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Università, numero chiuso: un nuovo razzismo

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  #11  
Old 01-09-2008, 11:06 PM
defraz
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Default Università,

> non so per medicina per veterinaria contava :-P
afajr a Genova contava il 10% a medicina e il 30% ad odontoiatria.
Qualcosa come una decina di anni fa...
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  #12  
Old 01-10-2008, 11:30 AM
danilo
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Default Università, numero chiuso: un nuovo razzismo

Il 09 Gen 2008, 08:50, fuzzy <[Only registered users see links. ]> ha scritto:
termini

Beh, è una definizione discutibile. La persecuzione è in ogni caso
sbagliata, ma non necessariamente lo è la discriminazione, nè costituisce
necessariamente razzismo.
Per come la vedo io, razzismo si ha quando le discriminazioni vengono messe
in atto contro gruppi di cui _si assume a priori_ un'inferiorità a qualche
livello. Cioè nei confronti di gruppi di cui si inferisce una caratteristica
negativa dalla caratteristica ininfluente che invece caratterizza il gruppo.
Per essere più chiaro, sarebbe razzista proibire gli studi alle donne in
base all'assunto che, essendo donne, sono stupide, mentre non sarebbe
razzista separare maschi e femmine nelle gare sportive in base al _fatto_ (e
non all'inferenza) che la massa muscolare nei maschi è maggiore che nelle
femmine.
(Sì, lo so che una femmina può essere più forte di un maschio. Ma il maschio
migliore in una disciplina è più forte della migliore delle femmine).

Secondo la tua definizione ogni discriminazione o esclusione verso gruppi di
persone identificabili è razzismo. Ma risulta evidente che, in questo modo,
è razzismo anche il proibire ai medici di progettare ponti, o ai ciechi di
operare a cuore aperto...

Ora, io non so in che modo si conti di discriminare, in base a quali
caratteristiche, in questo caso. E si può discutere (se così fosse) sui pro
e contro della meritocrazia. Ma puoi parlare di razzismo solo se la
discriminante sono caratteristiche non dimostrabili, oppure ininfluenti.
Altrimenti no, io credo.

Danilo

--------------------------------
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  #13  
Old 01-10-2008, 05:51 PM
A. Vincenzoni
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"fuzzy" <[Only registered users see links. ]> ha scritto nel messaggio
news:77abffdd-81b6-4093-8907-


Vedi figliolo, discriminare i somari in quanto somari e' una cosa
sacrosanta, non e' una cattiveria. Sarei ipocrita se dicessi che cio'
avviene per il loro bene: non e' cosi', rispetto all'individuo la selezione
e' effettivamente punitiva. Ma la selezione e' vantaggiosa per la comunita',
che si trovera' ai posti di responsabilita' una élite sopravvissuta con
successo a una forte pressione selettiva.

Come questa gente ha tenuto duro davanti a un esame, cosi' terranno duro
davanti a una crisi economica, a un imprevisto in sala operatoria, a un
cedimento delle fondamenta, ecc. ecc.

Un piccolo appunto: vedo che hai problemi con la divisione in sillabe delle
parole, occhio che quando si lanciano proclami occorre essere
ortograficamente credibili.


Selezionare le persone in base alla capacita' intellettuali e' una cosa
giusta e seria. Adesso, con la scuola a pezzi, le persone vengono
selezionate lo stesso, pero' in base alla loro paraculaggine, sfacciataggine
e leccaculismo. Ma non e' leccaculismo italiota che fa fare progressi alla
societa'.

Vogliamo delle attrici che sappiano cantare, ballare e modificare a
piacimento l'espressione del viso, e non solo troie svelte a darla via, se
posso generalizzare un po' il concetto.









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  #14  
Old 01-10-2008, 06:44 PM
A. Vincenzoni
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"fuzzy" <[Only registered users see links. ]> ha scritto nel messaggio
news:9d8e0b2e-0044-4951-a36c-


La scuola, o e' fortemente selettiva, e manda avanti gli intelligenti e gli
sgobboni, o non ha ragione di esistere. Sono anni di fancazzismo buttati
via, tanto vale mandarli a imparare un mestiere a 16 anni invece che tenerli
a ciondolare studicchiando poco e male e poi trovarseli come precari
dequalificati a 24 o 30.

Tu non vorresti avere come difensore un avvocato che non conosce il codice,
come medico un somaro che non conosce la patologia medica, o farti
progettare la casa da un geom. o un architetto deboli in matematica, no?

Si' al numero chiuso, al concorso a quiz permutati su scala nazionale, con
graduatoria unica nazionale. Viva Gentile, viva il nozionismo, viva la
grammatica, viva lo studio a memoria. A diventare opinionisti c'e' sempre
tempo.









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  #15  
Old 01-11-2008, 07:11 AM
fuzzy
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On 9 Gen, 15:33, "Marcolino" <x...@y.z> wrote:


I primi a non rispettare e disprezzare le regole sono proprio gli
italiani.
Lo dici tu stesso sopra: la mancanza di cronica meritocrazia è
stata portata avanti per decenni dagli italiani.

fuzzy

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  #16  
Old 01-11-2008, 07:22 AM
fuzzy
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On 10 Gen, 18:51, "A. Vincenzoni" <[Only registered users see links. ]> wrote:


in "discriminazion-ismo" il trattino non divide in sillabe, ma
evidenzia un suffisso.

sacrosanta,

Somaro!

fuzzy
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  #17  
Old 01-11-2008, 08:16 AM
fuzzy
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On 9 Gen, 15:49, Dominio Digitale <[Only registered users see links. ]> wrote:

Per la meritocrazia non serve affatto il numero chiuso, c'e' già il
voto, eppoi la selezione post-laurea.


Il vero problema è la discriminazione, in un paese di razzisti-
lobbysti.

L'introduzione del numero chiuso nelle facoltà universitarie è talora
abbinata alla proposta di aumentare le rette universitarie, e
migliorare l'utilizzo delle strutture. Ovvero invece di incrementare
le strutture per onorare il diritto allo studio sancito dalla
costituzione, i razzisti-italiani-benpensanti discriminano gli
studenti alla base.

E il criterio non è la meritocrazia.

La limitazione del diritto allo studio viene giustificata a volte con
una questione di equità sociale per la quale è corretto che i più
abbienti non beneficino di un 'università pagata con le tasse di
tutti, anche dei più poveri.

Purtroppo le statistiche confermano ovviamente il contrario: la
maggioranza degli iscritti all'università proviene da una famiglia con
almeno un genitore laureato, e che proprio i più poveri sono esclusi
dai più alti livelli dell'istruzione, e i figli di papà diventano cosi
dei privilegiati. Anche perche' se sei in una famiglia coi soldi,
riesci a dedicarsi allo studio completamente, senza pensiere, impegni,
preoccupazioni.

Il problema è che la spesa pubblica per l'università e ricerca è molto
bassa. in italia si preferisce finanziare pubblicamente i giornali
(tanto per fare un per esempio).

Il peggio è che proprio i più abbienti si avvalgono in numero
ristretto dell'università pubblica, pagata (seppur in minima parte)
con le tasse della collettività. Lo conferma il reddito medio pro-
capite degli iscritti alle università statali. Come al solito in
italia il finanziamento pubblico finisce nelle tasche di pochi, e
senza che nessuno l'abbia chiesto, come nel caso del finanziamento
pubblico ai giornali.

l'aumento delle tasse e il numero chiuso diventano cosi una selezione
per reddito, selezione razzista - della peggiore forma di razzismo,
quella verso i poveri - e incostituzionale.

fuzzy
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  #18  
Old 01-11-2008, 09:24 AM
Archeopteryx
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> Il problema è che la spesa pubblica per l'università e


Senza polemica, c'è un altro problema. L'università ha
delle responsabilità molto grandi, in parte effetto di
false illusioni della collettività.

So, come tutti quelli che hanno tentato di rimanere dopo
il dottorato, che o sei un genio (il valore emerge sempre
e comunque) o hai un carattere predisposto all'adulazione,
per usare un eufemismo, o hai altre qualita comunque
estranee a quelle che sarebbero richieste. Apro e chiudo
parentesi, non per questo salto su e dico che l'università
è stata razzista verso di me. So bene di non essere un
genio (anche se so che sarei stato un bravo insegnante,
meglio di tanti altri) e pazienza, faccio altro.

Chiusa la parentesi, l'università è un mondo chiuso e
costituisce una corporazione che quasi sempre riesce a
respingere persino le indagini della magistratura. Hai
idea di come vengono gestiti i concorsi? Io ho visto un po'
dietro le quinte ed è uno schifo, sempre per usare
delicati eufemismi. Altro enorme problema, sempre legato
alla eccessiva indipendenza degli atenei, la
proliferazione di cattedre e insegnamenti tipo
"psicosociologia delle piante" (scherzo ma fino a un certo
punto), il che comporta costi molto elevati che poi si
riflettono sulle tasse. Una delle cause di questa
proliferazione la vedo tutti i giorni con i figli di amici
e conoscenti. Gente che per forza vuole fare l'università
e siccome non è particolarmente brillante finisce con
scegliere "scenografia", "arti e spettacolo", eccetera,
per carità tutta roba molto degna (vado col "disclaimer"
ma il 90% di queste materie è roba assolutamente ridicola)
che però, e questo è il punto, esiste in quanto pacchetto
di offerta di certi atenei. E c'è l'offerta solo perché
esiste la domanda del genitore che non ammette che il
figlio non fa parte di quel 10-15% che ha le capacità per
affrontare i campi del sapere realmente importanti. Tutto
questo finisce col costare soldi e risorse per un perverso
circolo vizioso dovuto anche alla conseguente spaventosa
moltiplicazione di cattedre e insegnamenti.

Ecco, in quest'ottica, il mito del pezzo di carta ha
prodotto guasti forse irreparabili e se anche è, ammetto
io per primo, sgradevole una forma di selezione, questo è
solo il risultato del fatto che tanta gente non vuole
riconoscere i limiti propri e/o dei propri figli.


Il razzismo, come ti è stato detto, è un'altra cosa e non
c'entra nulla con queste faccende. Certo, come esseri
umani, messi di fronte al fatto che pochi hanno talento
(io per primo non ce l'ho) e che non siamo tutti uguali,
reagiamo cercando di negare questa evidente realtà. Non ci
è bastato che dal mito della presunta "uguaglianza" degli
esseri umani siano anche nate ideologie fallimentari: non
lo accettiamo ed è umano. Ma "razzismo" per me, vuol dire
"non ti faccio entrare all'università perché sei nato ad
Ancona e ho una teoria biologica secondo la quale gli
anconetani sono scemi". Questo, grosso modo, è razzismo.

Quel che dicevo sopra sull'accesso troppo facile
all'istruzione superiore e conseguente tirata di cinghia
si può vedere esattamente come una forma di adattamento
per la sopravvivenza di una comunità a cui stanno venendo
meno le risorse, e i biologi qui potranno ben chiarirlo
meglio di me. A questo punto, di chi è la colpa se siamo
noi stessi ad aver provocato il problema che poi
pretendiamo di non affrontare?

Non è polemica eh... ma parlare di "razzismo" mi pare un
po' troppo. Non so se è ammesso un uso traslato del
termine fino a questo punto, ma se anche fosse trovo che è
una parola da usare con tantissima cautela e in ambiti
molto ben circoscritti.

ciao!

Apx.
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  #19  
Old 01-11-2008, 09:54 AM
silviazza
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Default Università, numero chiuso: un nuovo razzismo

On Tue, 8 Jan 2008 14:20:47 -0800 (PST), fuzzy <[Only registered users see links. ]>
wrote:


Tralasciando il paragone col razzismo che mi sembra ridicolo... ti
sembra molto meglio l'università accessibile a tutti e soprattutto che
manda avanti cani e porci? Noi abbiamo avuto due tesisti, uno
bravissimo ed uno molto meno sveglio, che si sono laureati entrambi in
pari, quindi il nostro sistema universitario non valorizza più chi è
bravo...
Comunque una volta il numero chiuso garantiva una maggiore percentuale
di laureati rispetto agli iscritti, adesso si laureano tutti comunque
perché se le lauree sono troppo selettive l'università perde
iscrizioni e quindi soldi (!)...
Silvia
______
Se vuoi scrivermi togli tutti i punti prima della @ da
[Only registered users see links. ]

"Soltanto poche cose sono più difficili da sopportare
dell'irritazione provocata da un buon esempio"
(Mark Twain)
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  #20  
Old 01-11-2008, 09:59 AM
silviazza
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On Wed, 09 Jan 2008 15:49:40 +0100, Dominio Digitale
<[Only registered users see links. ]> wrote:


Sante parole. Io sono entrata al numero chiuso senza conoscere nessuno
ed ora me la sto prendendo in quel posto nel mondo del lavoro per la
combinazione letale di non conoscere nessuno e di avere scelto la
ricerca...
Silvia
______
Se vuoi scrivermi togli tutti i punti prima della @ da
[Only registered users see links. ]

"Soltanto poche cose sono più difficili da sopportare
dell'irritazione provocata da un buon esempio"
(Mark Twain)
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Tags
chiuso , numero , nuovo , razzismo , università


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