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Gascromatografia e standard interno

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  #1  
Old 10-07-2005, 10:07 PM
Trixt
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Default Gascromatografia e standard interno



Avendo un cromatogramma ottenuto inserendo
nell'analisi uno standard interno, come si fa a
passare dal valore dell'area dei picchi ad un
valore di concentrazione?
Bastano anche solo i passaggi matematici.

Grazie per l'interesse

--
Trixt
IHGGerD #105

Tre cose solamente m'enno in grado,
le quali posso non ben ben fornire,
cioe' la donna, la taverna e 'l dado:
queste mi fanno 'l cuor lieto sentire.
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  #2  
Old 10-08-2005, 09:49 AM
Manny
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"Trixt" <[Only registered users see links. ]> ha scritto nel messaggio
news:di6rhu$rq9$[Only registered users see links. ]...

La concentrazione si ottiene tramite il metodo dello standard esterno,
preparando varie soluzioni a concentrazione diversa di standard e ricavando
tramite regressione lineare la funzione di dipendenza della concentrazione
con l'area del picco.
Questo metodo Ŕ usato in HPLC in quanto le iniezioni sono molto ripetitive
(grazie al loop), mentre in GC le iniezioni sono poco ripetibili (sia in
modalitÓ split che splitless). Per ovviare a questo problema ad ogni
soluzione standard e ad ogni campione viene aggiunta la medesima
concentrazione di un composto X estraneo al campione e che si vÓ a
posizionare in una regione vuota dello spettro.
In questo metodo la regressione correla l'area di picco e il rapporto (conc.
analita/conc. X), questo perchŔ il rapporto risulta indipendente dalla
pecentuale di iniezione che arriva in colonna.


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  #3  
Old 10-08-2005, 02:48 PM
Revenge
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Default Gascromatografia e standard interno

Lo standard interno nella GC e' stato introdotto perche' ripetere la
stessa inezione 50 volte portava a 50 risultati diversi. Si carica
sempre un po piu' o un po meno la siringa, magari l'ago e' caldo e
parte del solvente evapora, comunque le variabili sono parecchie e
quindi gia' fare una calibrazione risulta un grosso problema, un
analisi un problema ancora maggiore se non e' affidabile la
calibrazione stessa.

Per ovviare tale problema si e' pensato quindi di introdurre uno
standard interno sia negli standard usati per la calibrazione sia nel
campione oggetto di analisi.

Infatti per quanto possiamo sbagliare l'inezione il rapporto tra la
concentrazione del nostro analita (area) e quello dello standard
interno (area) si mantiene comunque costante e permette tramite un
semplice calcolino matematico che qualcuno ti ha gia' esplicato di fare
delle analisi piuttosto precise.

Tieni presente che in GC si analizzano quantita' dell'ordine dei ng. e
pg 8-o

--
revenge


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  #4  
Old 10-08-2005, 10:03 PM
Trixt
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Default Gascromatografia e standard interno

Questo l'ha scritto "Manny" <manny84@libero.it>
mentre stavo mangiando un petto di drago nero
arrosto:


So per certo (cazziatone durante un esame da
dimenticare) che il metodo della retta di taratura
e quello dello standard interno sono due cose
differenti, e uno non implica l'altro (anch'io
pensavo che si facesse sempre la retta, ma mi ha
detto che non e' cosi'). Come domanda infatti mi
ha chiesto come arrivare ad un valore di
concentrazione SOLO con il metodo dello standard
interno, senza far prima la retta di taratura.


Anch'io gli ho detto piu' o meno questo, riferito
alla GC.


Io gli ho detto che il rapporto fra l'area del
picco dello standard interno e l'area del picco
dell'analita era costante (cioe' entrambi
soffrivano della poco ripetibilita', ma il
rapporto rimaneva appunto costante). E' questo che
intendi?

Comunque provo a farmi capire meglio, spiegando
come ho fatto a lui all'esame, cosi' puoi farmi
vedere dove sbaglio (spero che avrai la pazienza
di leggermi fino in fondo

Prendiamo ad esempio l'analisi di vari campioni
contenenti la stessa quantita' incognita di Z. A
noi interessa determinare la concentrazione di Z.

Ad ogni campione si aggiunge una quantita' isurata
accuratamente di standard interno X.
Si prende un po' del primo campione e lo si
schiaffa nel GC con la microsiringa. Vai con la
lettura, e si ottiene il cromatogramma.

Assunzione: si sa gia' a cosa corrisponde ogni
picco.

Ci sara' quindi il picco di Z (e magari altri che
non interessano) e quello di X (standard interno),
in una zona vuota ma il piu' possibile vicino a Z.
..
Ripetendo la lettura per il secondo e i successivi
campioni si ottiengono valori dell'area del picco
di Z oscillanti attorno ad un valore medio. Stessa
cosa ovviamente per il picco dello standard
interno.
Al che mi fa la domanda: come si fa
matematicamente (pochi passaggi comunque) ad
arrivare da qui ad un valore di concentrazione?

--
Trixt
IHGGerD #105

Tre cose solamente m'enno in grado,
le quali posso non ben ben fornire,
cioe' la donna, la taverna e 'l dado:
queste mi fanno 'l cuor lieto sentire.
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  #5  
Old 10-09-2005, 08:27 AM
Revenge
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Default Gascromatografia e standard interno

questo e' un calcolo delle concentrazioni % che si usa ad esempio nelle
analisi di miscele di solventi o cose similari. Sono molti anni che non
le faccio piu' per cui ti rimando ad un testo di analisi chimiche
strumentali, o a qualcuno piu' fresco di me. :-) >:|

--
revenge


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  #6  
Old 10-09-2005, 09:58 AM
Manny
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"Trixt" <[Only registered users see links. ]> ha scritto nel messaggio
news:di9fn2$hu2$[Only registered users see links. ]...

Il fatto Ŕ che il metodo dello standard interno prevede la taratura, non Ŕ
che ti confondi con in metodo delle aggiunte?


Si, in quanto il rapporto tra le concentrazioni rimane costante.


Sinceramente non ho mai sentito di un analisi del genere, perchŔ sono molti
gli "errori" commessi, in quanto tu puoi sideterminare una certa
"concentrazione" di Z, ma il fatto Ŕ che la tua concentrazione risulta
relativa nei vari campioni e mq non Ŕ propriamente vero in quanto non Ŕ
detto che nell'intervallo di concentrazione di Z in cui stai lavorando sia
di linearitÓ tra la concentrazione e l'area di picco.
Ad esempio se non sei all'interno dell'intervallo di linearitÓ un raddoppio
della concentrazione di Z pu˛ portare all'aumento dell'area del picco di 1/2
(solitamente), quando invece nell'intervallo di linearitÓ per un raddoppio
di concentrazione si ha anche un raddoppio di area del picco.
Un'analisi come la intendi tu sarebbe possibile esclusivamente nel caso in
cui Z e X abbiano la stessa risposta al detector, ma cmq bisognerebbe tarare
la dipendenza dell'area dalla concentrazione.
Es: Detector ECD, molecole come clorometano, cloroetanoi, cloropropano,.....
hanno tutte la stessa (sll'incirca) risposta in base alla concentrazione.


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  #7  
Old 10-09-2005, 01:02 PM
Trixt
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Questo l'ha scritto "Manny" <manny84@libero.it>
mentre stavo mangiando un petto di drago nero
arrosto:


Son sicuro perche' mi ha detto: "Ok, il metodo
della retta di taratura lo sai, ma non ho capito
se ci sei su quello dello standard interno",
aggiungendo poi che quando si usa quest'ultimo non
serve fare prima la retta di taratura. Poi magari
sai, con la tensione dell'esame che sta andando a
pu****e posso aver capito qualunque cosa... :P

[megacut]

Le tue considerazione non fanno una piega, e anche
a me puzza tantissimo la cosa, ma di quello che mi
ha detto son praticamente sicuro (anche perche' e'
stata una delle cose che mi ha affondato
l'esame...)
I due libri di analitica che ho non vanno in
profondita' sull'argomento, ma fra qualche giorno
chiedo spiegazioni dirattemente al docente e vedo
cosa dice. Ti faccio comunque sapere in modo da
tirare le somme.
Per ora ringrazio te e Revenge per l'attenzione

Ciao

--
Trixt
IHGGerD #105

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gascromatografia , interno , standard


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