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#1
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| Io pensavo questo: una specie resta immutata per milioni di anni, oppure muta gradualmente, lentamente, avanti e indietro a caso, all'inseguimento di lenti mutamenti ambientali. Poi, tutt'ad un tratto, diventa qualcos'altro, e magari da origine ad una cascata di speciazioni. Perchè? (Sto parlando di equilibri punteggiati, sostanzialmente...) Un tipo di spiegazione è che abbia superato un vincolo ambientale, e che quindi si trovi davanti una gran serie di potenziali nicchie ecologiche. Va bene, questa può essere una descrizione della cosa, ma non spiega perchè la specie sia _cambiata_ di colpo drasticamente. Vediamo un po' com'è la situazione. Ogni singolo parametro fenotipico di una specie sta all'interno di una gaussiana, e il suo valore ottimale è la mediana, nel caso di pressione selettiva stabilizzante, o un po' spostato, nel caso di selezione direzionale (ci sono anche casi intermedi, ma è per semplificare). Valore ottimale in senso di fitness inclusiva, ok, ma ottimale in che contesto? Nel contesto di tutti gli altri valori. Per dire, la lunghezza degli arti può essere stata selezionata in funzione della velocita di fuga dai predatori, ma la lunghezza ottimale dipende da tutti gli altri valori fenotipici. Il rapporto volume-superficie può influenzarla, ad esempio, perchè arti troppo lunghi in un clima freddo provocano eccessiva dispersione di calore. Questo può essere ovviato da una migliore isolazione corporea, ma la migliore isolazione potrebbe essere sfavorevole durante la corsa prolungata, perchè provoca un surplus di calore. Questo può essere ovviato con strategie comportamentali che favoriscano lo scatto breve come reazione di fuga, ma magari queste strategie richiederebbero un mimetismo criptico. Questo potrebbe essere ottenuto con una variazione del colore del pelo, la quale però interferirebbe magari con l'isolazione corporea. E così via. Cioè, ogni parametro fenotipico è ottimale solo in rapporto ad ogni altro. Detto questo, posso tranquillamente immaginare come dei lenti cambiamenti ambientali spostino gradualmente i valori ottimali (sempre all'interno della variabilità allelica della specie), in quanto, tutto sommato, ogni valore all'interno della gussiana rimane, più o meno, compatibile con tutti gli altri. Voglio dire, è una variabilità che _esiste_, e quindi non è stata selezionata negativamente. (Io sono ancora convinto che sia la competizione intraspecifica a fare la differenza, nel caso di adattamenti minimi, ma questo ora non ha importanza.) Ma una mutazione, come si pone nel contesto? Una mutazione significativa, intendo. Quasi certamente sarà dannosa di per sè, e, anche se non lo fosse, sarebbe probabilmente incompatibile con gli altri caratteri fenotipici, se non addirittura con i caratteri genotipici direttamente. Ma supponiamo che sia, per un caso fortuito, appena appena compatibile con tutto il resto, e utile, o non dannosa. Ecco che nei portatori di questa mutazione l'ottimalità di tutti gli altri parametri fenotipici si sposta decisamente dalla mediana, per via che ogni parametro condiziona tutti gli altri, e quindi cambiandone uno tutti gli altri ne risentono. E' come una rete elastica. Se si mantengono uguali i nodi, la si può deformare, ma la sua geometria non cambia, però se si introducono nuovi nodi tutta la rete cambia. Perciò, nei portatori della mutazione la pressione selettiva per gli altri parametri sarà diversa da quella che agisce sulla popolazione originaria. E quindi i mutanti si differenzieranno velocemente dal resto della popolazione, presumibilmente anche a livello riproduttivo. Questo per un meccanismo simile a quello della speciazione parapatrica; le caratteristiche che sono ottimali per la popolazione mutante non lo sono per quella normale, e quindi sarà favorito a livello di fitness quell'individuo che riconoscera' gli appartenenti alla sua popolazione, e li preferira' come partner. Cioe' il riconoscimento sessuale come _conseguenza_ dell'imminente speciazione, invece che come causa Poniamo di avere un tot di parametri fenotipici con valore da uno a dieci, e che, nella popolazione normale, il valore ottimale (per la fitness) si aggiri attorno al cinque per tutti. La media della gaussiana, niente di improbabile. Ora abbiamo una mutazione che sposta uno dei parametri a, mettiamo, cinquanta, scavalcando una valle evolutiva. Poniamo che i mutanti si trovino ad essere egualmente, o più, efficienti dei normali anche coi parametri attorno al cinque, ma che per loro i valori ottimali siano verso il dieci. All'interno della popolazione ci sarà comunque una certa variabilità nella scelta del partner, variabilità dimostrata dalla persistenza della variabilità anche nei caratteri fenotipici, giusto? Dimodochè avremo una gran parte della popolazione che predilige il valore di cinque, ma alcuni preferiranno il sei, o il quattro. Ora, chi è normale e preferisce il cinque, sarà avvantaggiato su chi è normale e preferisce il quattro, o il sei, almeno mediamente (salvo tempi interessanti). Quindi la preferenza (genetica) per il cinque sarà frequentemente associata al gene normale. Chi invece è mutante sarà avvantaggiato, a livello di fitness, se predilige il sei, o il sette. Quindi, nella popolazione mutante, l'associazione carattere mutato e preferenza per il sei si diffonderanno più velocemente dell'associazione carattere mutato e preferenza per il cinque, o il quattro. Portiamo avanti questo per un po' di generazioni, ed avremo due popolazioni simpatriche, potenzialmente interfertili, ma con preferenze sessuali diverse, e che quindi non hanno fra loro flusso genico, per via che l'una preferisce il cinque, e l'altra il dieci. E, anche se lo scambio genico ci fosse, i discendenti ibridi sarebbero statisticamente meno efficienti dei discendenti puri. Rinforzo. E' solo il meccanismo con cui Fisher spiega il dimorfismo sessuale, in fondo... In pratica, ogni mutazione deve fare i conti con la sua compatibilità con tutti gli altri geni dell'individuo, oltre che con l'ambiente. Nell'improbabile caso che sia compatibile, e rilevante, sposterà l'ottimalità di tutti gli altri parametri, e fungerà da pressione selettiva direzionale, anche in ambiente stabile. Nel più probabile caso che sia incompatibile, verrà selezionata negativamente. Nel caso intermedio, e cioè che sia compatibile, ma di poco rilievo, la popolazione fluttuerà entro i parametri della gaussiana, più o meno a caso, magari anche per decine di milioni di anni. Il meccanismo per cui una specie si trasforma quasi impercettibilmente in un'altra, oppure dà improvvisamente origine a qualcosa di diverso. E questo qualcosa di diverso, con tutti i suoi parametri fenotipici variati, potrebbe tranquillamente essere in grado di sfruttare determinate risorse molto meglio della specie madre, oppure di sfruttarne di nuove, e quindi di dare origine ad ulteriori speciazioni. Alla fin fine, sarebbe un mostro, ma tutt'altro che speranzoso, bensì collaudato, e in grado forse di invadere habitat, o di innescare cascate di estinzioni. Danilo -------------------------------- Inviato via [Only registered users see links. ] |
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| Il 14 Gen 2004, 11:56, [Only registered users see links. ] (danilo) ha scritto: ...a volte, ma solo se non fossimo sposati e non sapessi che pasta d'uomo sei in realtà, ma se ti dovessi leggere solo sui ng dico, e mica tutte le volte solo raramente, mi verrebbe da pensare che non devi essere uno di buon carattere -------------------------------- Inviato via [Only registered users see links. ] |
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#5
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| Il 14 Gen 2004, 15:35, [Only registered users see links. ] (ErbaVoglio) ha scritto: sei volte Ma sono solo io quello che trova danilo una persona normale, anzi piuttosto brillante? Oddio, sarò uno di pessimo carattere anch'io? MarkIII -------------------------------- Inviato via [Only registered users see links. ] |
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#6
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#7
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| Cercavo di immaginarmi una simulazione della cosa... Prendiamo cento "individui", ognuno dei quali composto di cento "geni". Nella prima generazione ogni gene ha un valore di cento, e cinquanta geni sono caratterizzati da direzione più, cinquanta da direzione meno. Il valore ottimale per la fitness dell'individuo è diecimila. Ogni individuo della prima generazione produrrà dieci "figli", ognuno dei quali presenterà una variazione random, in più o in meno, dell'uno per cento nel valore di ciascun "gene", salvo per un gene a caso in un individuo per generazione, che varierà del dieci per cento. Quindi avremo una seconda generazione composta da mille "individui", ragionevolmente diversi l'uno dall'altro. Di questi solo il dieci per cento si riprodurrà, e precisamente quel dieci per cento che, nella somma dei valori di tutti i geni, meno si discosta dal valore ottimale di diecimila. Solo che non tutti avranno dieci figli ciascuno. Il numero dei figli di ogni individuo verrà aumentato o diminuito, partendo dal valore di dieci, di un fattore che deriva dalla somma algebrica di tutti gli scostamenti del valore di ogni gene dal valore di cento, preceduti dal segno + se concordano con la direzione del gene, e dal segno - se discordano. Mandiamo avanti la cosa per un certo numero di generazioni, e poi verifichiamo se la variazione si raggruppa attorno ad alcuni attrattori, marcati da un particolare "gene" macromutato, oppure se si conserva una distribuzione casuale. Verifichiamo cioè se è possibile che una determinata mutazione "trascini" con sè tutto il resto del genoma. Il valore ottimale di diecimila rappresenta la necessità di una sinergia fra i geni, di una concordanza reciproca. La direzione più e la direzione meno che caratterizzano i geni rappresentano la pressione selettiva che agirebbe su quei geni in assenza dei vincoli imposti dagli altri geni. La variazione dell'uno per cento rappresenta la variabilità allelica originata dalla riproduzione. La variazione del dieci per cento rappresenta la mutazione. E' ovvio che così come l'ho messa, questa simulazione non dimostrerebbe proprio nulla, per via che i parametri sono di comodo. Però niente vieta di inserire dei parametri che siano in accordo con quello che si verifica in natura. Ciò che volevo chiedere è: primo, ci vedete errori logici? secondo, sarebbe complicato fare un programma così? Danilo -------------------------------- Inviato via [Only registered users see links. ] |
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#8
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| "danilo" <[Only registered users see links. ]> ha scritto nel messaggio news:[Only registered users see links. ] ... [cut] valore Non riesco a interpretare il concetto di "direzione del gene". Non è un segno algebrico, vero? Altrimenti il valore di riferimento dovrebbe essere zero, non diecimila... Questa simulazione non tiene conto di un elemento cruciale del modello che hai proposto nel primo post: il valore di un gene è interconnesso a quello degli altri. Bisognerebbe dare ad ogni gene un valore fittizio e una tabella con una regola che ci permetta di calcolare il contributo che quel gene da alla fitness dell'individuo in base anche al valore di altri geni nel suo genoma. Un esempio con solo 5 geni chiarisce meglio. a) Valore: 10; Contributo alla fitness (C) = Valore del gene (V) + 1/3b - 1/10c + 1/10d + e b) Valore: 8; C = V + 2a - c + 1/4d + 1/2e c) Valore: 12; C = V - 1/8a -1/2b +1/4d + 1/5e d) Valore: 11; C = V + a + 3/4b + 1/5c - e e) Valore: 9; C = V + 2/3a + 1/2b + 3/10c - 2d Tenendo presente che - Non è detto che il contributo di un gene debba essere una funzione lineare del valore arbitrario di un altro gene - Non è detto che il contributo di un gene debba dipendere per forza da qualche altro, men che meno da *tutti* gli altri. - Potrebbero essere oggetto di mutazione anche le formule (vedere cosa comporta rendere di colpo un gene dipendente da un altro, o il contrario, mi incuriosisce assai! Potrebbe essere proprio una di quelle piccole mutazioni che rendono instabile il sistema e danno origine a speciazioni...) - Si potrebbe anche introdurre la doppia copia dei geni per ogni individuo e delle regole di precedenza per stabilire di quale tenere conto, raggruppare i geni in cromosomi virtuali e simulare la riproduzione sessuata e il crossing-over... - le mutazioni significative (quelle del 10%) potrebbero essere introdotte sia a mano, che a caso dalla simulazione stessa. Fase 1: niente mutazioni. Il sistema ha uno o più attrattori? I geni si conservano tutti o alcuni scompaiono? Come cambiano le loro frequenze? Il sistema raggiunge un equilibrio? Esistono dei gruppi di geni che tendono a viaggiare sempre insieme? Fase 2: mutazioni introdotte a mano Come reagisce il sistema a piccole e grandi mutazioni? E ai cambiamenti di ambiente? Si formano nuove specie? Che probabilità ci sono che una mutazione sia vantaggiosa? La variabilità genetica aumenta o diminuisce? Fase 3: mutazioni automatiche Come si evolve il sistema? Si arricchisce o si indebolisce? Si può anche introdurre la variabile tempo (ogni individuo ha una probabilità x di morire che cresce ad ogni generazione e dipende anche dalla sua fitness) e usarla nella formula per determinare il contributo alla fitness di un gene per verificare la teoria dell'acculo di geni dannosi ad effetto ritardato... ....forse mi sono lasciato prendere la mano... ^_^ cento Si potrebbe far decidere al caso chi si riprodurrà, assegnando ad ogni individuo una *probabilità* di riprodursi, tanto più alta quanto più vicina a diecimila è la sua fitness (e quanto più vecchio è l'individuo)... ogni valore la Non ho capito bene questa regola (tutto dipende sempre dal concetto di 'direzione del gene')... vuoi premiare la variabilità genetica dando più figli a chi ha più geni lontani dal valore 100? [cut] di E' quello che ho cercato di fare, ma forse ho esagerato. Quello di usare parametri non direttamente riconducibili alla realtà genetica della vita l'hai già individuato tu: potrebbe non essere cosa trascurabile. Inoltre non tiene conto della collaborazione/ostacolo tra geni, come ti ho fatto notare all'inizio. a occhio e croce non mi sembra così complicato... dispendioso in memoria e capacità, forse, ma non complesso. ....almeno la tua versione... la mia, lo ammetto, un pochino complicata lo è... ^_^ Giò -- «Sol chi di gentil schiatta è membro degno può con fatica posseder quel premio a cui pervengon sol d'Ermete i figli che ben sanno seguire i suoi consigli.» Per risposte private leggere l'e-mail al contrario For private replay read the e-address backward |
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#9
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| Provo a riportare la parte cruciale del discorso in termini strettamente genetici. "danilo" <[Only registered users see links. ]> ha scritto nel messaggio news:212Z171Z129Z156Y1073990473X30593@usenet.liber o.it... [cut] E caratteristiche normale, riconoscera' [cut] Attenzione a non dare troppe cose per scontate: se nella popolazione non comparissero individui in grado di discriminare sessualmente i mutati (in preferenza o repulsione), il gene mutato avrebbe ugualmente modo di isolarsi dagli altri, portandosi dietro solo quelli a lui favorevoli, e dare origine a una sottopopolazione? Il problema è che ad ogni riproduzione vi è un reimpasto, e ogni gene va per la sua strada. Ragionare in termini di geni, anzichè di individui, in questo caso forse aiuta. La mutazione porterebbe, in assenza di discriminazione sessuale, alla formazione di *insiemi di geni* 'mutazione' + 'alleli mutati favorevoli alla mutazione' che viaggiano preferibilmente in gruppo? Probabilmente sì: il crossing-over porterebbe prima o poi un certo numero di alleli favorevoli nelle vicinanze della mutazione stessa, correlandoli positivamente ad essa e creando una sorta di "supergene". Gli individui portatori di questo "supergene" trasmetteranno ai loro discendenti tendenzialmente l'intero pacchetto favorevole, o il pacchetto di geni "originale", senza creare "ibridi" mutazione+/alleli- e mutazione-/alleli+, entrambi con una bassa fitness. Aumenterebbero quindi la loro efficienza riproduttiva aumentando la frequenza del "supergene" nella popolazione. Se infine comparisse il carattere 'preferenza sessuale verso i mutati', che fine farebbe? Le copie di questo carattere lontane dal supergene della mutazione sarebbero neutre, perchè porterebbero ad accoppiamenti 'normale - senza alleli' x 'mutato con alleli' con prole circa metà 'normale senza alleli' e 'mutata con alleli' (abbiamo supposto che gli alleli favorevoli sono già correlati alla mutazione). Quando anche il carattere 'preferenza sessuale verso i mutati' entrerà a far parte del "supergene" 'mutati con alleli' comincerà la vera e propria speciazione. In questo senso sì, la selezione sessuale è "causata" dall'imminente speciazione, nel senso che ha come conseguenza una speciazione solo se è presente questo "supergene" con una fitness ragionevolmente superiore agli ibridi alleli+/mutazioni- e alleli-/mutazioni+. La fitness della specie originale alleli-/mutazioni- mi sembra sia addirittura ininfluente sulla speciazione, se non per questioni di competizione per la nicchia ecologica. Giò -- «Sol chi di gentil schiatta è membro degno può con fatica posseder quel premio a cui pervengon sol d'Ermete i figli che ben sanno seguire i suoi consigli.» Per risposte private leggere l'e-mail al contrario For private replay read the e-address backward |
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#10
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| Il 18 Gen 2004, 22:02, "gp75it" <ti.dniwni@inirep_g> ha scritto: alla di Sì, in effetti non sarebbe necessaria la discriminazione sessuale, anche se accelererebbe parecchio la cosa. Io avevo in mente Fisher, e allora l'ho messa giù sulla falsariga della selezione sessuale. Pero' ci vedo una difficoltà, ma approfondisco nella risposta all'altro post. la Perdonami, ma non vedo la necessità di un linkage fisico fra il gene per la preferenza e il supergene. Dopotutto, chi ha il gene per la preferenza si accoppierà con chi ha il supergene, e viceversa, dimodochè i due geni compariranno con maggiore frequenza di quella casuale entrambi nello stesso individuo. Sbaglio? Esatto, questo è un punto importante. Sono sempre stato infastidito dai "deus ex machina" in biologia, e la speciazione allopatrica mi è sempre sembrata un jolly che spiega tutto. Voglio dire, abbiamo dei fossili di una specie rimasta immutata per milioni di anni, e tutt'a un tratto le si affiancano fossili di una specie da essa derivata, senza forme intermedie. La spiegazione standard è una speciazione allopatrica, che non ha lasciato fossili (o i cui fossili non abbiamo ancora trovato) e la riconquista dell'habitat originario. Sì, può certo essere, ma dove sono le prove? Vediamo se invece non ci sono spiegazioni alternative. Ciao Danilo -------------------------------- Inviato via [Only registered users see links. ] |
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