
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brown fox ha scritto:
CUT


beh, sotto attacco anodico sostanzialmente non c' metallo
nobile a sufficienza per resistere, a meno che non scatti la
passivazione (perch non c' metallo intrinsecamente capace di
resistere alla miscela di ossigeno nascente e radicali OH*).
Solo i metalli che si passivano, e in condizioni in cui questi
ossidi rimangono integri, resistono l'attacco e ossidano al
netto la sola acqua ad ossigeno. Gli ossidi ad alta valenza del
tungsteno hanno natura blandamente acida, e anche fossero solo
anfoteri, in soda caustica si possono sciogliere se le
condizioni sono adatte (ad es. perch gli ossidi nascono idrati
e non cristallini e compatti)


all'anodo no. Avessi avuto un catodo e un sale di torio solubile
gi in soluzione, forse (dico solo forse) un idruro avrebbe
magari potuto formarsi (anche se me lo vedo pi salino che molto
volatile in ogni caso. Esistono cmq idruri volatili molto
covalenti senza andare molto lontano dal torio, tipo quello di
uranio). Ma all'anodo no, niente di volatile direttamente.
Bisognerebbe fare una serie di supposizioni improbabili : 1) il
torio si ossida all'anodo e da il biossido 2), difficile, il
biossido abbastanza anfotero da passare in soluzione come
"toriato", e non mi risulta, 3) questo anione solubile doveva
migrare al catodo e ridursi non gi solo fino a metallo libero
ma sino ad idruro (questa non la posso escludere, perch in
effetti si produce anche idrogeno nascente al catodo). Ma il
punto 2 lo vedo molto difficile, 4) necessario che questo
idruro sia un composto non ionico, ma covalente e volatile
(questo non lo so ma a controllare ci vuol poco, quando ho tempo
ci guardo)


Si, di base sono quelli. A questo punto se rifai l'esperienza,
prova a mettere il gayger in modo che sia lambito dai vapori
(che magari porti via con un tubo lungo in modo da non sentire i
ticks dell'elettrodo metallico)


si, prova a raccogliere i gas, in prima battuta insieme, e se
vedi radiattivit volatile, prova a raccoglierli singolarmente e
vedi da che polo viene.

ciao
Soviet_Mario

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  #8  
Old 07-04-2006, 03:48 PM
Soviet_Mario
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Nino ha scritto:

CUT


CUT


Interessante la spiegazione, e logica.
Non ho capito per se "toron", nel seguito, un alias del nome
del radon, un composto gassoso diverso, o un refuso del nome del
radon


mah, ce ne avanza ! he he he (ricordo che avevi spiegato bene
anche la faccenda della radiattivit delle rocce e del cemento,
con la storia della catena del radon)
ciao
Soviet_Mario


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  #9  
Old 07-04-2006, 04:02 PM
VITRIOL
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Soviet_Mario wrote:


Toron l'isotopo 220 del radon.

--
news://it-alt.comp.software.openoffice : Il newsgroup dedicato a
OpenOffice.org, la suite open source di applicazioni per ufficio.

Saluti, VITRIOL
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  #10  
Old 07-04-2006, 04:04 PM
Soviet_Mario
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VITRIOL ha scritto:


uh ! ! non si finisce mai di imparare

CCCP
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