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Old 06-25-2004, 12:33 PM
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TU PUOI SALVARLA!


notizia del 10/06/2004
21:44 MUCCA PAZZA: PALERMO, PRESUNTO CASO
Familiari donna trentenne non autorizzano analisi mucose

(ANSA) - PALERMO, 10 GIU - Un presunto caso di variante umana del MORBO
della mucca pazza e' stato segnalato da una clinica di Palermo all'ISS. La
malattia avrebbe colpito una 30enne. 'L'andamento clinico della
malattia -dice il responsabile del reparto di Neuropsichiatria - depone con
probabilita' per la variante umana della sindrome di Creutzfekldt-Jakob'. I
familiari della paziente non hanno autorizzato il prelievo di mucosa da cui
si puo' fare una diagnosi quasi certa della malattia.


NUOVA CURA PER IL MORBO DI Creutzfeldt-Jakob


RIASSUNTO:
La BSE e la CJD sarebbero causate da un'enzima, prodotto da batteri della
flora intestinale, che altera la glicoproteina normale trasformandola nella
sua forma alterata chiamata proteina prionica. Tal problema può essere
imputabile ad una di queste tre cause:

1-Causa: Un ceppo batterico patogeno, produttore dell'enzima che altera la
glicoproteina normale, si sviluppa nella flora intestinale.

2-Causa: Un ceppo batterico non patogeno e che fa parte della flora
intestinale, ha iniziato a secernere l'enzima che altera la glicoproteina
normale per effetto del "fenomeno della trasformazione per mezzo del
trasferimento di molecole di DNA" provenienti da un ceppo batterico
patogeno.

3-Causa: Le membrane delle cellule epiteliali dell'intestino (probabilmente
per un fenomeno autoimmunitario) iniziano a non esporre più i recettori per
l'enzima secreto da un ceppo batterico non patogeno e che fa parte della
flora intestinale; Tale enzima, non legandosi
più ai recettori delle membrane, non viene da queste trattenuto e passa nel
sangue.

Con la BSE il problema è che i bovini hanno un'intestino adatto per digerire
vegetali, quando gli si fa mangiare carne, i batteri che servono per
degradarla troveranno nell'intestino dell'animale un habitat favorevole e si
svilupperanno, solo che le pareti dell'intestino dell'animale non sono
rivestite anche dei recettori per i nuovi enzimi prodotti dai nuovi batteri,
questi enzimi, non legandosi ai recettori e quindi non trattenuti dalle
membrane delle cellule epiteliali dell'intestino passano nel sangue che le
trasporta al tessuto cerebrale, e li l'enzima altera tutte le proteine
complementari alla sua forma tra le quali la glicoproteina normale
trasformandola nella sua forma alterata chiamata proteina prionica.

Quindi nei pazienti affetti da CJD e da altre malattie da prioni occorre
eliminare con antibiotici tutti i batteri della flora intestinale e
rimpiazzarli con preparati a base di fermenti lattici per riequilibrare la
flora batterica.

IMPORTANTE: E' doveroso ricordare che un trattamento del genere su bovini
affetti da BSE potrebbe essere pericoloso per la salute umana
nell'eventualità che alcuni ceppi batterici della flora intestinale umana si
sviluppino nella flora intestinale dei bovini affetti da BSE.

IPOTESI:
Secondo l'ipotesi più accreditata, la CJD (Malattia di Creutzfeldt-Jakob)
sarebbe causata da un prione, ossia dalla forma alterata di una
glicoproteina che, nella sua forma normale, è necessaria per la funzione
cerebrale. Le ricerche indicano che la glicoproteina normale è necessaria
per permettere la trasmissione degli impulsi nervosi attraverso le sinapsi.
Siccome non si tratta nè di acido desossiribonucleico (DNA) nè di acido
ribonucleico (RNA), il prione non può replicarsi nelle cellule. Per questo
motivo è stata avanzata questa ipotesi riportata nei libri: "La forma
patologica della proteina potrebbe agire da stampo per l'alterazione
conformazionale della PrP normale". E' estremamente improbabile.

E' molto più probabile che la CJD sia causata da un'enzima, prodotto da
batteri della flora intestinale, che altera la glicoproteina normale
trasformandola nella sua forma alterata chiamata proteina prionica. Questo
enzima verrebbe prodotto da tali batteri perchè quando vengono espulsi
dall'organismo con le feci e vanno a finire su organismi animali o vegetali
morti, gli serve per contribuire alla loro decomposizione. Probabilmente si
tratta di un ceppo parassita o non parassita presente nella flora
intestinale ma potrebbe anche risiedere nelle vie respiratorie.

Il motivo per cui un ceppo batterico si comporterebbe in questo modo è
facilmente spiegabile: Un batterio della flora intestinale non produce tale
enzima (che altera la glicoproteina normale) quando si trova nell'intestino
perchè deve produrre altre sostanze utili al batterio stesso e
all'organismo; Questi batteri della flora intestinale, possono essere
espulsi dall'organismo con le feci; Quando queste feci si seccano, i batteri
che si trovano sulla superficie dell'escremento esposta all'aria possono
diffondersi nell'aria per mezzo di deboli correnti d'aria che in teoria
possono trasportarli dovunque. Alcuni di questi batteri andranno a finire
casualmente su organismi animali in decomposizione. Sull'animale in
decomposizione si trovano, fra l'altro, i batteri decompositori che
producono l'enzima che altera la glicoproteina normale, e che producono
anche molecole di DNA, con le quali, grazie al "fenomeno della
trasformazione per mezzo del trasferimento di molecole di DNA", inducono i
nuovi batteri provenienti dalla flora intestinale dei bovini o dell'uomo, a
produrre lo stesso enzima che altera la glicoproteina normale, e che serve
per degradare le proteine presenti sull'animale in decomposizione (può
trattarsi di un pezzo di carne nella spazzatura).

---Da Enciclopedia---
Altri meccanismi che consentono di scambiare porzioni di materiale genetico
sono la trasduzione, in cui il DNA viene trasferito dai virus batterici o
batteriofagi, e la trasformazione, in cui il DNA viene inglobato nella
cellula batterica direttamente dall'ambiente esterno.
-------Fine----------

In natura esisterebbero due ceppi batterici; Il primo specializzato per
vivere su organismi animali morti in decomposizione e secernere l'enzima che
altera la glicoproteina normale, mentre il secondo ceppo è specializzato per
vivere nell'intestino e fa parte della flora intestinale dei bovini:

Il primo ceppo, specializzato per vivere su organismi animali morti,
continuerà a secernere sempre lo stesso l'enzima che altera la glicoproteina
normale, almenochè non riceva dai batteri della flora intestinale la
molecola di DNA da essi prodotta, la quale indurrà tale batterio a secernere
gli stessi enzimi prodotti dai batteri della flora intestinale.

Il secondo ceppo, specializzato per vivere nell'intestino e che fa parte
dalla flora intestinale, continuerà a secernere sempre gli stessi enzimi che
secerne nell'intestino, almenochè non riceva dai batteri che degradano
organismi animali morti la molecola di DNA da essi prodotta, la quale
indurrà tale batterio a secernere lo stesso enzima prodotto dai batteri che
vivono su organismi animali morti, che altera la glicoproteina normale.

Se si tratta di batteri patogeni nella flora intestinale, il paziente o
l'animale dovrebbero presentare enterite o dissenteria; Quindi probabilmente
si tratta di un ceppo batterico non parassita, non patogeno, e normalmente
presente nella flora intestinale, che, considerato innocuo dal sistema
immunitario del paziente, non ne provoca alcuna reazione immunitaria,
neanche quando, per effetto del "fenomeno della trasformazione per mezzo del
trasferimento di molecole di DNA", tali batteri inizieranno a secernere
l'enzima che altera la glicoproteina normale.

Dall'intestino le sostanze emesse dai batteri possono passare nel sangue che
le trasporterà al tessuto cerebrale, e li l'enzima altera tutte le proteine
complementari alla sua forma tra le quali la glicoproteina normale
trasformandola nella sua forma alterata chiamata proteina prionica.

La struttura dell'enzima, prodotto da batteri della flora intestinale, che
altera la glicoproteina normale trasformandola nella sua forma alterata
chiamata proteina prionica, è differente dalla struttura della glicoproteina
alterata chiamata proteina prionica.

Tali considerazioni non si contrappongono all'ipotesi secondo la quale: La
causa delle epidemie negli animali da allevamento risiederebbe negli
integratori alimentari, contenenti carne e farine di ossa contaminate dalle
proteine prioniche. Ne si contrappongono al fatto che è possibile la
trasmissione tramite inoculazione di materiale neurologico, sebbene sia
complessa e richieda periodi di incubazione molto lunghi.

E' stato dimostrato che le PrP sono infettive, e si sa che è possibile la
trasmissione tramite inoculazione di materiale neurologico. Non conoscendo
il modo in cui è stato dimostrato che le PrP sono infettive, ipotizzo lo
abbiano fatto tramite inoculazione di materiale neurologico.

Il materiale neurologico che è stato inoculato per dimostrare che le PrP
sono infettive, conteneva sia l'enzima che altera la glicoproteina normale
prodotto da batteri, sia la glicoproteina alterata dall'enzima, sia molecole
di DNA prodotte da tali batteri; Se il materiale neurologico è stato
inoculato nel liquido cefalorachidiano, le molecole di DNA prodotte da
batteri e presenti in tal materiale, sarebbero passate dal liquido
cefalorachidiano all'apparato circolatorio e da questo ai batteri nella
flora intestinale inducendo questi a fabbricare lo stesso enzima.

---Da enciclopedia---
Un altro passo in avanti nella genetica fu compiuto con gli esperimenti del
batteriologo statunitense Oswald T. Avery, cui si deve la scoperta del
cosiddetto principio di trasformazione nei batteri. Questo postula la
possibilità che una molecola di DNA, proveniente da una cellula batterica,
penetri in un altro batterio e si integri nel suo patrimonio genetico,
sostituendo un analogo tratto di DNA; ciò si verifica senza che vi sia un
contatto fisico tra i batteri (come avviene, invece, nel caso della
coniugazione). A causa dell'integrazione del DNA, la cellula ricevente può
acquistare proprietà che prima non possedeva; ad esempio, un batterio di un
ceppo di pneumococchi non patogeni può diventare virulento se acquista un
tratto di DNA di uno pneumococco patogeno. Il fenomeno della trasformazione
in realtà era già noto prima di Avery; infatti, era stato studiato nel 1928
da Griffith mediante ceppi di pneumococchi virulenti e non virulenti; il
fenomeno veniva però attribuito a un trasferimento di molecole proteiche.
---Fine--------------

E' stato dimostrato che circa il 10% di tutte le patologie causate da prioni
sono malattie genetiche dovute a mutazioni di un gene, ma quel gene non
codifica per la proteina PrP, ma casomai, nei soggetti sani codificava per
una caratteristica del sistema immunitario atta ad evitare la proliferazione
dei batteri produttori dell'enzima che altera la glicoproteina normale, cioè
la capacità di riconoscere gli antigeni posseduti dal batterio che secerne
l'enzima che altera la glicoproteina normale, come estranei "non-self", e la
conseguente risposta immunitaria del paziente in caso di presenza di tal
batterio. Oppure quel gene codificava per i recettori presenti sulle
membrane delle cellule epiteliali dell'intestino atti a legarsi ad un'enzima
secreto da qualche batterio della flora intestinale, il quale, legandosi a
tali recettori viene trattenuto dalle membrane cellulari che gli impediscono
di entrare in circolo.

Se questa ipotesi è esatta diviene possibile curare i pazienti affetti dalla
malattia di Creutzfeldt-Jakob, e da altre malattie da prioni, eliminando con
antibiotici tutta la flora intestinale (operazione non facilmente attuabile
dato che questi batteri hanno certamente sviluppato resistenza contro la
maggior parte degli antibiotici d'uso comune).

Se i batteri nell'intestino che producono l'enzima che altera la
glicoproteina normale sono patogeni, diviene possibile trovare
un'antibiotico in grado di eliminarlo dall'organismo; Ad esempio il
trattamento della dissenteria batterica prevede una terapia a base di
antibiotici.

Se invece i batteri nell'intestino che producono l'enzima che altera la
glicoproteina normale non sono patogeni, e fanno parte della flora
intestinale,
ed hanno cominciato a secernere l'enzima che altera la glicoproteina normale
per effetto del "fenomeno della trasformazione per mezzo del trasferimento
di molecole di DNA", occorre eliminare con antibiotici tutti i batteri della
flora intestinale e rimpiazzarli con preparati a base di fermenti lattici
per riequilibrare la flora batterica.

Ma c'è anche la possibilità che le membrane delle cellule epiteliali
dell'intestino del paziente iniziano a non esporre (probabilmente per un
fenomeno autoimmunitario) più i recettori per
l'enzima secreto da un ceppo batterico non patogeno e che fa parte della
flora intestinale; Tale enzima, non legandosi più ai recettori delle
membrane, non viene da queste trattenuto e passa nel sangue.

Le malattie da prioni nell'uomo comprendono la malattia di
Creutzfeldt-Jacob; il kuru; la sindrome di Gerstmann-Sträussler-Scheinker;
l'insonnia familiare fatale.


Sembra che l'Alzheimer insorga perché il normale processo di elaborazione di
alcune proteine si verifica in maniera errata, portando all'accumulo di
frammenti di una proteina tossica nelle cellule e negli spazi intercellulari
del cervello. Di solito l'A-beta viene digerita dopo essersi staccata dalla
cellula, ma talvolta forma degli insiemi insolubili detti fibrille, che poi
si uniscono insieme creando le placche.

IPOTESI:
Il problema su descritto sarebbe causato da un'enzima prodotto da un ceppo
batterico presente nella flora intestinale che altera la proteina normale
rendendola tossica, e di conseguenza anche il morbo di alzheimer può essere
curato dalla terapia sopra riportata, studiata per le malattie da prioni
(nel caso dell'alzheimer può trattarsi di un'altro ceppo, normalmente
presente nella flora intestinale).


************************************************** ***********

NUOVA TERAPIA PER INFEZIONI BATTERICHE O VIRALI, E PER LA LEUCEMIA

NOTA: Nonostante le cellule già infettate dai virus non vengono rimosse
questo apparecchio porterebbe i valori della viremia quasi a zero; E' ovvio
che rimuovendo i virus liberi nel sangue, il numero di cellule che ogni
determinato periodo di tempo vengono distrutte dai virus diminuirebbe.

RIASSUNTO:
L'apparecchio filtravirus, simile all'emodializzatore, permette, con due
filtri tubolari oppure due centrifughe, di rimuovere dal sangue solo il tipo
di cellule o virus desiderati. Può essere impiegato per malati di Aids:
Riducendo la viremia il numero di linfociti aumenterebbe; Per qualsiasi
infezione virale: Riducendo la viremia il numero di cellule distrutte
diminuirebbe dando il tempo all'organismo di sviluppare anticorpi; Per
setticemie causate da batteri resistenti agli antibiotici; Per la leucemia:
Riducendo periodicamente il numero di leucociti. Funzionamento
dell'apparecchio: La prima centrifuga separa tutti i corpi più densi, la
seconda, tutti i corpi meno densi di quelli che si vuole rimuovere, lo
stesso discorso è fatto con i filtri: Il primo filtro separa tutti i corpi
più grandi, il secondo filtro, tutti i corpi più piccoli dei virus.

NOTA: L'apparecchio può essere regolato per rimuovere dal sangue o solo i
virus, o solo i batteri, o solo i globuli bianchi.

NOTA: Questa terapia può essere eseguita contemporaneamente alle altre. Non
è necessario l'intervento di anastomosi che viene eseguito per la dialisi
renale, se necessario si può aumentare la portata di sangue che fluisce
nell'apparecchio usando più aghi contemporaneamente per prelevare e
reimmettere il sangue nell'apparato circolatorio.

IMPORTANTE:
Anche quando l'apparecchio verrà utilizzato per pazienti infetti da virus
che non si diffondono per via aerea, è importante evitare, durante il
procedimento di pulizia dell'apparecchio, di respirare le particelle virali
che inevitabilmente si diffonderanno nell'aria, quando verrà aperta la
valvola posta all'estremità del secondo filtro o della seconda centrifuga.
Consiglierei di costruire l'apparecchio con sterilizzatore incorporato.

NOTA: Per poter separare dal sangue il plasma privo della parte corpuscolata
e per poter separare successivamente i microrganismi dal plasma si possono
usare due filtri tubolari oppure due centrifughe. un apparecchio che
utilizza i filtri e molto semplice da costruire ed economico ma lento,
mentre un apparecchio che utilizza le centrifughe è molto più veloce ma
rende più difficile e costosa la sua costruzione; Inoltre regolando
opportunamente la velocità di rotazione delle due centrifughe e possibile
raccogliere nella seconda centrifuga solo il tipo di cellule desiderate
separandole dal sangue del paziente; Tale regolazione può venire effettuata
automaticamente premendo su appositi tasti. L'apparecchio può quindi essere
regolato per rimuovere dal sangue solo i globuli bianchi, riducendo così
temporaneamente il loro numero e consentendo di salvare la vita dei pazienti
affetti da leucemia.


APPARECCHIO CON I FILTRI:

Il sangue, prelevato da una vena, è portato attraverso un catetere nel primo
tubo-filtrante, per mezzo di una pompa, per poi essere reimmesso
nell'apparato circolatorio del paziente.

Il primo tubo-filtrante consiste in un lungo sottile tubo le cui pareti sono
costituite da materiale poroso che non lascia passare la componente
cellulare (globuli rossi, bianchi, piastrine) ma lascia passare il plasma
che viene raccolto nella cavità tubolare del rivestimento esterno del primo
tubo-filtrante e, aspirato per mezzo di una debole pompa (che accelera
debolmente la velocità del passaggio) in un secondo tubo-filtrante; Per
evitare di danneggiare gli elementi corpuscolari del sangue il primo
tubo-filtrante deve essere molto lungo e quindi ripiegato su se stesso.

Il secondo tubo-filtrante è costituito da un tubo molto più lungo e sottile
del primo per aumentare la sua superficie filtrante ed accelerare il
passaggio. Questo secondo tubo-filtrante è ad una sua estremità collegato
alla cavità tubolare del rivestimento esterno del primo tubo-filtrante,
mentre l'altra sua estremità è collegata ad una valvola che rimane chiusa
durante il funzionamento e servirà poi a ripulire il filtro. In questo modo
con la valvola chiusa tutto il plasma passerebbe attraverso il filtro mentre
le particelle virali vi rimarrebbero intrappolate. Tutto il plasma viene
raccolto nella cavità tubolare del rivestimento esterno del secondo
tubo-filtrante e riunito alla componente cellulare uscente dal primo tubo
(tale componente non viene privata del plasma) per poi essere reimmesso
nell'apparato circolatorio del paziente.

Più precisamente il plasma purificato dal virus attraversa un tubo che si
ramifica e inserisce tutte le sue ramificazioni ad intervalli regolari nel
primo tubo-filtrante; In tal modo è possibile aumentare la percentuale di
plasma raccolta dal primo tubo-filtrante senza ridurre per far ciò la
percentuale di plasma del sangue che passa per il primo tubo.

L'ideale sarebbe creare una corrente di plasma che si sposta dal centro del
primo tubo-filtrante alle sue pareti in modo che il plasma già filtrato
(quindi privo di virus) spinga quello ancora da filtrare verso le pareti del
tubo-filtrante, in questo modo vengono spinti verso le pareti non solo i
virus ma anche la componente cellulare, ma questo problema è facilmente
risolvibile modificando opportunamente la forma del primo tubo-filtrante; Se
funziona si riuscirebbe a filtrare il 100% del plasma in un solo passaggio;
Si può provare in questo modo: Il primo tubo-filtrante è formato da tre
strati: Un tubo di materiale poroso in cui viene immesso il plasma già
filtrato (senza virus) avente la funzione non di filtrare ma di diffondere
uniformemente il plasma per tutta la sua lunghezza, circondato da un'altro
filtro che si lascia attraversare dal plasma ma non dalla parte corpuscolata
del sangue, circondato a sua volta dal rivestimento del tubo dove si
raccoglie il plasma separato dalla sua parte corpuscolata ma contenente i
virus.

Il secondo tubo-filtrante, realizzato con membrane colloidali o altro, deve
trattenere solo i virus (che sono in media 1/1000 più piccoli di un
batterio) ma lasciar passare tutte le altre molecole (perfino il più piccolo
virus è più grande della maggior parte delle molecole); Tutti i corpi più
grandi dei virus sono invece trattenuti dal primo tubo-filtrante.

L'apparecchio che contiene il tutto, va riscaldato alla temperatura
corporea. I filtri (sostituibili) possono essere ripuliti aprendo la già
citata valvola posta all'estremità del secondo filtro e facendo circolare
acqua nell'apparecchio.

Il vero problema è che più i pori del filtro sono piccoli e più tempo
occorre al fluido per attraversarli, quindi occorre escogitare ogni trucco
per aumentare il più possibile la velocità del filtraggio del plasma: Una
pompa potrebbe aumentare debolmente la pressione del plasma sul filtro,
contemporaneamente un'altra pompa potrebbe aspirare il plasma filtrato. Il
secondo tubo-filtrante può essere chiuso alle sue estremità assumendo forma
di ciambella o toro (ripiegato su se stesso), in questo modo un'ulteriore
pompa può imprimere al liquido da filtrare un continuo e rapido movimento
all'interno della ciambella. Si può ridurre il più possibile lo spessore del
filtro per virus, e rivestirlo con un'altro filtro avente pori più grandi ma
più robusto, per mezzo del quale il filtro per virus potrebbe reggere
pressioni maggiori senza rompersi. Si può aumentare di qualche grado la
temperatura del plasma durante la filtrazione per poi riportarla a quella
originaria se questo non causa danni alle proteine e agli anticorpi in esso
contenuti.


APPARECCHIO CON LE CENTRIFUGHE:

Il sangue, prelevato da una vena, è portato attraverso un catetere nella
prima centrifuga, per mezzo di una pompa, per poi essere reimmesso
nell'apparato circolatorio del paziente.

La velocità di rotazione della prima centrifuga è sufficiente per spostare
verso le sue pareti tutti i corpi aventi densità maggiore dei corpi che si
vuole rimuovere, ma non è sufficiente per spostare anche i corpi che si
vuole rimuovere oltre che tutti gli altri corpi meno densi di questi, i
quali rimangono pressochè diffusi uniformemente nella zona centrale della
prima centrifuga. Nella prima centrifuga vi è un tubo che aspira il liquido
dalla sua zona centrale e lo conduce in una seconda centrifuga.

Questa seconda centrifuga è ad una sua estremità collegata al tubo che
aspira il liquido dalla zona centrale della prima centrifuga, mentre l'altra
sua estremità è collegata ad una valvola che rimane chiusa durante il
funzionamento e servirà poi a svuotare la centrifuga.

Il liquido che giunge nella seconda centrifuga è privo dei corpi più densi
di quelli che si vuole rimuovere. Questa seconda centrifuga ruotando più
velocemente della prima centrifuga, permette di spostare verso le sue pareti
i corpi più densi presenti nel liquido, proprio quelli che si vuole
rimuovere, ma la velocità non è sufficiente per spostare anche tutti gli
altri corpi meno densi, i quali rimarranno pressochè diffusi uniformemente
nella zona centrale della seconda centrifuga. In questa seconda centrifuga
vi è un tubo che aspira il liquido dalla sua zona centrale e lo conduce
nella prima centrifuga, nella quale si riunirà al liquido in essa presente
per poi essere reintrodotto nell'apparato circolatorio del paziente.

La prima centrifuga, se di forma cilindrica con estremità coniche, dovrebbe
formare una zona di plasma privo della parte corpuscolata, non solo al
centro del cilindro ma anche distanziata da i due tubi che posti alle due
estremità coniche del cilindro, permettono di immettere e raccogliere il
sangue; Dall'interno di tali tubi, vengono fatti giungere nella zona
centrale della centrifuga gli altri due tubi che aspirano e reimmettono il
plasma nella zona centrale di questa. La centrifuga cilindrica con estremità
coniche ruota poggiando su i due tubi che gli fanno da perno ma che non
ruotano. La centrifuga ruota e poggia sui due tubi per mezzo di un
cuscinetto a strisciamento che garantisce il movimento rotatorio e impedisce
al liquido di fuoriuscire dalla centrifuga. Il tubo è in acciaio mentre il
cuscinetto a manicotto è in lega antifrizione, tra i due non vi è un liquido
lubrificante o si può usare un liquido lubrificante non tossico; Siccome
l'attrito tra le due superfici genera calore occorre un potente sistema di
raffreddamento, magari con un fluido refrigerante, ma che raffreddi solo la
piccola zona della parete esterna della centrifuga sotto la quale si trova
montato l'anello in lega antifrizione. Per evitare che la parte corpuscolata
del sangue si intrufoli tra l'anello in lega antifrizione (che ruota) e il
tubo d'acciaio (fermo) e quindi si degradi si può adottare questa soluzione:
Un tubo che si allaccia ad uno dei tubi che trasporta il plasma privo della
parte corpuscolata, convoglia e fa fuoriuscire il plasma in prossimità del
cuscinetto in modo da creare una corrente di plasma che parte da molto
vicino al cuscinetto e si disperde nella centrifuga, in tal modo la parte
corpuscolata viene sempre respinta dal cuscinetto e non si degrada.
L'apparecchio che contiene il tutto, va riscaldato alla temperatura corporea
e può essere ripulito facendo circolare acqua nell'apparecchio. Può dover
essere necessario aumentare la velocità del sangue che passa attraverso la
prima centrifuga, ed ovviamente non si può aumentare la velocità con la
quale il sangue viene prelevato e reimmesso nell'apparato circolatorio del
paziente; per ovviare a questo inconveniente si può adottare questa
soluzione: I due tubi di gomma che prelevano e reimmettono il sangue
nell'apparato circolatorio del paziente vengono collegati ad un'altro tubo
che è chiuso alle sue estremità assumendo la forma di toro o ciambella, in
questo modo una pompa può far muovere il sangue dentro questa ciambella ad
una velocità molto superiore a quella con la quale il sangue viene prelevato
e reimmesso nell'apparato circolatorio del paziente. E la prima centrifuga è
collegata a questo tubo toroidale.


ESEMPIO DI RIMOZIONE GLOBULI BIANCHI:
La velocità della prima centrifuga può essere regolata per spostare verso le
sue pareti tutti i corpi più densi dei globuli bianchi creando così al suo
interno una zona centrale in cui siano presenti solo i globuli bianchi e
corpi meno densi di questi. Da questa zona centrale il materiale viene
condotto in una seconda centrifuga regolata ad una velocità tale da spostare
verso le sue pareti solo i globuli bianchi creando così al suo interno una
zona centrale priva di globuli bianchi e in cui siano presenti tutti gli
altri corpi meno densi. Questo dimostra che regolando opportunamente la
velocità di rotazione delle due centrifughe e possibile raccogliere nella
seconda centrifuga solo il tipo di cellule desiderate separandole dal sangue
del paziente. La regolazione delle velocità delle centrifughe e quindi il
tipo di cellule o virus da rimuovere può essere eseguita automaticamente
premendo su appositi tasti.



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