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| APPARECCHIO FILTRA VIRUS E RENE ARTIFICIALE COLLEGABILI TRAMITE BY-PASS L'apparecchio filtra virus, di dimensioni simili a quelli di un pacemaker e collegabile all'apparato circolatorio del paziente tramite by-pass, può essere impiegato per qualsiasi infezione virale o per setticemie da batteri resistenti (usando filtri adatti). L'apparecchio è costituito da un unico lungo e sottile tubo ripiegato più volte su se stesso, oppure da un certo numero di questi tubi collegati tra loro in serie o in parallelo, ognuno dei quali è costituito da tre strati: Un tubo di materiale poroso che non si lascia attraversare dalla componente cellulare (globuli rossi, bianchi, piastrine) ma si lascia attraversare dal plasma; Circondato da un'altro tubo, realizzato con membrane colloidali o altro, che trattiene solo i virus ma lascia passare tutte le altre molecole. Circondato a sua volta dal rivestimento del tubo dove si raccoglie il plasma privo di virus, che poi verrà riunito al sangue uscente dall'estremità del tubo. Se si modifica opportunamente la forma dell'apparecchio, dovrebbe essere possibile convogliare il flusso sanguigno in modo tale che il plasma venga automaticamente aspirato senza l'utilizzo di una pompa. All'estremità del tubo da dove esce il sangue filtrato, i due filtri terminano con un tratto non filtrante avente lo scopo di accumulare i virus. E anche possibile collegare in tale area un tubo che comunica con una piccola camera dalle pareti rigide o deformabili (di gomma) atta a raccogliere i virus. Tal camera può anche essere a sua volta collegata con l'esterno per mezzo di un'altro tubo che sbuca dall'addome del paziente; Se invece il tubo sbuca nella vescica del paziente, e usando filtri adatti, tal apparecchio può svolgere le stesse funzioni di un rene è può essere utilizzato per i pazienti privi di reni che necessitano di dialisi. IMPORTANTE: Anche quando l'apparecchio verrà utilizzato per pazienti infetti da virus che non si diffondono per via aerea, è importante evitare, durante il procedimento di rimozione, pulizia dell'apparecchio, o svuotamento della camera atta a raccogliere i virus, di inalare le particelle virali che inevitabilmente si diffonderanno nell'aria, quando il plasma carico di virus verrà esposto all'aria. IMPORTANTE: Se l'apparecchio ha filtri per raccogliere i virus, non si deve assolutamente collegare la camera atta a raccogliere i virus con la vescica del paziente. CON LAMPADA A RAGGI UVC: Invece di collegare la camera, atta a raccogliere i virus, con l'esterno per mezzo di un tubo che sbuca dall'addome del paziente, si può dotarla di un compartimento stagno contenente una minuscola lampada (al mercurio senza fosfori) emettitrice di raggi UVC e dotata di una parete (per separare il plasma dalla lampada) in quarzo (trasparente agli UV). Un circuito elettrico alimentato da una batteria fa si che la lampada agli UVC si accenda e si spenga, ad intervalli regolari: Per alcune settimane, durante le quali i virus si accumulano nella camera, la lampada rimane spenta; Successivamente la lampada si accende per un determinato periodo di tempo illuminando il plasma privo della sua parte corpuscolata e carico di virus con intensità sufficiente per causare danni, alle particelle virali illuminate dalla luce UVC, tali da far perdere a queste le loro capacità di replicarsi nelle cellule dei tessuti; Poi il circuito elettrico spegne la lampada e apre una valvola consentendo al plasma contenuto nella camera di fluire lentamente nell'apparato circolatorio del paziente per mezzo di un tubicino opportunamente collegato; Durante questa fase, il plasma carico di virus non viene immesso rapidamente in circolo, ma molto gradatamente, aprendo e richiudendo più volte la valvola; Questo perchè se venissero bruscamente rilasciati nell'apparato circolatorio del paziente gran quantità di virus accumulati, il paziente potrebbe incorrere in una grave reazione "allergica" che potrebbe avere esito letale. Poi il circuito elettrico chiude la valvola e attende altre settimane prima di ripetere l'intera operazione dall'inizio. Si può sostituire la batteria mediante intervento chirurgico; Oppure si può ricaricare la batteria del dispositivo telealimentando questo mediante avvolgimento sottocutaneo a cui avvicinare un avvolgimento esterno realizzando un mutuo induttore; Oppure ricaricare la batteria alimentando direttamente il dispositivo dall'esterno con dei cavetti collegati ad una spina che sbuca dall'addome del paziente; Oppure la luce UVC può essere fatta giungere nella camera atta a raccogliere i virus, dall'esterno per mezzo di una fibra ottica collegata alla camera e che sbuca dall'addome del paziente. NOTA: L'idea di usare una lampada agli UVC e come alimentarla, mi è stata suggerita. NOTA: E' anche molto importante assicurarsi che i virus uccisi in questo modo (con raggi ultravioletti) non siano ancora in grado di creare problemi alle cellule dei tessuti, e in tal caso scoprire quali. CURA INFEZIONI BATTERICHE O VIRALI, E LEUCEMIA (Vecchia versione, riassuntiva): L'apparecchio filtra virus, simile all'emodializzatore, permette, con due filtri tubolari oppure due centrifughe, di rimuovere dal sangue solo il tipo di cellule o virus desiderati. Può essere impiegato per qualsiasi infezione virale, per setticemie da batteri resistenti, per la leucemia. Funzionamento dell'apparecchio: La prima centrifuga separa tutti i corpi più densi, la seconda, tutti i corpi meno densi di quelli che si vuole rimuovere, lo stesso discorso è fatto con i filtri: Il primo filtro separa tutti i corpi più grandi, il secondo filtro, tutti i corpi più piccoli dei virus. Anche se usato per pazienti infetti da virus che non si diffondono per via aerea, è importante evitare di inalare le particelle virali che si diffonderanno nell'aria durante la pulizia dell'apparecchio. E' consigliabile costruire l'apparecchio con sterilizzatore incorporato. CURA CONTRO IL CANCRO CON MOLECOLE DI ACIDO NUCLEICO NOTA: Può essere curato con questo trattamento, qualsiasi tipo di tumore, comprese Leucemie, linfomi, Castleman. Questa terapia può essere intrapresa contemporaneamente alle altre. IMPORTANTE: Queste molecole possono rivelarsi infettive, teratogene, mutagene; Sperimentare con prudenza; E' necessario intervento obbligatorio di castrazione. DESCRIZIONE TERAPIA: Con una biopsia si preleva dal paziente un frammento di tessuto colpito dalla neoplasia, e un frammento dello stesso tipo di tessuto da un donatore sano, e si coltivano in vitro. Ora si può procedere con una di queste due tecniche: 1 TECNICA: La o le molecole di acido nucleico, che una cellula già differenziata di un determinato tessuto trasferisce in una particolare cellula staminale per trasformarla in una cellula di quel tessuto, possono essere isolate sia dalle cellule del frammento di tessuto prelevato dal donatore sano, che dalle cellule del frammento di tessuto prelevato dal paziente affetto dalla patologia; Questi tipi di molecole possono essere replicate con la PCR. Sostituire, dal filamento di acido nucleico ottenuto dalle cellule del donatore, il tratto che ne determina la selettività permettendogli di essere riconosciuto e utilizzato dalle cellule di determinati tessuti ma non di altri, con l'analogo tratto presente sul filamento di acido nucleico ottenuto dalle cellule del paziente. La molecola così ottenuta può essere replicata con la PCR e iniettata direttamente nell'apparato circolatorio del paziente affetto dalla patologia. Tali molecole avrebbero la funzione di indurre nella cellula staminale la differenziazione, trasformando la cellula in una cellula del tessuto a cui ha attecchito, e conterrebbero principalmente i geni che codificano per delle proteine che serviranno per l'attivazione e la disattivazione selettiva, di geni che si trovano già all'interno della cellula staminale. Tuttavia tali molecole di acido nucleico dovrebbero contenere anche dei nuovi geni, non presenti nella cellula staminale, e aventi lo scopo di far acquisire a questa, qualche caratteristica utile alla sopravvivenza (Resistenza a agenti nocivi e geni regolatori di crescita). Quindi tale molecola, assorbita dalle cellule del tessuto colpito dalla neoplasia, dovrebbe trasferire in esse i geni regolatori di crescita posseduti dalle cellule sane del donatore, arrestando quindi la crescita del tumore. 2 TECNICA: Invece di sostituire, dal filamento di acido nucleico che le cellule già differenziate del donatore trasferiscono nelle staminali, il tratto che ne determina la selettività permettendogli di essere riconosciuto e utilizzato dalle cellule di determinati tessuti ma non di altri, con l'analogo tratto presente sul filamento di acido nucleico ottenuto dalle cellule del paziente, si può invece estrarre dai cromosomi della cellula del donatore solo i geni regolatori di crescita e legarli al tratto (o ai tratti) che determina la selettività del filamento di acido nucleico che le cellule già differenziate del paziente affetto da tumore trasferiscono nelle staminali per indurre la loro differenziazione. IPOTESI DELLO SCAMBIO DI ACIDI NUCLEICI TRA CELLULE: Da alcune deduzioni su esperimenti noti e su informazioni sull'argomento, si arriva a comprendere che: Una particolare cellula del tessuto del midollo osseo si replica producendo un'altra cellula e trasferisce in questa alcune molecole di acido nucleico che la trasformeranno in una cellula staminale indifferenziata e poi in una particolare cellula staminale che liberata nell'apparato circolatorio attecchirà ad altri tessuti trasformandosi in una cellula del tessuto a cui ha attecchito. Una cellula già differenziata di un qualsiasi tessuto trasferisce molecole di acido nucleico nelle cellule staminali indifferenziate quando queste attecchiscono a tal tessuto; Tali molecole hanno la funzione di indurre nella cellula staminale la differenziazione, trasformando la cellula in una cellula del tessuto a cui ha attecchito. Tali molecole conterrebbero principalmente i geni che codificano per delle proteine che serviranno per l'attivazione e la disattivazione selettiva, di geni che si trovano già all'interno della cellula staminale. Tuttavia tali molecole di acido nucleico dovrebbero contenere nuovi geni, non presenti nella cellula staminale, e aventi lo scopo di far acquisire a questa, qualche caratteristica utile alla sopravvivenza (Resistenza a agenti nocivi, geni regolatori di crescita, ecc..). Le caratteristiche genetiche delle cellule di un tessuto subiscono lievi cambiamenti indotti da fattori nocivi, tali cambiamenti verranno così trasferiti alle nuove cellule staminali che si legheranno al tessuto. Se queste molecole di acido nucleico venissero iniettate nell'apparato circolatorio, verrebbero assorbite da tutti i tipi di cellule ma verrebbero utilizzate solo da cellule che riconoscono uno o dei determinati tratti del filamento di acido nucleico assorbito; Tale tratto verrebbe riconosciuto dalle cellule di un determinato tessuto ma non da cellule di altri tessuti dell'organismo. La selettività sarebbe data dalla sequenza di nucleotidi di quel tratto. IPOTESI DEL TRATTO DI ACIDO NUCLEICO DETERMINANTE LA SELETTIVITA': Questa nuova tecnica utilizza le molecole di acido nucleico che le cellule dei tessuti si scambierebbero tra loro, in pratica sarebbe possibile modificarle per poterle iniettare direttamente in circolo; Tutti i tipi di cellule le assorbirebbero ma verrebbero utilizzate solo in determinate cellule che riconoscono un determinato tratto del filamento di acido nucleico assorbito; Tale tratto verrebbe riconosciuto dalle cellule di un determinato tessuto ma non da cellule di altri tessuti dell'organismo. La selettività sarebbe data dalla sequenza di nucleotidi di quel tratto forse posizionato ad una estremità del filamento di acido nucleico. Nonostante che, il motivo per cui alcuni virus attaccano solo le cellule di determinati tessuti ma non di altri sia dovuto ad alcune glicoproteine che sporgono dal rivestimento esterno dei virus e che si legano ad alcuni recettori delle cellule bersaglio, esisterebbe un'altro fattore: Un ceppo virale per infettare un determinato tipo di cellule deve possedere un tratto del suo acido nucleico identico a quello posseduto da altre molecole di acido nucleico che le cellule si scambierebbero tra loro. Se tale tratto corrisponde, la cellula colpita dall'attacco di un virus non produrrà l'interferone atto ad attivare la sintesi di proteine che bloccano la replicazione dei virus nelle altre cellule dello stesso tessuto, in caso contrario la cellula colpita dall'attacco di un virus produrrà l'interferone e i virus non potranno (per un determinato periodo di tempo) replicarsi nelle altre cellule di quel tessuto. Si verifica qualcosa di simile anche nelle cellule batteriche: Nella "modificazione dei virus batterici indotta dall'ospite" i batteri liberano enzimi di restrizione che riconoscono il DNA virale e lo scindono in diversi frammenti, mentre rimane comunque possibile, in altre circostanze, lo scambio di DNA tra batteri direttamente dall'ambiente esterno. Anche in questo caso (Nonostante che, il motivo per cui alcuni virus attaccano solo le cellule batteriche di un determinato ceppo ma non di altri sia dovuto ad alcune glicoproteine che sporgono dal rivestimento esterno dei virus e che si legano ad alcuni recettori delle cellule bersaglio), un virus, per infettare una cellula batterica, deve possedere un tratto del suo acido nucleico identico, compatibile, con quello posseduto da altre molecole di acido nucleico che i batteri dello stesso ceppo si scambiano tra loro. Se una cellula batterica è infettata da un virus il cui tratto del DNA che ne determina la selettività è compatibile, l'infezione non è ostacolata e procede senza problemi. Se una cellula batterica è infettata da un virus il cui tratto del DNA che ne determina la selettività non è compatibile, avviene questo: 1. Il non riconoscimento del tratto di DNA (del virus) che ne determina la selettività attiva il repressore, un fattore nel citoplasma che ostacola l'automoltiplicazione del virus. 2. La cellula infettata secernerà interferone per le altre cellule ma sintetizzerà anche proteine difensive per se stessa; Tali proteine agiranno selettivamente, riconoscendo e distruggendo eventuali nuove molecole di acido nucleico che vengono assorbite dalla cellula, solo se il tratto che determina la selettività di tali molecole è identico a quello posseduto dal DNA del virus precedentemente penetrato. 3. La cellula così protetta da nuove infezioni da parte dello stesso ceppo, tenta di espellere il dna virale e risanare. 4. Almenochè le istruzioni per sintetizzare proteine specifiche per bloccare un determinato virus siano contenute nella sequenza di amminoacidi dell'interferone, le proteine difensive sintetizzate da altre cellule che hanno assorbito l'interferone non possono essere specifiche per quel determinato virus, quindi, tali proteine bloccheranno per un certo tempo la replicazione di qualsiasi tipo di virus. Durante questa fase temporanea, l'attività di trasformazione nei batteri (durante la quale una molecola di DNA, proveniente da una cellula batterica, penetra in un altro batterio direttamente dall'ambiente esterno e si integra nel suo patrimonio genetico, sostituendo un analogo tratto di DNA) viene impedita. |
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| > spina che sbuca dall'addome del paziente; Oppure la luce UVC può essere del C'è un errore: La fibra ottica è capace di guidare radiazioni elettromagnetiche di lunghezza d'onda compresa tra 0,7 e 1,6 uM. Mentre i raggi ultravioletti hanno lunghezza d'onda compresa tra 0,4 e 0,1 uM. Quindi è meglio non usare fibre ottiche. |
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| Non vi preoccupate. Lo conosco. E' una persona che non risponde mai alle domande che gli vengono fatte. Cerca, attraverso i suoi silenzi, di dare valore a qualcosa che, fino a prova contraria, non ce l'ha. Il silenzio ha da sempre contraddistinto i vecchi saggi (o presunti tali). Se parlasse o rispondesse alle domande che gli vengono poste, renderebbe palese la sua ignoranza o incompetenza. Se tace, invece, questo suo silenzio può essere interpretato per "grande saggezza". E' vecchio come sistema: POCHE PAROLE = TANTA SAGGEZZA. |
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| apparecchio , con , filtra , lampada , raggi , uvc , virus |
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