![]() |
sull'ambiguità del concetto scientifico di razza sempre da 'sto libro "Codice Darwin" ho letto che la nozione di "razza" esprime solo la varietà di caratteri adattati ad ambienti diversi, e non un qualcosa di "ontologico", ma che purtroppo si è avuto un fenomeno di ipostatizzazione metafisica, all'origine delle teorie dei processi storico-sociali del darwinismo filosofico di fine ottocento. Allora, il mio problema è questo: gli autori affermano che il concetto di "razza" è stato ingiustamente ipostatizzato, anzi che è decisamente scorretto a livello scintifico, perché si dimostra con Lewontin che, per es., circa il 70% dei geni noi li condividiamo con i nostri parenti africani (Homo sapiens di 200.000-100.000 anni fa), più che con, per es., gli asiatici, che pure, a livello di fenotipo, ci assomigliano di più; secondo altri studi, la somiglianza genetica si spinge fino al 95%. La razza sarebbe un concetto privo di qualsiasi scientificità. non potendo entrare nel merito, pongo alcune domande da profano, preoccupato dell'ambiguità e dalla pericolosità di questi sconfinamenti della biologia nel campo della morale: 1) durante gli anni del nazifascismo gli studi di Lewontin non c'erano: era allora giustificabile ipotizzare che le razze erano diverse "geneticamente" (qualunque cosa potesse significare questo all'epoca) e quindi attuare politiche razzistiche? 2) ragionando per assurdo: se si scoprisse (magari non è possibile, ma ammettiamolo per ipotesi) che quel 5% di genoma che ci rende "geneticamente" diversi dalle altre "razze" è deputato al controllo delle funzioni cognitive superiori, l'intelligenza logico-matematica, per es., ne dovremmo dedurre che il razzismo è "scientificamente" provato? 3) siccome le teorie cambiano continuamente, ci si può aspettare in un qualche futuro qualche teoria che confermi le ipotesi di inferiorità delle "razze", in un qualche modo per ora inconcepibile? 3) se il genoma dell'uomo è molto diverso da quello dei cani, significa che è giustificata qualsiasi tortura possibile su di essi? non sarebbe più razionale e più moralmente accettabile affermare che ogni volta che in giro ci sia un animale che parla, lì debba esserci anche il rispetto della sua "dignità"? ciao e ri-buon anno michele -------------------------------- Inviato via [Only registered and activated users can see links. Click Here To Register...] |
sull'ambiguità del concetto scientifico di razza michele ha scritto: Forse non ho visto nei tuoi posti, ma è il codie Darwin della Codice edizioni, quello di BONDI e RICKARDS? Non riesco a pensare che gli autori abbiano detto questo. Fino a prova contraria condividiamo il 100 per cento dei geni con gli altri uomini. Che poi siamo diversi per *alleli* può essere (ma anche per ripetizione di questi geni, vedi notizia di qualche settimana fa). Ma anche così, mi pare che il 70 per cento di somiglianza di alleli sia veramente bassa. Ti spieghi meglio? Forse potrebbe essere che nelle popolazioni africane c'è il 70 (o 95, più verosimilmente) di variabilità genetica, che è cosa completamente diversa dalla condivisione di geni. Geneticamente all'epoca non significava niente. Non nel senso che lo intendiamo noi, almeno. Il termine è stato coniato all'inizio del secolo, ma non si era certi che la base fisica fosse il Dna né come avvenisse la trasmissione dei caratteri. Per questo era facile imputare alla altre "razze" una diversa composizione genetica. Vedi sopra. Chiariamo la storia della somiglianza (che non sia variabilità genetica) e poi vediamo Se è inconcepibile... La scienza ti spiega come va il mondo, non come dovrebbe andare. Le conseguenze delle scoperte sono applicate dalla politica, o dall'etica o dall'estetica o dalla gastronomia. Se una scienziato ti dice che le sue scoperte portano a determinate conseguenze morali, etiche o quant'altro, in quel momento non è scienziato, ma cittadino, e quindi il suo parere vale quanto il mio (poco). Definisce animale e definisci parla. Secondo me parlano anche i crostacei. Come la mettiamo con le aragoste bollite vive? Anche a te MarkIII |
sull'ambiguità del concetto scientifico di razza mi trovi impreparato, ma non credo sia quello: cmq, è il libretto divulgativissimo allegato a "Le Scienze" di novembre. (sono in vacanza e non posso controllare) è ovvio. Lì si parlava di "parentela filogenetica"; non essendo del settore, posso pensare che come il genoma di un gemello sia diverso da quello di un semplice fratello, così si possa fare lo stesso ragionamento con le popolazioni continentali, in base al tasso di mutazione (sia per i geni mitocondriali che per quelli nucleari). In pratica il ragionamento era questo: ad un razzista potrebbe sembrare che gli africani siano più lontani da noi (in termini di derivazione filogenetica) rispetto agli asiatici (che sembrano condividere con noi più aspetti fenotipici), ma non è così. se hai pazienza fino a sabato, forse sì. infatti avevo scritto "qualsiasi cosa questo possa significare"; la struttura del dna è stata scoperta un po' più tardi rispetto agli scritti di Chamberlain o di Rosenkranz (?), ma il senso era evidente: proprio perché non si disponeva di conoscenze scientifiche adeguate, il ragionamento dei "razzisti" poteva avere qualche sembianza di validità (come tu stesso affermi nell'ultimo rigo) magari è la variabilità genetica, ma il nucleo hard dell'argomento non cambia: se anche i bianchi si dimostrassero più intelligenti dei neri, come si dice nell'ormai famoso "La curva di Bell", e tale superiorità intellettiva fosse originata dalla struttura genetica, questo non giustificherebbe nessuna politica discriminatoria nei confronti dei neri afroamericani. Così come Einstein sicuramente aveva un surplus di intelligenza biologica rispetto a me, ma questo non gli avrebbe cmq permesso di trattarmi come uno schiavetto. delle inconcepibile rispetto alla scienza attuale. Chi avrebbe mai detto che le proteine si riproducono, 30 anni fa? che infatti: perciò è pericoloso mescolare scienza e etica. Un fatto non può mai determinare un giudizio etico; però abbondano i testi (se vuoi commerciali) in cui si cerca di modulare l'etica in base alla nostra filogenesi; che l'uomo abbia più interessi a fecondare il maggior numero di donne, non sminuisce per nulla la massima "Sii fedele" che l'etica sia un'opinione è quanto meno criticabile: i nazisti, agli intellettuali borghesi facevano la stessa critica: voi dite che la cultura è variabile in base alla storia ecc., l'etica è relativa al contesto ecc. e allora lasciateci fare..... ogni comunicano ma non "parlano": ci vorrebbe una semantica e una sintassi. Come la mettiamo con le aragoste bollite vive? e infatti anche questo è un problema etico; solo che non c'entra con i geni. ciao michele -------------------------------- Inviato via [Only registered and activated users can see links. Click Here To Register...] |
sull'ambiguità del concetto scientifico di razza michele ha scritto: I geni sono esattamente gli stessi, sono diversi gli alleli. Ti devo spiegare la differenza o puoi controllare da solo? Non capisco cosa c'entri la mutazione. In ogni caso la differenza tra noi e gli africani, al tempo del razzismo inizio secolo, non era filogenetica, ma solo fenotipica. Insomma, erano diversi da noi nell'aspetto fisico. Certo, se tutto era basato sull'aspetto. Ma che il ragionamento avesse delle falle si poteva scoprire anche allora, quando bastava vedere che i greci erano molto più simili ai neri (o agli arabi) di quanto non fossero i nordeuropei. Insomma i razzisti vedevano quello che volevano vedere Completamente smentito da studi successivi, e in particolare da Gould in molti articoli... e tale superiorità Mi sembrano, scusa se lo dico, ovvietà. Vuoi arrivare da qualche parte? Tipo? che Che infatti nasce da un'etica con basi altrettanto fragili, quella nata da tribù pastorali del deserto di circa 4500 anni fa... Quindi? L'etica sarebbe assoluta? E se lo è, che basi ha? Quindi parla solo chi ha deciso che la le parola sono strutturate in semantica e sintassi? Alcune scimmie, non solo antropomorfe, secondo alcuni ricercatori hanno semantica e sintassi. Hauser dice di no, e io gli credo, ma il dibattito è aperto. Continuo a non capire cosa c'entrano i geni. Più una specie è lontana, meno è rispettabile? MarkIII |
sull'ambiguità del concetto scientifico di razza no, ho controllato, ma sono sicuro che lì non si parlasse di alleli; cmq, se aspetti fino a sabato, ti chiarisco in base a quello che c'è scritto. ma scusa, non esiste un metodo di datazione basato sulle mutazioni del dna mitocondriale in unità di tempo convenzionali? cmq, ti chiarirò meglio quando avrò controllato. Lì si parlava della questione per una ventina di pagine.... e chi avrebbe potuto garantire che fossero simili o uguali anche nell' "aspetto", diciamo così, delle strutture deputate alla trasmissione dei caratteri? ma infatti i razzisti nordeuropei erano convinti che loro (francesi o tedeschi) fossero superiori anche ai greci.... ho detto "Se anche si dimostrasse...."; so che le intrpretazioni sono molto diverse (ambiente, intelligenze che dipendono dal contesto, effetto Flynn ecc.) certo: che geneticamente ci sono persone più intelligenti di altre; perché non potrebbe essere vero anche per le popolazioni? E' evidente che io sono per l'uguaglianza, solo che mi sembra che il ragionamento di chi vuol basare l'uguaglianza sui geni commetta un grosso errore, che potrebbe ritorcersi contro di lui mai commerciali) quello che, che per es., ho scritto sotto, sull'etica sessuale,,,,, no, la fedeltà è tipica anche delle culture indù, ma non è questo il problema: non mi riferivo all'etica cristiana o ebraica o di qualsiasi religione filosofica o positiva faccio come l'ebreo, giacché siamo in tema, e ti rispondo con una domanda: tu giustifich l'olocausto, perché la morale essendo relativa, va bene in qualsiasi modo si manifesti? E' ovvio che l'etica assoluta ha basi razionali. sì, anche se gli altri animali "comunicano"; le aragoste non hanno "parole" (simboli convenzionali per denotare le cose), né regole di associazione dei simboli. ma non creano nuove parole o nuove frasi; e cmq, se anche fosse (una semantica e sintassi assolutamente non paragonabili a quelle umane), ciò è possibile solo sulla base di sofisticati condizionamenti umani. "spontaneamente" non hanno né parole (simboli arbitrari per indicare le cose) né sintassi. è la domanda che vorrei porre ai due biologi che trattano in questo modo il problema etico. michele -------------------------------- Inviato via [Only registered and activated users can see links. Click Here To Register...] |
sull'ambiguità del concetto scientifico di razza ho fatto una piccola ricerca ed ecco cosa ho trovato "Tra l'altro, se si volesse suddividere a tutti i costi la specie umana in razze si sarebbe obbligati dai dati genetici ad accostare gli europei agli africani, separandoli da altri gruppi" Wikipedia "Negli ultimi decenni, la genetica e la biologia molecolare hanno fornito uno strumento potente e prezioso per confrontare differenze e somiglianze profonde a livello molecolare nei gruppi di organismi individui, passo determinante che ha permesso di ricostruire così l'albero filogenetico universale, ovvero di inserire in una scala temporale eventi come la nascita dell’uomo o i principali flussi di espansione e separazione di più gruppi etnici. Infatti, a parità di altri fattori... SOPRATTUTTO ....... il tempo trascorso dalla separazione di due popolazioni umane è proporzionale alla differenza nel corredo genetico. Ovvero le caratteristiche genetiche delle due popolazioni tendono a mutare regolarmente nel tempo e tanto più ne è trascorso tanto maggiori saranno queste differenze o, come si dice più propriamente, tanto maggiore sarà la distanza genetica tra le due popolazioni" insomma, si parlava delle varianti alleliche, da quel che ho potuto capire; ritengo, allora, che i ragionamenti che ho fatto precedentemente sono validi: i biologi tendono a considerare l'uguaglianza degli uomini (le cosiddette "razze") in base a caratteri contingenti (per es., il fatto che gli uomini si sono incrociati ta di loro più volte nel corso delle centinaia di migliaia di anni della loro storia, e quindi mi chiedo: se questo non fosse successo?) michele -------------------------------- Inviato via [Only registered and activated users can see links. Click Here To Register...] |
sull'ambiguità del concetto scientifico di razza michele ha scritto: Aspettiamo Nessuno, allora. Ah, ecco. Adesso capisco. Mi spiace dirtelo, ma credo che esistano pochi errori più grossi di questo. Persone geneticamente più intelligenti delle altre, a parte gravi handicap, non possono esistere. Per la semplice ragione che l'intelligenza è un tale inestricabile intreccio di geni e ambiente che distinguere i due fattori è impossibile. Gli esperimenti che conducono a una tale conclusione sarebbero eticamente, oltre che scientificamente, sbagliati. Quindi la tua prenmessa precedente inficia un po' tutto il ragionamento. E' evidente che io sono Spero e credo che nessuno faccia questo tipo di ragionamento.1 Quindi? Aridaie. E quali? Allora, se hai tempo e voglia ti rimando l'articolo in cui si dice che alcune scimmie (forse vervet monkey, cioè cercopitechi), usano vocalizzazioni particolari per oggetti particolari, come aquila, serpente o leopardo. E l'articolo, credo sia dell'anno scorso (avevo intervistato l'autore, ma il mio lettore mp3 se l'è mangiata in cui si dimostrava (ripeto che Marc Hauser non era d'accordo, ma insomma) in cui alcune scimmie usavano strutture diverse per dire cose diverse, tipo andiamo qui o là. E chi sono i due biologi? MarkIII |
sull'ambiguità del concetto scientifico di razza comunque, nell'altro post "errata corrige" ho riportata alcuni passi che dovrebbero chiarirti la questione: le varianti alleliche hanno un tasso di mutazione per unità di tempo; Cavalli-Sforza ha utilizzato questo metodo (mutazioni del dna mitocondriale) per calcolare l'origine africana della nostra specie. Tramite questi studi possiamo affermare la sostanziale omogeneità della nostra specie e la nostra vicinanza filogenetica (la cosiddetta "distanza genetica") più all'africano che all'asiatico. appunto! Per questo io notavo la sostanziale ambiguità di questi studi; io non giustifico l'antico razzismo (come dovrebbe essere se fossero gli studi genetici a garantire l'uguaglianza degli uomini). Capisco che gli studi hanno dimostrato l'inesistenza delle "razze" umane e quindi l'uguaglianza biologica degli uomini, ma....se non fosse stato così? Diciamo che ci è andata bene :) senti, o sono io che mi spiego male o, facendo leva sulle mie vecchie affermazioni, mi credi totalmente scemo, :)) perché 1) ho studiato filosofia 1) le mie ascendenze filosofiche sono delle peggiori: la metafisica 3) la metafisica che seguo ha un'età veneranda, è tra le più "arretrate". a parte che prima avevi trovato "banale" (e quindi "vera") il mio ragionamento sulla superiorità dell'intelligenza di einstein, che non gli consentirebbe di vantare diritti su altri meno intelligenti, io non ho fatto cenni alla possibilità di studiare empiricamente l'intelligenza allo scopo di sceverare l'origine biologica da quella ambientale. Tra l'altro, il concetto di intelligenza è tra i più complicati: da molti anni si distingue tra concezione gerarchica dell'intelligenza all'inglese (Thurston) e concezione multifattoriale all'amaericana (Sternberg, Guilford) e ancora oggi non ci si capisce granché, poi sono venute fuori le intelligenze multiple ecc. a parte la questione della definizione dell'intelligenza, questa,poi, non dipende solo dalla biologia e dall'ambiente, ma dalla quantità di informazioni che si hanno, dalle motivazioni nell'acquisizione delle stesse, dall'esercizio ecc. Non sono così sprovveduto: tra l'altro, avevo già scritto delle critiche mosse al libro della "Curva di Bell", dell'effetto Flynn, della difficoltà di equiparare l'intelligenza di un boscimano con l'intelligenza occidentale tipicamente logico-matematica, ecc. su questo non sono d'accordo: che ci siano difficoltà a separare l'aspetto ambientale et alium da quello biologico, di fatto, non toglie che esista una diversità di intelligenza biologica, de iure, tra diversi individui. Che essa sia una maggiore quantità di sinapsi nell'emisfero sinistro (lo so che le sinpsi sono costruite con l'apprendimento, parlavo della maggiore o minore plasticità delle strutture cerebrali), o una deformazione della scissura di Silvio che separa i lobi frontale e temporale (si è sospettato questo in einstein) o altro, mi sembra impossibile che un individuo, pur non avendo nessun carattere esattamente uguale agli altri, non possa essere più o meno intelligente di altri. Siamo certi, per es., che gli uomini hanno una maggiore capacità biologica di visualizzazione degli oggetti che si muovono nello spazio, e le donne maggiori capacità d'eloquio e di integrare le informazioni dell'emisfreo destro con quello sinistro, data la maggiore quantità di fibre nervose nel corpo calloso. Quindi c'è un "dimorfismo" cerebrale legato al genere. de facto, ma non de iure. quale etica? basare ritorcersi come no? ... ti ho citato "La curva di Bell"! Lo so che è stato smentito, ma ci sono gli psicologi che fanno questo ragionamento!! le stesse che permettono di dire a me e a te che il medico nazista che metteva i bambini ebrei nel ghiaccio per vedere quanto il corpo poteva resistere in stato di ipotermia è uno stronzo bastardo; che permettono di dire a me, metafisico spiritualista e a te agnostico o ateo, o al cattolico o al buddista che se un uomo promette di restituire i soldi che ha avuto in prestito e non lo fa (anche potendo) è un figlio di troia; le stesse che ti fanno dire che un pedofilo sadico sano di mente è un bastardo. Se ti va di accettare l'etica di questi tipi, perché tutto è relativo, accomodati, ma non dare dell'ignorante e dell'arretrato a chi non lo fa. e comunque, continui a glissare sulla mia domanda: su quali basi condanni l'etica nazista o i sacrifici umani che c'erano fino a qualche tempo fa nelle campagne indiane? O il serial killer che violenta e tortura e uccide le donne? e secondo te questo mi darebbe problemi a distinguere un uomo da una scimmia? tipi particolari di suoni non sono vere e proprie semantiche, per es., manca l'ambiguità, tipica della parola (che significa "punto"?) e poi, non c'è nessuna ombra di sintassi; e le scimmie non possono mettersi d'accordo sul significato da dare ad una qualsiasi vocalizzazione....... e se anche fosse, cosa che non credo, è difficile assimilare il linguaggio delle scimmie al linguaggio dell'uomo e alla sua complessità. ciao michele -------------------------------- Inviato via [Only registered and activated users can see links. Click Here To Register...] |
sull'ambiguità del concetto scientifico di razza michele ha scritto: Grazie... Ma tu stavi dicendo che "circa il 70% dei geni noi li condividiamo con i nostri parenti africani" Vuol dire che*non* condividiamo con gli africani il 30 per cento dei geni. O ancora non ho capito? Non confondere differenze con variabilità. Quindi punti in comune non ne abbiamo. Grazie dell'informazione. Comunque, come ho detto, l'intelligenza è quasi impossibile da definire. Che sono tutti fattori che rientrano nell'ambiente. O tu intendi qualcosa di diverso? Dunque, prima dici che definire l'intelligenza è molti difficile (io dico impossibile). Poi che i fattori che contribuiscono a crearla sono molto legati (io dico inestricabilmente), poi concludi dicendo che esiste una diversità di intelligenza biologica. Mi spieghi come arrivi alla conclusione? Che A te sembra impossibile? E come fai a determinarlo? Come la misuri? Siamo certi, per es., che gli uomini hanno una E questi, se sono veri fino in fondo (le curve hanno un'amplissima sovrapposizione) sarebbe solo una percentuale minima di fattori che determinano l'intelligenza. Prego? La mia... Del che non me ne potrebbe fregare di meno, sinceramente. Mi hai dimostrato alcuni CASI di difetti etici, per usare eufemismi. Io ti ho chiesto quali siano le basi che determinano i difetti stessi, non i difetti stessi. In poche parole, perché (posto che tutti siano d'accordo) io te e altri consideriamo i casi sopra eticamente riprovevoli. Ancora, quali sono le basi razionali. Tu dici " le stesse che..." e cioè? Io non ho mai detto che l'etica è relativa, solo che non è assoluta. E non puoi proprio dire che ho dato dell'ignorante a qualcuno. Si sta parlando di linguaggio, non di altro. E io sto dicendo che molti considerano quello di alcune scimmie un vero e proprio linguaggio. Tu non sei d'accordo? Bene, e io che cosa ci posso fare? tipi particolari di suoni non sono vere e proprie semantiche, per Quindi tu conosci tutti gli studi sul linguaggio delle scimmie e sei certo che non ci sono esempi di sintassi. Me citi un lavori (di un primatologo, non di un filosofo) che ha questa opinione? E con questo? Io ho solo detto che secondo molti sono linguaggi anche quelli delle scimmie, non che quello delle scimmie e quello dell'uomo sono assimilabili. E' ovvio che la complessità del linguaggio umano è superiore. Ma da qui a dire che altri animali non hanno linguaggio, ce ne passa un po'. MarkIII |
| All times are GMT. The time now is 01:51 PM. |
Powered by vBulletin® Version 3.8.4
Copyright ©2000 - 2013, Jelsoft Enterprises Ltd.
Copyright 2005 - 2012 Molecular Station | All Rights Reserved