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| Per quanti ancora credono che la fusione fredda sia una leggenda o peggio una truffa, si prega di leggere il testo che segue ed eventualmente anche il libro da cui è tratto. Ogni critica circostanziata e tecnicamente pertinente sarÃ* utile a tutti per capire meglio i termini della questione. ----------------------------------------------------------------------- Il seguente testo è l'intero Capitolo IV del libro "Fusione fredda - Moderna storia d'inquisizione e d'alchimia, seconda edizione", del Dott. Roberto Germano, 2003 - Bibliopolis, con la postfazione di E. Del Giudice. ([Only registered users see links. ]) Ogni riproduzione od uso improprio di questo testo è espressamente vietato a meno che non se ne citi la fonte e l'autore. ----------------------------------------------------------------------- Capitolo IV Trasmutazioni nucleari a debole energia. Alchimia del 2000? «Vi sono più cose in cielo e in terra, Orazio, di quante se ne sognano nella vostra filosofia». (W. Shakespeare, Amleto, atto I, scena V) La gallina nucleare. In un articolo pubblicato nel Luglio 1960 ne "La Revue Générale des Sciences" C. Louis Kervran, allora Direttore delle Conferenze dell'UniversitÃ* di Parigi, descriveva una serie di esperimenti che avrebbero dovuto dimostrare la trasmutazione nucleare di alcuni elementi chimici attraverso processi biologici. Per trasmutazione nucleare si intende l'acquisizione o la perdita di nucleoni (protoni, neutroni) da parte di un atomo, cioè, in pratica, si tratta di ciò che viene detta rispettivamente fusione o fissione nucleare. A meno che non avvenga una perdita di nucleoni del tutto spontanea come negli elementi radioattivi. Il nuovo nucleo è quindi quello di una diversa specie atomica, o un isotopo (se è cambiato solo il numero di neutroni); l'atomo così "trasmutato" ha, quindi, caratteristiche fisico-chimiche diverse da quello di partenza. Il prof. Kervran pubblicò poi un libro di approfondimento: "Transmutations Biologiques" (Maloine, Paris 1962). Alcuni di questi esperimenti riguardavano la misura della massa di Potassio e di Calcio in semi secchi a confronto con semi germinati; i semi germinati erano stati tenuti lontani da fonti di Potassio o Calcio, sia attraverso l'acqua che attraverso l'aria. Quindi, variazioni del contenuto di tali elementi nei semi germinati rispetto ai semi secchi, potevano essere imputabili soltanto a trasmutazioni avvenute durante la germinazione. Per capire meglio, consideriamo l'altro tipo di esperimento descritto nel libro (più "famoso", in quanto meglio adatto alla beffa degli scettici) che aveva per protagoniste delle galline. Tali galline venivano inizialmente nutrite con cibi totalmente privi di Calcio (e anche di Potassio, vedremo fra un attimo perché): cominciavano quindi a deporre uova con guscio morbido (senza Calcio); in seguito, nutrite nuovamente con una dieta ancora priva di Calcio ma ricca di Potassio, cominciavano a produrre uova con gusci normali (con Calcio). Come si spiega? Il fatto è che l'atomo di Potassio (K) ha un nucleo costituito da 19 protoni e 20 neutroni, quindi se si ipotizza una "semplice" fusione con un nucleo di Idrogeno (H), cioè un protone, si ottiene appunto un atomo di Calcio (Ca), cioè con 20 protoni e 20 neutroni. In una stella va bene… ma in una gallina, o in una manciata di semi!! Inutile dire dello scetticismo feroce con cui fu accolto questo lavoro sperimentale, in quanto non si inquadrava minimamente nel paradigma corrente della fisica nucleare (cfr. Cap. I). Però, altri scienziati avrebbero di lì a poco confermato il lavoro di Kervran, tra cui Hisatoki Komaki, capo di un Laboratorio di Microbiologia Applicata in Giappone, e anche il prof. Baranger, capo del laboratorio di Chimica Biologica all'École Polytechnique di Parigi. Anche J.E. Zundel, negli anni '60 direttore di un'azienda produttrice di carta, nel suo laboratorio chimico misurò che nell'avena germinata c'era un aumento del contenuto di Calcio fino al 100% malgrado i semi fossero stati tenuti in un ambiente assolutamente privo di tale elemento. Nel 1971 lo stesso Zundel, che nel frattempo aveva acquisito una posizione ufficiale al dipartimento di ingegneria chimica del Politecnico di Zurigo, riconfermò le sue vecchie misure, dopo molti nuovi esperimenti e centinaia di analisi su migliaia di semi e piante; tenne quindi una conferenza all'Accademia Francese dell'Agricoltura (Boll. N°4, 1972). Zundel aveva usato metodi di analisi sia chimici che fisici: lo spettrometro di massa presso il C.N.R.S. (Laboratorio di Microanalisi del Centro Nazionale per la Ricerca Scientifica Francese), e l'analisi di attivazione di massa neutronica (Neutron Activation Analysis, NAA) all'Istituto Svizzero per la Ricerca Nucleare di Villigen (Aargau). La conclusione fu che c'era un aumento del contenuto di Calcio del 61% (con un basso errore sperimentale, ± 2%), oltre ad un aumento del 29% del Fosforo e del 36% dello Zolfo. Anche lo Zolfo!! Ed effettivamente in questo tipo di esperimenti, in cui sono coinvolti meccanismi biologici, la puzza di zolfo degli alchimisti (o del diavolo?!) è ancora così forte che nella maggior parte dei casi viene preferito l'approccio scettico-estremista: ci si tura il naso e si chiudono gli occhi così da non vedere. Il tipo di "ragionamento", conscio o subconscio, che emerge, è semplice: «L'affermazione, per quanto sperimentale, non ha alcun senso nel paradigma dominante. Come se non bastasse, ricorda la tanto vituperata Alchimia! Quindi c'è sicuramente qualcosa di sbagliato nel procedimento. O vogliamo, forse, buttare al macero i nostri amati libri di testo, le nostre sudate lauree ed i nostri bei titoli accademici?». Ricordate Galileo e le montagne della Luna? La cella nucleare. Per quanto le galline ed i semi possano liberamente fare cose che noi riusciamo con difficoltÃ* a comprendere, si può provare comunque ad imitare la natura in laboratorio. Come? Proprio grazie alle nostre celle elettrolitiche tuttofare! Nel 1993 Bush insieme ad Eagleton, come pure Notoya ed Enyo, presentarono esperimenti che dimostravano un aumento del Calcio presente in celle elettrolitiche utilizzanti soluzioni di acqua normale e carbonato di potassio (K2CO3). Ma, la quantitÃ* rilevata di Calcio era molto piccola e poteva quindi far pensare a contaminazioni ambientali. Così, nel 1994 Eagleton utilizzò una soluzione elettrolitica di carbonato di rubidio (Rb2CO3) in acqua normale, e rilevò la presenza di Stronzio, elemento molto meno abbondante del Calcio. Inoltre, la prova dell'avvenuta trasmutazione si trova nel "rapporto isotopico". Il rapporto tra le "abbondanze" naturali dei due isotopi dello Stronzio, ripettivamente con 86 ed 88 nucleoni è 86Sr/88Sr = 0.12. Nella cella elettrolitica, invece, tale rapporto fu trovato uguale a 2.6. Ma, guardacaso, il normale rapporto isotopico tra i due isotopi del Rubidio, con 85 ed 87 nucleoni, è proprio 85Rb/87Rb = 2.6; quindi c'era stata una trasmutazione del Rubidio in Stronzio, come prima abbiamo visto per il Potassio ed il Calcio: l'addizione di un protone ai due isotopi del Rubidio (trasmutazione nucleare). Nel 1992 Karabut e collaboratori utilizzarono una tecnica diversa dall'elettrolisi: bombardarono il Palladio con ioni di Deuterio e osservarono un aumento della concentrazione di molti elementi chimici di 10÷100 volte, come pure una variazione del rapporto isotopico di alcuni elementi. Ad esempio, il contenuto di Zirconio aumentò da un valore iniziale inferiore a 0.05 parti per milione fino ad un valore finale di addirittura 1200 parti per milione, ed il rapporto isotopico 90Zr/91Zr cambiò di un fattore venti. Questo fenomeno venne rilevato soltanto nella parte di materiale molto vicina alla superficie di bombardamento. 1996: la 2a Conferenza Internazionale sulle Reazioni Nucleari a Debole Energia (ILENR2). Nel mese di Settembre del 1996, a Texas City, si svolse la seconda conferenza internazionale su queste strane "reazioni nucleari a debole energia" (Low Energy Nuclear Transmutations - LENT). La ILENR2 (2nd International Low Energy Nuclear Reactions Conference) fu ospitata nell'Holiday Inn Hotel, nei pressi dell'UniversitÃ* del Texas A&M, perché "bandita" dai locali universitari, "malgrado" fosse stata organizzata proprio dal prof. John Bockris (ricordate? L'inquisito del Trizio…) professore della stessa Texas A&M University (insieme a G. Miley dell'UniversitÃ* dell'Illinois). L'anno precedente la prima conferenza sullo stesso argomento era stata ospitata regolarmente nei locali dell'UniversitÃ*, ma nel '96 un comitato di 12 membri del dipartimento di chimica (l'Inquisizione all'opera) si oppose al meeting, ed il direttore del dipartimento si rifiutò di spiegare le ragioni della brutale messa al bando. Pare comunque che le motivazioni fossero di questo genere: "la fusione fredda non esiste", "ogni affermazione sulla sua esistenza è una frode", "la conferenza è uno scherzo". Malgrado questo deprecabile contesto, la conferenza probabilmente segnò il punto di svolta sperimentale sulla fusione fredda, in quanto il tipo di prove sperimentali addotte, oltre ad essere eclatanti, fornivano una testimonianza incontrovertibile che le reazioni di fusione e fissione nucleare potevano avvenire nello stato solido a temperature ordinarie. La maggior parte dei lavori era dedicata alle trasmutazioni nucleari nel catodo della cella elettrolitica ("host metal transmutation", cioè "trasmutazione nel metallo ospitante", ospitante il Deuterio); ma, come vedremo tra un po', furono presentati anche altri studi relativi a metodi ultrasonici, scariche elettriche, nonché alcune varianti di antiche tecniche alchimistiche! Per verificare l'effettiva trasmutazione ed essere sicuri che non si trattasse di contaminazioni, venivano usati vari metodi spesso usati in contemporanea così da permettere controlli incrociati: NAA (Neutron Activation Analysis), EDX o EDS (X-ray Spectroscopy), AES (Auger Electron Spectroscopy), SIMS (Secondary Ion Mass Spectroscopy). Si tratta di metodologie specialistiche del campo della fisica sperimentale che non è il caso di spiegare qui nel dettaglio. La relazione forse più impressionante fu quella di G. Miley, dell'UniversitÃ* dell'Illinois: "Reazioni nucleari in sistemi Palladio-Idrogeno". Miley aveva usato tutte e quattro le tecniche di rilevazione sopra citate e contemporaneamente. Nel suo esperimento di semplice elettrolisi in acqua normale, oltre il 40% (sic!) del Nichel (puro al 99%) al catodo (che, utilizzando una tecnica in stile CETI Inc. - cfr. prossimo capitolo - ricopriva delle sferette plastiche in sottilissimi strati) risultava trasmutato in una gran varietÃ* di altri elementi, tra cui Silicio, Titanio, Magnesio, Rame, Ferro, Argento, Cadmio, Piombo, Ittrio, Zirconio e Zinco! Osservò anche distribuzioni isotopiche differenti rispetto a quelle naturali, specialmente nel caso dell'Argento. Miley aveva trovato che anche i catodi di Palladio, Titanio ed Oro, oltre che Nichel, danno origine a fenomeni analoghi; il problema sperimentale più grosso, in pratica, era stato - incredibile a dirsi - proprio quello di realizzare una cella elettrolitica "cattiva", di confronto, in cui non avvenissero le trasmutazioni! Penso che sia di enorme interesse dare anche soltanto un'occhiata ai titoli di altri lavori presentati a questa Conferenza: • T.Mizuno (UniversitÃ* Nazionale di Hokkaido, Giappone) "Prodotti di reazione dell'elettrolisi indotti da cambiamenti isotopici". • J.Dash (Portland State University) "Eccesso di calore ed elementi inattesi da elettrolisi di soluzione acida di acqua pesante con catodi in Titanio". • S.Szpak (COSC, Navy) "Eventi nucleari e termici associati con la codeposizione di Palladio e Deuterio". • Z.Minevski (Lynntech) "Due zone di 'impurezze' osservate dopo elettrolisi prolungata di Deuterio su Palladio". • M.Swartz (JET Energy Tech.) "Produzione di Deuterio ed eccesso di entalpia in esperimenti in acqua normale usando catodi di Nichel". • R.George (E-Quest Sciences) "Anomalie del rapporto isotopico indotte nel Palladio dall'applicazione di ultrasuoni ad alta intensitÃ*". • H.Fox (Fusion Info Center) "Reazioni nucleari a debole energia in una cella elettrolitica". • G.H.Lin (Texas A&M University) "RadioattivitÃ* anomala ed elementi inattesi come risultato del riscaldamento di miscele di ossidi". E' questo il lavoro che si ispira addirittura ad antichi procedimenti alchimistici… D'altronde non dimentichiamo che riscaldando i metalli si ha un'emissione di elettroni (emissione termoionica), come nelle valvole degli anni '50. • T.Grotz (Wireless Engineering) "Sintesi di Ferro per scarica ad arco attraverso carbone attivato". • A.Cau "Sintesi nucleare in natura di elementi superpesanti". • D.Nagel (Naval Research Laboratory) "Esperimenti di 'Fusione Fredda', teoria e gestione al Naval Research Laboratory". • T.Claytor (Los Alamos National Laboratory) "Produzione di Trizio dal Palladio e da leghe del Palladio". • T.Ohmori (Hokkaido National University) "Distribuzione isotopica di metalli pesanti prodotti durante l'elettrolisi di acqua normale su elettrodi d'oro". La cosa interessante è che, pur utilizzando differenti metodi, i risultati sono notevolmente simili. Inoltre, proprio nei punti in cui si rilevano gli elementi originati dalla trasmutazione ci sono tracce di piccole "eruzioni" sull'elettrodo, come si evidenzia attraverso le immagini al microscopio a scansione elettronica (SEM), a testimonianza di un'avvenuta "reazione". Invece, le aree dell'elettrodo che rimangono senza danni sono ancora altamente pure come prima dell'elettrolisi. L'effetto, poi, non è affatto piccolo, quindi non è di difficile rilevazione: Miley riporta dati che evidenziano che più del 40% del totale del metallo risultava trasmutato, mentre Minevski rileva che, negli strati dove la trasmutazione ha avuto luogo, più del 70% del materiale non è più Palladio! Ormai, l'evidenza che tali incredibili reazioni di trasmutazione nucleare a debole energia (incredibili per il paradigma dominante) esistono è troppo netta perché la si possa ignorare senza essere colpevoli. A distanza di due anni da questo Convegno, anche l'istituzionalissimo Meeting Annuale della SocietÃ* Americana di Fisica (APS, American Physics Society), svoltosi dal 16 al 20 Marzo 1998, dovendo arrendersi all'evidenza, ha dato spazio a questo genere di fenomeni del tipo "Fusione Fredda", per la prima volta, con ben 6 relazioni orali. La sessione sulla fusione fredda si è svolta il 26 Marzo, ed è stata introdotta da Scott Chubb, del Naval Research Laboratory e della Oakton International Corporation, che ha sottolineato appunto che per la prima volta, dal 1989, si aveva all'APS Meeting una sessione sulla fusione fredda. Trasmutazioni a 50 Hz con la rete elettrica italiana. In Italia, pur nell'indifferenza dei mass media, esperimenti sulle trasmutazioni nucleari in celle elettrolitiche sono condotti (dal Febbraio '98) dal gruppo del prof. Francesco Celani (INFN - LNF, Frascati, Roma) presso il Laboratorio Nucleare del CISE SpA, col supporto della ORIM Srl, ed in collaborazione con un gruppo di ricercatori di Cincinnati, il cosiddetto "gruppo di Cincinnati" (Ohio, USA). Nel 1997 il gruppo di Cincinnati aveva annunciato di aver trasmutato completamente, e in poche ore, 100 mg di Nitrato di Torio (il Torio è un elemento radioattivo che decade in miliardi di anni) generando, in maniera spontanea, vari elementi di massa inferiore, specialmente Rame (circa 90 mg) e Titanio (circa 10 mg). L'esperimento si era svolto in una cella elettrolitica a 130 °C e 3 Atmosfere di pressione, con elettrodi di Zirconio, in corrente alternata a 50 Hz (come la rete elettrica italiana). La distribuzione isotopica del Rame (65Cu e 63Cu) generato nella cella era risultata diversa da quella naturale di un fattore 2000. I ricercatori di Cincinnati addirittura sfidarono la comunitÃ* scientifica a replicare l'esperimento fornendo delle celle giÃ* pronte e complete di tutto l'occorrente al prezzo di 3000$, con garanzia di restituzione del denaro in caso di fallimento. Gli esperimenti preliminari condotti in Italia da Celani hanno subito confermato, anche se con risultati un po' meno eclatanti, l'effettiva trasmutazione di una parte del Torio in elementi più leggeri. I "corpi del reato" dell'avvenuta fusione nucleare in questi casi assumono proporzioni massicce. Non si tratta più di quantitÃ* minuscole. E' chiaro che queste ricerche aprono la strada alla possibilitÃ* di deattivare, rendere cioè inerti, le pericolose scorie nucleari prodotte finora dai reattori nucleari; infatti, il problema è che, normalmente, queste temibilissime scorie radioattive impiegano tempi geologici per decadere in elementi innocui e rappresentano, quindi, un problema ecologico gravissimo: chi può assicurare che una tecnica di stoccaggio sia a tenuta stagna su tempi così lunghi? Non si sa, però, se queste rivoluzionarie tecniche elettrolitiche possano funzionare altrettanto bene su elementi radioattivi che assorbono idrogeno con maggiore difficoltÃ*, come il Cesio e lo Stronzio. Questo tipo di studi è un esempio di eclatante ricaduta delle ricerche sulla fusione fredda, al di lÃ* della produzione di energia, malgrado le ricerche non siano state finanziate ma anzi avversate e ridicolizzate, come ben sappiamo. Negli Stati Uniti d'America, anche la CETI Inc. ha brevettato e realizzato metodi analoghi per la deattivazione delle scorie nucleari, ma di questa realtÃ* ormai quasi commerciale della Fusione Fredda parleremo estesamente in tutto il prossimo capitolo. 1998: la 7a Conferenza Internazionale sulla Fusione Fredda (ICCF-7). Nel mese di Aprile del 1998 a Vancouver, in Canada, si è svolta la 7a "International Conference on Cold Fusion". La sensazione è che ormai i tempi siano maturi perché, dopo 10 anni di polemiche ma, per fortuna, anche di esperimenti, la Fusione Fredda sia presa nella giusta considerazione da tutti, e non solo da un gruppo di coraggiosi studiosi capaci di andare controcorrente. D'altronde, anche la rivista internazionale che riunisce gli "abstract", cioè i riassunti degli articoli scientifici, nel campo della fisica di tutto il mondo, Physics Abstracts, ha ormai aggiunto alla sezione "Fusione Nucleare" il sottotitolo: "Inclusa la Fusione Fredda". Diamo un'occhiata ad alcuni degli argomenti discussi in questa Conferenza, per poter renderci conto di quale sia l'incredibile "stato dell'arte" e provare ad immaginarne l'evoluzione. 1. K. Sasaki, M. Muraki, T. Nakagawa (Lab. of Nagaiki, Tokyo, Japan), C. Akbar (Kushi Foundation, Brookline, MA, U.S.A.), "Ferro da Carbonio ed Ossigeno sotto scariche elettriche". 2. Yu.N. Bazhutov, V.P. Koretsky ("Erzion" Center, Moscow, Russia), "Generazione di neutroni nella cavitazione ultrasonica di alcuni liquidi". 3. J.-P. Biberian, G. Lonchampt, L. Joncourt, L. Bonnetain (Commissariat a L'Energie Atomique, Grenoble, France), "Eccesso di calore in elettroliti solidi". Oooo (Si tratta di ceramiche opportunamente prodotte e poste in atmosfera di Deuterio ad alta temperatura). 4. E. Botta (1), T. Bressani (1,2), C. Fanara (1), F. Iazzi (1,3) [(1) INFN, Sezione di Torino, Italy), (2) Dip. Fisica Sperimentale, Univ. di Torino, Italy), (3) Dip. di Fisica, Politecnico di Torino, Italy], "Misure correlate di assorbimento di Deuterio e produzione di Elio-4 nel reticolo del Palladio". 5. Ben Bush, J.J. Lagowski (Univ. TX, Dept. Chem., Austin), "Metodi per generare eccesso di calore con l'effetto Pons e Fleischmann: calorimetria rigorosa e a costi realistici, analisi dei prodotti nucleari al catodo ed analisi del'Elio". 6. I.P. Chernov, N.N. Nikitenkov, L.N. Puchkareva, Yu.R. Kolobov, M. Krening, H. Baumbach (Phys. Dept. Tomsk Polytechnical Univ., Russia), "Cambiamento della composizione isotopica dei metalli caricati di Deuterio". 7. A. De Ninno, A. Frattolillo, V. Violante, F. De Marco, F. Scaramuzzi (ENEA/ERG/FUS, Frascati, Italy), "Fusione Fredda all'ENEA di Frascati: stato di avanzamento". 8. Veniamin A. Filimonov, Vyacheslav A. Kobets (Istituto per la Ricerca di Base, Monteroduni, Italy, and Inst. for Physical Chem. Problems, Minsk, Belarus), "Trasmutazioni nucleari e generazione di campi scalari per esplosione chimica di solidi". ooooooooooooooooooooo (Si tratta di porre sotto una pressa che sottoponga a pressione e contemporaneamente a sforzi di taglio del Dicromato insieme a del Trinitrofenolo, che esplodono e generano Cesio137. In pratica, una fusione fredda "meccanica"…). 9. M. Fleischmann, "Fusione Fredda: passato, presente, futuro". 10. L. Forsley (JWK Intl. Corp., Emerging Technology Div.), R. August (Naval Res. Lab., Condensed Matter Div., Radiation Effects Branch), J. Jorne (Univ. Rochester, Dept. Chemical Engr), J. Khim (JWK Intl. Corp.), F. Mis (Health Physicist), G. Phillips (Naval Res. Lab., Condensed Matter Div., Radiation Effects Branch), "Analisi delle scorie nucleari derivanti dalla riduzione elettrocatalitica di radioattivitÃ* dell'Uranio e del Torio". 11. Y. Isobe, H. Fukuoka, A. Takahashi (Dept. Nucl. Engr., Osaka Univ., Japan), "Misure simultanee di neutroni, raggi X, eccesso di calore e rapporto di assorbimento del Deuterio usando sistemi elettrolitici 'aperti' ad acqua pesante". 12. Yasuhiro Iwamura, Takahiko Itoh, Nobuaki Gotoh, Mitsuru Sakano, Ichiro Toyoda (Advanced Technol. Res. Ctr., Mitsubishi Heavy Ind. Ltd., Yokohama, Japan), "Rilevamento di elementi anomali, raggi X ed eccesso di calore indotti dalla diffusione continua di Deuterio attraverso un catodo a multistrato (Pd/CaO/Pd)". 13. X.L. Jiang, L.J. Han (Dept. Applied Phys., Beijing Univ. Aeronautics and Astronautics, China), "Produzione di elementi anomali indotta da scariche ad arco tra elettrodi di carbone in acqua". 14. X.L. Jiang, C-Y- Chen, L.J. Han (Dept. Applied Phys., Beijing Univ. Aeronautics and Astronautics, China), "Anomalie nella distribuzione di elementi sulla superficie di un catodo di Palladio". 15. A. Karabut (SIA "Luch", Podolsk, Moscow region, Russian Fed.). "Registrazione di eccesso di calore (fino a 200 W) in scariche a bagliore ad alta densitÃ* di corrente in Deuterio ed Idrogeno con l'uso di catodi di diversi materiali". 16. A. Karabut (SIA "Luch", Podolsk, Moscow region, Russian Fed.), "Registrazione di produzione di impurezze costituite da elementi con rapporti isotopici non naturali in scariche a bagliore ad alta densitÃ* di corrente". 17. Hisatoki Komaki (Inst. Biological Agriculture, Otsu, Japan), Teruo Hanawa, Yoshio Tani (Intl. Earth Environment Univ., Otsu, Japan), "Osservazioni di fusione fredda biologica non radioattiva utilizzando Saccharomyces Cerevisiae". (Si tratta di verificare i suggerimenti di C.L. Kervran, di cui abbiamo giÃ* parlato, in condizioni più controllate. GiÃ* in lavori precedenti Komaki determinò la quantitÃ* di Potassio, Magnesio, Ferro e Calcio nelle cellule di Aspergillus niger, Penicillium chrysogenum, Rhizopus nigricans, Mucor rouxii, Saccharomyces cerevisiae, Torulopsis ulitis, Saccharomyces ellipsoideus and Hansenula anomala, fatti riprodurre in un caso in ambiente normale e nell'altro in ambiente in cui erano assenti Potassio, Magnesio, Ferro e Calcio, il che suggerì la formazione biologica di tali elementi. Per confermare il fenomeno in condizioni ancora più controllate, si è usato un analizzatore a fluorescenza ultravioletta ed un analizzatore PIXE (Particle Induced X-ray Emission) per determinare la quantitÃ* dei vari elementi presenti nelle cellule di Saccharomyces cerevisiae, coltivate in un substrato normale in un caso ed in un substrato invece privato di Ferro, Manganese e Magnesio, nell'altro. I risultati sperimentali ottenuti fanno concludere che si verifica una trasmutazione biologica con produzione di Ferro e Magnesio.) 18. G. Lonchampt, J.-P. Biberian, L. Joncourt, L. Bonnetain (Commissariat a L'Energie Atomique, France), "Eccesso di calore e scorie nucleari nell'elettrolisi di sferette di Nichel-Palladio".oooo ooooooooooooooo (Il governo francese sta, con una recente decisione, supportando le ricerche sulla Fusione Fredda a Grenoble, dove è cominciata una collaborazione con la CETI Inc., azienda privata statunitense di cui parleremo in tutto il prossimo capitolo). 19. Eugene F. Mallove (Cold Fusion Technology, Inc., Concord, NH), "Reazioni idro-nucleari ed elettro-alchimia: evidenze e prospettive". (Ecco chi giÃ* si propone, con un minimo di fantasia, di coniare termini più agili e meno limitativi rispetto a "fusione fredda" che si potranno usare negli anni a venire). 20. U. Mastromatteo, SGS-Thomson (R & D Lab., Cornaredo, Italy), "Strati submicrometrici di Nichel che mostrano piccole zone ad alta temperatura se riscaldati al di sopra della temperatura di Curie in atmosfera d'Idrogeno".oooooooooooooooooooooooooooooooooooooo (Si tratta forse del primo tentativo di miniaturizzare la Fusione Fredda! Infatti, nei laboratori Ricerca & Sviluppo della SGS-Thomson di Cornaredo, hanno prodotto un prototipo di cella, usando un chip di Silicio, di circa 10 mm2. Su di un lato del chip è stata realizzata una struttura che include un riscaldatore a bassa resistenza elettrica al polisilicone (l'anodo), uno strato isolante ad alto contenuto di Idrogeno e un resistore di Nichel (il catodo) di 0.2 micron di spessore (due decimi di millesimo di millimetro). La resistenza elettrica della cella (sotto vuoto ed inclusi i contatti elettrici) è abbastanza elevata da far sì che bastino 70 mW per riscaldarla al di sopra della temperatura di Curie del Nichel. Diversi esperimenti effettuati con tale prototipo di cella con un sottilissimo strato di Nichel hanno evidenziato che è possibile in certe condizioni di temperatura e di polarizzazione elettrica l'attivazione nel reticolo del Nichel di un processo di assorbimento dell'Idrogeno capace di modificare la resistivitÃ* elettrica dello strato. In tutti gli esperimenti in cui era presente l'Idrogeno si sono osservati aree abbastanza ampie di fusione dello strato di Nichel dovute ad aumenti notevoli e rapidi della temperatura. Tali fenomeni non sono spiegabili tramite l'ipotesi di reazioni chimiche esotermiche o attraverso una supposta instabilitÃ* del generatore elettrico. Ora stanno lavorando ad un nuovo tipo di cella dotata di un calorimetro completamente integrato (microbolometro) capace di rilevare ogni piccolo aumento della temperatura (anche locale). Le dimensioni attuali della cella sono del tipo di un piccolo chip integrato di Silicio, poiché lo scopo è quello di realizzare un generatore di potenza di dimensioni opportune per i normali apparati elettrici, ma è in linea di principio totalmente ridimensionabile per generare potenze maggiori). 21. T. Matsumoto (Dept. Nucl. Engr., Hokkaido Univ., Japan), "Tubuli e pellicole di Carbonio prodotte in un elettrodo di Piombo". (Si tratta di scariche elettriche tra sottili fogli di Piombo in acqua contenente opportuni sali disciolti). 22. G. Miley, G. Narne, M. Petra (Univ. IL, Fusion Studies Lab., Urbana), J. Patterson (CETI, Sarasota, FL), "Energetica delle trasmutazioni nucleari durante l'elettrolisi di pellicole sottili". 23. G. Narne, G.H. Miley (Univ. IL, Fusion Studies Lab.,Urbana), J. Patterson (CETI, Sarasota, FL), "Quantificazione di isotopi mediante Spettrometria di Massa di Ioni Secondari (SIMS) combinata con Analisi di Attivazione Neutronica (NAA)" 24. Mizuno Tadahiko (Fac. Engr., Hokkaido Univ.), Ohmori Tadayoshi (Catalysis Res. Cntr., Hokkaido Univ.), "Rilevazione di elementi di trasmutazione su diversi metalli ottenuti tramite elettrolisi catodica ad alta densitÃ* di corrente in soluzioni di acqua pesante". 25. D.W. Mo, Q.S. Cai, L.M. Wang, X.Z. Li (Dept. Phys., Tsinghua Univ., Beijing, China), "Conferma del fenomeno della trasmutazione nucleare in un sistema Idrogeno gassoso-Palladio usando l'Analisi di Attivazione Neutronica (NAA)". 26. R.A. Monti (Ist. TESRE-CNR, Italy, Burns Div., Canada), "Processi di trasmutazione nucleare del Piombo, dell'Argento, del Torio e dell'Uranio". (Si tratta di esperimenti che cercano di deattivare le scorie nucleari, cominciati nel 1993, proseguiti fino al 1995 con risultati positivi. Nel 1996 è stato costruito un reattore di tipo industriale in Canada ed è stato inviato in Italia per effettuare una nuova serie di esperimenti indipendenti da effettuarsi all'ENEA. In questi esperimenti fu utilizzata la produzione di Argento dal Piombo come guida per il processo di deattivazione del Torio e dell'Uranio. Una seconda serie di esperimenti è poi stata effettuata all'ENEA a partire dall'Ottobre 1997.) 27. R. Notoya, T. Ohnishi, Y. Noya (Catalysis Res. Cntr., Hokkaido Univ., Japan), "Prodotti di processi nucleari causati dall'elettrolisi di elettrodi di Nichel e Platino in soluzioni di Ioni alcalino-metallici." 28. T. Ohmori (Catalysis Res. Cntr., Hokkaido Univ.), T. Mizuno (Fac. Engr., Hokkaido Univ.), "Osservazione di elementi prodotti da trasmutazione nucleare su/in diversi elettrodi metallici attraverso elettrolisi catodica in soluzioni di acqua normale". 29. R.A. Oriani (Dept. Chem. Engr. & Matls. Sci., Univ. Minnesota, Minneapolis), "Masse atomiche pesanti anomale prodotte tramite elettrolisi". 30. Ken-ichiro Ota, Taichi Kobayashi, Naobumi Motohira, Nobuyuki Kamiya (Chem. Energy Lab., Fac. Engr., Yokohama Natl. Univ.), "Misura di calore durante elettrolisi di acqua pesante utilizzando un catodo di Palladio". 31. G.S. Qiao, X.L. Han, L.C. Kong, S.X. Zheng, H.F. Huang Y.J. Yan, Q.L. Wu, S.L. Lei, X.Z. Li (Dept. Phys., Tsinghua Univ., Beijing, China), "Prodotti nucleari in sistemi Deuterio gassoso-Palladio ed Idrogeno gassoso-Palladio". 32. Zhang Qingfu, Chen Licai, Sun Yue, Liu Fusheng (Inst. Atomic & Molecular Sci. High Temperature & High Pressure, Sichuan Union Univ. P.R. China), "Transizione della struttura cristallina del catodo di Titanio a causa dell'elettrolisi in acqua". 33. Gou Qingquan (Inst. Atomic & Molecular Sci. at High Temperature & High Pressure, Sichuan Union Univ., P.R. China), "Meccanismi della Fusione Fredda e materiali per la Fusione Fredda". 34. V.A. Romodanov, V.I. Savin, Ya.B. Skuratnik, V.S. Barashenkov, B.F. Kostenko, M.Z. Yuriev (State SRI SPA "LUTCH", Moscow Reg.), "Reazioni nucleari ad alta temperatura nella materia condensata". 35. V.A. Romodanov, V.I. Savin,.Ya.B. Skuratnik, V.N. Majorov (State SRI SPA "LUTCH", Podolsk, Moscow Reg.), "Generazione di Trizio in metalli tramite attivazione termica". 36. V.A. Romodanov, V.I. Savin,,Ya.B. Skuratnik, M.Z. Yuriev, (State SRI SPA "LUTCH", Moscow Reg. Russia), "Reazioni nucleari nella materia condensata e raggi X". 37. A.S. Roussetski (P.N. Lebedev Physical Inst., Russian Acad. Sci., Moscow, Russia), "Osservazione dei prodotti delle reazioni di fusione Deuterio-Deuterio in strutture Ossido di Palladio/Palladio caricate di Deuterio elettroliticamente". 38. C. Sanchez, F. Cuevas and J.F. Fernandez (Dpto. Fisica de Materiales, Univ. Autonoma de Madrid, Spain.), "Emissione di neutroni da sistemi Titanio-Deuterio". 39. G. Stoppini (Phys. Dept., Univ. Pisa, Italy), "Processi nucleari in metalli caricati di Idrogeno". 40. E.K. Storms (Santa Fe, NM), "Utilizzo dei concetti di efficienza di assorbimento, limite Deuterio/Palladio, tasso di deassorbimento ed eccesso di volume per giudicare la qualitÃ* del Palladio da usare negli studi sulla Fusione Fredda". 41. E.K. Storms (Santa Fe, NM), "Relazione tra voltaggio a circuito aperto e produzione di calore in una cella del tipo Pons-Fleischmann". 42. R. Stringham (E-Quest Sciences, Mountain View CA), "Cavitazione in acqua pesante con bersagli metallici produce eccesso di calore riproducibile". 43. Hiroshi Sugiura (IMRA Europe, France), Eiichi Yamaguchi (sta per lasciare gli NTT Basic Res. Lab.), "Analisi calorimetrica dell'eccesso di calore generato da sistemi Palladio-Deuterio e Palladio-Idrogeno attraverso il metodo 'in vacuo' ". 44. Mitchell Swartz (JET Energy Tech., MA), Hal Fox (Fusion Information Center, Salt Lake City, UT), "Meta-analisi dei lavori pubblicati sulla Fusione Fredda". o (Si tratta di uno studio sulle pubblicazioni riguardanti la Fusione Fredda. Dal 1989, è stata replicata e dimostrata attraverso esperimenti condotti in più di 30 nazioni. Ogni anno sono stati pubblicati in media 225 articoli sulla Fusione Fredda, oscillanti tra un minimo di 100 ed un massimo di 400. Le nazioni che maggiormente contribuiscono allo sforzo scientifico sulla Fusione Fredda sono il Giappone (110,343), gli Stati Uniti d'America (86,930), la Russia (52,198), l'India (28,71), l'Italia (13,108), la Francia (11,41) e la Cina (10,81), dove il primo numero indica gli articoli pubblicati nel 1995-1996, mentre il secondo numero siriferisce al totale degli articoli pubblicati dal 1989 al 1996. Malgrado si sia registrata una riluttanza senza precedenti nel pubblicare articoli sulla Fusione Fredda da parte delle riviste scientifiche, le pubblicazioni nel campo continuano ad essere numerose). 45. S. Tsvetkov, E. Filatov, V. Khokhlov, "Effetti termici all'anodo di Titanio in una miscela fusa di (LiCI-KCI) + LiD durante l'elettrolisi". 46. S.A. Tsvetkov (Sverdlovsk Branch Res. & Dev. Inst. Engr., Russia), "Dati sperimentali per iniziare la Fusione Fredda tramite Ossigeno". 47. S.A. Tsvetkov (Sverdklovsk Branch Res. & Dev. Inst. Power Engr., Russia), A.G. Lipson (lnst. Physical Chem. RAS, Moscow, Russia), "Condizioni necessarie per la Fusione Fredda". 48. Eiichi Yamaguchi (on leave from NTT Basic Res. Labs., Japan), Hiroshi Sugiura (IMRA Europe, France), "Rapporto sull'andamento degli studi sull'eccesso di calore e dei prodotti nucleari dal metodo 'In vacuo' al laboratorio IMRA Europe". Non si può non rimanere impressionati anche da una semplice occhiata ai titoli di alcuni dei lavori presentati alla Settima Conferenza Internazionale sulla Fusione Fredda. La varietÃ* di nazioni coinvolte, la gran quantitÃ* di esperienze diverse eppure tutte "anomale" e riconducibili alla fenomenologia della Fusione Fredda, la crescita tumultuosa del "ramo" rappresentato dalle trasmutazioni nucleari a debole energia, il coinvolgimento di aziende, di cui sempre più numerose sono quelle che intendono occuparsi esclusivamente della Fusione Fredda, fa pensare ad un vero e proprio punto di svolta. Proprio una di queste aziende sarÃ* l'argomento del prossimo capitolo, cioè la statunitense CETI Inc.: Clean Energy Technology Incorporated. Bibliografia T.Ohmori, T.Mizuno, Y.Nodsaka, M.Enyo "Transmutation in a gold-light water electrolysis system" Fusion Technology, 33, 367-382 (1998) J.Dash, R.Kopecek, S.Miguet (Dept. of Phys., Portland State Univ., OR, USA) "Excess heat and unexpected elements from aqueous electrolysis with titanium and palladium cathodes" IECEC-97, Proceedings of the Thirthy-Second Intersociety Energy Conversion Engineering Conference, Honolulu, HI, USA, 27 July-1Aug. 1997, p.1350-1355, vol.2. C.L.Kervran "Transmutations Biologiques" Maloine, Paris (1962) C.L.Kervran "Biological evidence of low energy transmutations" Maloine Publications, Paris (1970) T.Ohmori, M.Enyo, T.Mizuno, Y.Nodsaka, H.Minagawa "Transmutation in the electrolysis of light water - Excess energy and iron production in a gold electrode" Fusion Technology, 31, 210-218 (1997) J.Rothwell "Report on the Second International Low Energy Nuclear Reactions Conference", Holiday Inn, College Station, Texas, September 13-14, 1996 Articolo diffuso su Internet, copyright Cold Fusion Technology. L.Manusardi Carlesi "Una trasmutazione più rapida può ridurre il pericolo scorie" Il Sole-24 ore, Ricerca e Tecnologie, pag.XII, 17 Ottobre 1997. A.McLean "Some Notes on the work of Louis Kervran" Articolo diffuso su Internet. G.H.Miley (University of Illinois, Dep.of Nuclear Engineering), J.A.Patterson (C.E.T.I. Clean Energy Technology Inc. , Sarasota, Florida, USA). "Nuclear Transmutation in Thin-Film Nickel Coatings Undergoing Electrolysis" J.New Energy, 1, 3, 1 (1996) H.Komaki "Observations on the biological cold fusion or the biological transformation of elements". Proceedings of Third International Conference on Cold Fusion, October 21-25, 1992, Nagoya Japan, "Frontiers of Cold Fusion," (H. Ikegami, ed.), 555. H.Komaki "An approach to the probable mechanism of the non-radioactive biological cold fusion or so-called Kervran Effect" Proceedings of Fourth International Conference on Cold Fusion, Lahaina, Maui, Dec. 6-9, 1993. EPRI TR-104188-V4, 44. G.H.Miley, G.Narne, M.J.Williams, J.A.Patterson, J.A.Nix, D.Cravens, and H.Hora "Experimental Observations of Massive Transmutations Occurring in Multilayer Thin-Film Microspheres after Electrolysis" Proceedings of Sixth International Conference on Cold Fusion, Toya, Hokkaido, Japan, 1996, Vol.2, p.629 (1996). F.Celani, et al. "Transmutation preliminary results paper" New Energy News (NEN), Vol.6, n.°2, June 1998, pp.17-18 Proceedings of Seventh International Conference on Cold Fusion (ICCF-7), April 1998 Vancouver, BC, Canada (ENECO, 391-B, Chipeta Way, Salt Lake City, UT 84108). R.A.Oriani "Anomalous heavy atomic masses produced by electrolysis" Fusion Technology, 34, 76-80 (1998) V.Nassisi "Transmutation of elements in saturated palladium hydrides by an XeCl excimer laser" Fusion Technology, 33, 468-475 (1998) |
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#2
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| Il 03 Lug 2006, 07:58, Annunciazione <[Only registered users see links. ]> ha scritto: Interessante questa storia della trasmutazione! Mentre leggevo mi sono venuti in mente un paio di episodi che non sono mai riuscito a spiegarmi. Un'estate ho avuto modo di osservare gli effetti di un fulmine caduto su un pino poche ore prima. Il pino era letteralmente esploso, non si vedevano bruciature ma i frammenti di legno erano secchi e leggeri come balsa. La cosa strana pero' e' che attorno all'albero distrutto di percepiva odore di zolfo bruciato e uova marce (anidride solforosa e acido solfidrico) e nei pezzi di legno vi erano aloni gialli come di zolfo. Mi sono sempre chiesto da dove potesse arrivare tutto quello zolfo, difficile pensare che fosse contenuto naturalmente nel legno. Potrebbe essere stato il risultato di una trasmutazione? L'altro episodio forse e' piu' interessante perche' volendo puo' essere riprodotto. Avevo un elettrodo per saldadura TIG composto da tungsteno e torio (circa 2%), un tondino lungo una quindicina di cm. e di un paio di millimetri di diametro dal peso di circa 18 grammi. Poiche' un contatore Geiger lo indicava discretamente radioattivo, volevo ridurlo in polvere per fare qualche esperimento. Il tungsteno e' notoriamente durissimo ed estremamente difficile da lavorare, cosi' ho seguito un procedimento chimico. Ho immerso questo elettrodo in una soluzione di acqua e NaOH e applicato una tensione di alcuni volt, non ricordo se continui o alternati. L'altro elettrodo era un cilindro di carbone ricavato da una pila. Comunque in questa specie di cella elettrolitica l'elettrodo di tungsteno e torio veniva corroso molto velocemente, dopo qualche ora si e' dissolto completamente. Ho proceduto quindi a fare bollire la soluzione fino ad ottenere una polvere bianca che mi aspettavo che contenesse, oltre a sali di tungsteno e quelli contenuti nell'acqua, una certa quantita' di qualche composto di torio. Ma quando ho avvicinato il contatore Geiger a questa polvere, con mio grande disappunto ho constatato che non segnava nessuna radioattivita' oltre a quella di fondo! Significava che il torio non c'era piu'. La spiegazione che ho dato al momento e' che fosse evaporato, ma non sono mai stato molto convinto di questo. Adesso mi chiedo se si possa trattare di una trasmutazione del torio in altro elemento non radioattivo. -------------------------------- Inviato via [Only registered users see links. ] |
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#3
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| brown fox ha scritto: ma il pino tu l'avevi già esaminato anche prima ? Era ancora verde, allora ? ok .... beh, ma lo zolfo è un' ipotesi, no ? Come mai sei proprio sicuro che si trattasse di zolfo e non, ad es., polvere di resine secche ? Ne ho vista di gialla e opaca (senza odore di zolfo però). Cmq la sicurezza come ce l'hai avuta ? mah .... imho la cosa più probabile è 1) che non fosse davvero zolfo o 2) che qualcuno l'avesse usato nei dintorni come antifungino (o magari buttato via, non so) forse per il torio, anche se non saprei valutare il "discretamente" anche se fornissi i tick se hai lavorato in alternata, facile disgregare l'elettrodo di carbone cavolo, avrei detto il contrario. Cmq si, l'ossidazione anodica a tungstati è fattibile in opportune condizioni biossido è anfotero e si scioglie in basi in effetti non so darti nessuna risposta, ma l'ipotesi dell'evaporazione della toria è la più remota possibile. Anzi, è un ossido tremendamente refrattario e col cavolo che evapora ! Che so, magari hai filtrato la soluzione prima di evaporarla .... mah .... con alcuni volt ? Ci sono notevoli dubbi persino che avvengano reazioni nucleari persino in processi dove applicano kilovolt e fanno avvenire scarica elettrodica a plasma sommerso (elettrodi in tungsteno o altro). Ma questo è quanto, dovrebbe fare ipotesi un fisico nucleare al riguardo. Di suo il torio non scompare, anzi, è tra i radioisotopi a più lunga emivita, intorno ai 14 miliardi di anni, per cui non si è consumato in quel modo. Non so fare nessuna altra ipotesi. Boh ciao Soviet_Mario |
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#4
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| brown fox ha scritto: Forse può aiutare la lettura di questo rapporto fatto da due ricercatori campani. [Only registered users see links. ] Loro hanno verificato trasmutazioni certe, avendo analizzato tutto il possibile. Adesso sono in procinto di far certificare tutto il loro lavoro. Dite che ne pensate. |
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#5
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| Il 04 Lug 2006, 00:29, Soviet_Mario <[Only registered users see links. ]> ha scritto: No, era in un bosco in montagna e la notte precedente c'era stato un fortissimo temporale. Io l'ho trovato per caso facendo una passeggiata. Nessuna sicurezza, ho associato io la presenza degli odori di composti di zolfo, di questo sono sicuro, conosco bene l'odore, a quelle macchie gialle. In realta' poteva essere dell'altro, ma sembrava proprio zolfo. Sfortunatamente stavo andando a funghi e non mi e' venuta l'idea di portarmi via qualche pezzo di legno come campione. Questo lo escudo, era in mezzo ad un bosco, lontano da sentieri e in una zona abbastanza scoscesa. Comunque mi rendo conto che e' una storia abbastanza vaga, pero' l'odore di zolfo c'era. Boh, diciamo che mentre la radiottivita' naturale provoca circa un impulso al secondo, l'elettrodo al torio appoggiato al tubo geiger dava una cinquantina di impulsi al secondo, come ordine di grandezza. Preso come valore assoluto di radioattivita' e' molto basso, pero' e' nettamente rivelabile. Probabilmente ho usato corrente continua, so che avevo fatto una ricerca su internet su che cosa poteva corrodere il tungsteno e avevo trovato quel metodo con la soda caustica. So che ha mi ha molto sorpeso la facilita' con cui veniva disciolto. Mi sembra che questo metodo venga usato anche per creare punte estremamente sottili nei fili di tungsteno, per fabbricare elettrodi nei microscopi a effetto tunnel, logicamente usando correnti elettriche molto deboli. No, non ho filtrato niente. Tutto l'esperimento e' stato fatto molto alla buona, quello che mi interessava era solo ridurre in polvere l'elettrodo, senza preoccuparmi di che cosa succedeva realmente o se c'erano impurita', tanto il torio contenuto in partenza era appena il 2%. Ricordo che ho verificato anche la radiottivita' dell'elettrodo di carbone, pensando che magari il torio si fosse depositato li', ma non c'era. Potrebbe essersi formato un composto gassoso del torio durante il passaggio della corrente elettrica? C'era un forte sviluppo di gas agli elettrodi, suppongo fossero principalmente idrogeno e ossigeno. Se trovo un altro di quegli elettrodi voglio rifare tutto l'esperimento in modo un po' piu' serio. -------------------------------- Inviato via [Only registered users see links. ] |
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#6
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| "brown fox" ha scritto nel messaggio Non credo... Odori di ozono e di zolfo sono molto comuni nei prodotti di ionizzazione dei normali fulmini. Poi dici: Non direi che sia un valore "molto basso": ipotizzando un'efficienza di rivelazione dell'1% (probabilmente è sovrastimata), si ha un'attività totale di almeno 5000 Bq, circa 300 Bq/g, già al di fuori di una misura spettrometrica diretta in una laboratorio radiometrico di protezione ambientale. Non è esattamente così. Il torio è radioattivo, con T1/2 di 1,39*10^10 anni. La sua catena (Th-232 --> Ra-228 --> Ac-228 --> Th-228 --> --> Ra-224 --> Rn-220 --> Po-216 --> Pb-212 --> Bi-212 Po-212 --> --> Tl-208 --> Pb-208 conduce a piombo stabile In condizioni normali si ha equilibrio radioattivo. Probabilmente, tu hai separato il torio (capostipite e 228) che ha bassa attività (e che quindi il tuo Geiger non è in grado di rivelare). Prima che si raggiunga un nuovo equilibrio devono passare circa 10 anni. Contemporaneamente, c'è stato rilascio di toron gassoso (Rn-220, T1/2 54,5 secondi), che si è sviluppato durante l'elettrolisi e l'ebollizione (e che costituisce un problema di sicurezza sanitaria). Tutti i radionuclidi seguenti della catena, non essendo più presente il padre Rn-220, sono prontamente decaduti a causa del loro basso T1/2. Ne è risultata un'attività della polvere, che dovrebbe comunque ancora contenere il torio, pressochè assente (se non si dà tempo ai figli di crescere). Quanche anno fa, avrei dato una spiegazione senz'altro più precisa ed esauriente; ormai sono quasi 10 anni che non mi occupo più di radiometria e radiochimica. Ciao, Nino |
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#7
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| brown fox ha scritto: CUT beh, sotto attacco anodico sostanzialmente non c'è metallo nobile a sufficienza per resistere, a meno che non scatti la passivazione (perchè non c'è metallo intrinsecamente capace di resistere alla miscela di ossigeno nascente e radicali OH*). Solo i metalli che si passivano, e in condizioni in cui questi ossidi rimangono integri, resistono l'attacco e ossidano al netto la sola acqua ad ossigeno. Gli ossidi ad alta valenza del tungsteno hanno natura blandamente acida, e anche fossero solo anfoteri, in soda caustica si possono sciogliere se le condizioni sono adatte (ad es. perchè gli ossidi nascono idrati e non cristallini e compatti) all'anodo no. Avessi avuto un catodo e un sale di torio solubile già in soluzione, forse (dico solo forse) un idruro avrebbe magari potuto formarsi (anche se me lo vedo più salino che molto volatile in ogni caso. Esistono cmq idruri volatili molto covalenti senza andare molto lontano dal torio, tipo quello di uranio). Ma all'anodo no, niente di volatile direttamente. Bisognerebbe fare una serie di supposizioni improbabili : 1) il torio si ossida all'anodo e da il biossido 2), difficile, il biossido è abbastanza anfotero da passare in soluzione come "toriato", e non mi risulta, 3) questo anione solubile doveva migrare al catodo e ridursi non già solo fino a metallo libero ma sino ad idruro (questa non la posso escludere, perchè in effetti si produce anche idrogeno nascente al catodo). Ma il punto 2 lo vedo molto difficile, 4) è necessario che questo idruro sia un composto non ionico, ma covalente e volatile (questo non lo so ma a controllare ci vuol poco, quando ho tempo ci guardo) Si, di base sono quelli. A questo punto se rifai l'esperienza, prova a mettere il gayger in modo che sia lambito dai vapori (che magari porti via con un tubo lungo in modo da non sentire i ticks dell'elettrodo metallico) si, prova a raccogliere i gas, in prima battuta insieme, e se vedi radiattività volatile, prova a raccoglierli singolarmente e vedi da che polo viene. ciao Soviet_Mario |
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#8
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| Nino ha scritto: CUT CUT Interessante la spiegazione, e logica. Non ho capito però se "toron", nel seguito, è un alias del nome del radon, un composto gassoso diverso, o un refuso del nome del radon mah, ce ne avanza ! he he he (ricordo che avevi spiegato bene anche la faccenda della radiattività delle rocce e del cemento, con la storia della catena del radon) ciao Soviet_Mario |
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#9
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| Soviet_Mario wrote: Toron è l'isotopo 220 del radon. -- news://it-alt.comp.software.openoffice : Il newsgroup dedicato a OpenOffice.org, la suite open source di applicazioni per ufficio. Saluti, VITRIOL |
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#10
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| VITRIOL ha scritto: uh ! ! non si finisce mai di imparare CCCP |
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